Pubblicato: lunedì 29 marzo 2021
Photo: Ansa
Dagli anziani alle dosi usate: le regioni migliori e peggiori nei vaccini numeri alla mano

I dati principali:

• In Italia si è arrivati a somministrare oltre 200 mila vaccini al giorno. Alcune regioni stanno rallentando, come Basilicata e Puglia, altre accelerando, come Veneto e Lazio.

• Tra gli anziani ci sono ampie differenze tra le regioni. Chi sta andando meglio di tutti nella vaccinazione degli over 80 sono le province autonome di Bolzano e Trento e il Molise. Tra le regioni più indietro ci sono Toscana, Sicilia e Sardegna.

• Nell’utilizzo delle dosi, le percentuali cambiano a seconda del fornitore. Per esempio Liguria, Toscana e Marche sono tra le regioni più indietro nell’uso del vaccino Pfizer, nonostante sia il più inoculato nel Paese.

• La regione che ha vaccinato più popolazione con almeno una dose è il Molise, seguito dalla provincia autonoma di Bolzano e dal Lazio.

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A tre mesi dall’inizio della campagna vaccinale l’Italia ha vaccinato con due dosi quasi 3 milioni di persone (circa il 5 per cento della popolazione) e somministrato quasi 9,5 milioni di dosi.

Quali regioni stanno vaccinando più di tutti? Quali hanno messo più in sicurezza gli anziani? E quali stanno utilizzando maggiormente le dosi ricevute fino ad oggi? Tra tagli delle forniture e cambi al vertice, vediamo quali sono i numeri più significativi per rispondere a queste domande.

Siamo a oltre 200 mila vaccini al giorno

Negli ultimi due mesi le vaccinazioni hanno più o meno costantemente accelerato, soprattutto per via dell’arrivo del vaccino AstraZeneca. Le somministrazioni giornaliere sono passate da meno di 100 mila a febbraio a oltre 200 mila negli ultimi giorni. Anche la media mobile a sette giorni, usata per tenere conto dell’andamento al netto delle oscillazioni giornaliere, è ora oltre 200 mila inoculazioni ogni 24 ore.

La maggiore disponibilità di dosi e il fatto che la seconda dose di AstraZeneca venga somministrata tre mesi dopo la prima fa sì che somministriamo principalmente prime dosi, anche se le seconde hanno registrato un aumento negli ultimi giorni. I vaccinati tra fine febbraio e inizio marzo con i vaccini Pfizer e Moderna devono infatti adesso fare il richiamo.

Quello di Pfizer rimane il vaccino più utilizzato, ma progressivamente anche AstraZeneca sta assumendo un ruolo di primo piano, dopo la sospensione tra il 15 e il 18 marzo.

A livello regionale si osserva tendenzialmente un aumento delle vaccinazioni. Ma con alcune eccezioni. La Basilicata e la Puglia hanno per esempio avuto un rallentamento negli ultimi giorni. Hanno invece accelerato molto il Veneto, la Sardegna, il Molise, la Liguria e il Lazio. Hanno andamenti molto irregolari l’Abruzzo, la provincia autonoma di Bolzano, la Calabria, il Molise (nonostante il miglioramento), la Toscana, Trento, