Pubblicato: martedì 13 aprile 2021
Photo: Ansa
I laureati in giurisprudenza hanno dominato i governi italiani. Ma qualcosa sta cambiando

Come si misura la competenza in politica? Rispondere a questa domanda non è per nulla semplice. Il titolo di studio, e persino l’esperienza professionale, spesso non sono sufficienti a rendere un politico capace. D’altronde alcuni tra i più importanti politici della Repubblica italiana, come Pietro Nenni o Bettino Craxi, non erano neppure laureati.

Eppure ultimamente da più parti si è sollevata la richiesta di un “governo di competenti”, ossia un governo composto da ministri esperti nel proprio settore. Questo è anche l’appellativo con cui è stato accolto da diversi commentatori politici il governo tecnico di Mario Draghi, che ha tuttavia un numero di laureati inferiore a quello del precedente governo Conte II.

Analizzando i titoli di studio dei presidenti del Consiglio e dei ministri della Repubblica, dal 1946 ad oggi, proviamo dunque a vedere com’è cambiata la classe dirigente italiana negli ultimi settant’anni e se i titoli di studio costituiscono una condizione di vantaggio, o meno, per accedere a un ruoli di potere.

I dati sui presidenti del Consiglio e i governi

Più di metà dei presidenti del Consiglio ha una laurea in giurisprudenza

Tra i 30 presidenti del Consiglio che hanno ricoperto questo incarico per almeno un mandato dal 1946 a oggi, i laureati in materie giuridiche costituiscono la maggioranza. Sono infatti 16 i capi del governo in possesso di una laurea in giurisprudenza. Tra questi vi sono il sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, Aldo Moro, che di diritto era anche professore all’Università di Bari, e in epoca più recente Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Giuseppe Conte.

Solo due governi non hanno avuto una maggioranza di giuristi

Considerando anche i ministri, solo in quattro occasioni i laureati in giurisprudenza non hanno costituito la maggioranza dei membri di un esecutivo. Nei governi Prodi II, Monti, Letta e Draghi la maggioranza dei membri di governo era composta da laureati in discipline umanistiche (Prodi II), in scienze sociali (Letta) ed economia (Monti e Draghi). Includendo nel conteggio i sottosegretari, la lista si riduce a due governi senza maggioranza di laureati in giurisprudenza: Gentiloni e Conte I.

Un aneddoto su Umberto Bossi

Per molti decenni, la classe dirigente italiana è stata prevalentemente costituita da giuristi, e la laurea in legge ha rappresentato un mezzo fondamentale per conoscere le delicate procedure parlamentari.

A testimonianza di quanto fosse ritenuto fondamentale possedere questo titolo, nel libro Invano il cronista parlamentare Filippo Ceccarelli riporta che fuori dall’ufficio di Umberto Bossi – che non era laureato – alla Camera nel 1992 comparve un cartello riportante il seguente avviso: «Tutti i deputati che non sono in possesso della laurea in Giurisprudenza sono pregati di iscriversi al corso di laurea a partire dal prossimo anno».

I laureati in economia sono al secondo posto

Ai laureati in giurisprudenza seguono quelli in materie economiche. Sono sette i presidente del Consiglio che si sono laureati in questo ambito: dopo i democristiani Giuseppe Pella, Amintore Fanfani e Giovanni Goria, è stato il turno di tre tecnici (Lamberto Dini, Mario Monti e Mario Draghi) e di un economista prestato alla politica, Romano Prodi.

Questa non è una coincidenza, visto che alcuni di loro sono diventati presidenti del Consiglio anche per le loro competenze in materia economica e dopo aver ricoperto incarichi di prestigio in varie istituzioni nazionali e internazionali.

I laureati in lettere sono sul podio

Seguono infine tre laureati in lettere (Alcide De Gasperi, Mariano Rumor e Carlo Azeglio Ciampi, quest’ultimo con un profilo da economista acquisito negli anni alla Banca d’Italia), due scienziati politici (Enrico Letta e Paolo Gentiloni) e infine due non laureati, Bettino Craxi e Massimo D’Alema.

Craxi e D’Alema intrapresero gli studi universitari (giurisprudenza e scienze politiche per Craxi, filosofia per D’Alema) ma senza portarli a termine.

Il vuoto della scienza a Palazzo Chigi

Nessuno dei primi ministri ha invece mai conseguito una laurea in discipline tecnico-scientifiche, come biologia, fisica, ingegneria o medicina (al contrario di ciò che avviene in altri Paesi).

Questi tuttavia costituiscono il secondo gruppo per numero di ministri – e il terzo includendo anche i sottosegretari – che hanno servito in uno dei governi della Repubblica.

Possiamo insomma affermare che sebbene le classi dirigenti italiane non annoverino molti laureati in queste discipline tra le massime cariche, le loro competenze tecniche sono spesso state richieste a livello ministeriale.

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Grafico 1: I presidenti del Consiglio e i titoli di studio – Fonte: I governi italiani ai raggi X

I dati sui titoli di studio dei ministeri

Per verificare se esiste un criterio di competenza nella scelta dei ministri e dei sottosegretari, abbiamo analizzato i titoli di studio dei membri di governo in alcuni tra i principali dicasteri.

I laureati in giurisprudenza dominano al Ministero della Giustizia

Non è certo un dato sorprendente che al dicastero di Via Arenula la laurea in giurisprudenza sia il titolo di studio più diffuso. Ben 96 tra ministri e sottosegretari alla Giustizia (l’84 per cento del totale) sono infatti laureati in giurisprudenza. Tra questi vi sono soprattutto avvocati (oltre il 40 per cento) e, in misura minore, docenti universitari e magistrati.

Ma ci sono due eccezioni

È curioso tuttavia notare che due tra i più longevi ministri della Giustizia della Repubblica non fossero giuristi. Non lo erano infatti né il leghista Roberto Castelli, laureato in ingegneria meccanica, né Andrea Orlando, non laureato, entrambi in carica per oltre quattro anni. Mentre per il democristiano Guido Gonella la laurea in giurisprudenza fu la seconda dopo quella in filosofia.

Anche i ministeri economici sono stati per lo più in mano a giuristi

Tra i dicasteri economici sono compresi l’attuale ministero dell’Economia e delle Finanze, i suoi predecessori (Tesoro, Bilancio e Finanze) e alcune deleghe al coordinamento delle politiche economiche e agli investimenti.

I laureati in giurisprudenza costituiscono la maggioranza anche in questi dicasteri, con 141 ministri e sottosegretari su 302, pari a circa il 45 per cento. Durante la seconda Repubblica, tuttavia, la percentuale di laureati in economia è cresciuta fino al 40 per cento, la maggioranza del totale dal 1994 a oggi.

Tra i ministri economici, gli unici non laureati in economia nella seconda Repubblica sono stati Giulio Tremonti e Augusto Fantozzi, giuristi ed esperti di diritto tributario, Carlo Azeglio Ciampi e Roberto Gualtieri, laureati in lettere ma con lunghe esperienze istituzionali in campo economico, e infine Ottaviano Del Turco, non laureato ma con alle spalle una lunga esperienza nel sindacato.

Ambiente e agricoltura, dove spopolano i laureati tecnico-scientifici

I ministeri all’Ambiente e alle Politiche Agricole sono quelli con la maggiore presenza di laureati in materie tecnico-scientifiche. I ministri e sottosegretari laureati in scienze naturali e in materie come ingegneria, medicina e agraria costituiscono la maggioranza all’Ambiente (11 su 46, pari al 24 per cento) e il secondo gruppo più numeroso alle Politiche Agricole (23 su 108, il 21 per cento, dopo giurisprudenza).

Gli ultimi due ministri dell’Ambiente, il fisico Roberto Cingolani e il generale laureato in agraria Sergio Costa, sono stati nominati alla guida del ministero anche per le loro competenze in materia scientifica. Prima di loro lo stesso fu per i primi ministri dell’Ambiente, il liberale Francesco De Lorenzo, docente di biochimica, e il tecnico Mario Pavan, il cui dicastero fu ribattezzato “dell’entomologo” per la sua competenza in materia di insetti.

Quanti sono stati i medici a capo di un ministero

È stata spesso richiamata sulla stampa la necessità di nominare un medico al ministero della Salute. Questa pratica è stata in effetti molto diffusa nella prima Repubblica – oltre il 20 per cento dei ministri e dei sottosegretari possedevano una laurea in Medicina – ed è diventata comune nella seconda, dove i laureati in questa disciplina sono il 44 per cento, la categoria più numerosa.

Nella storia repubblicana, i ministri specialisti in materia sanitaria sono tuttavia un numero limitato. Durante la prima Repubblica gli unici due casi furono quelli di Vincenzo Monaldi, professore di medicina a Napoli e primo titolare del ministero, e del già citato Francesco De Lorenzo, successivamente coinvolto nello scandalo di Tangentopoli per vicende legate alla sanità.

In anni più recenti, diversi medici hanno ricoperto l’incarico di ministro alla Salute. Tra questi vi sono Elio Guzzanti, Umberto Veronesi, Girolamo Sirchia, Ferruccio Fazio e Giulia Grillo, mentre il giurista Renato Balduzzi, ministro nel governo Monti, è stato nominato anche per la sua competenza in diritto sanitario.

In conclusione

Insomma, il titolo di studio non è l’unico indicatore con cui valutare la competenza dei membri di governo. L’esperienza professionale, istituzionale o nei partiti ha costituito spesso titolo preferenziale per la scelta dei ministri e dei sottosegretari.

Ma la formazione prevalentemente giuridica delle classi dirigenti italiane sta lentamente cambiando, come auspicato recentemente anche dall’attuale ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani con riferimento alla pubblica amministrazione.

Ai laureati in giurisprudenza, tutt’oggi maggioranza tra i membri di governo, si sono aggiunti in misura sempre maggiore anche i laureati in altre discipline, come quelle tecnico-scientifiche o le scienze sociali, mentre in alcuni ministeri, come Economia, Ambiente, Politiche agricole e Salute, la quota di “competenti” è cresciuta a partire dalla Seconda Repubblica.


Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti per fotografare, dati alla mano, l’evoluzione dei governi italiani dal 1946 ad oggi. Le statistiche utilizzate provengono dal progetto “I governi italiani ai raggi X”, sviluppato da Il Sole 24 Ore e Pagella Politica, sulle elaborazioni di Andrea Carboni, ricercatore alla University of Sussex.

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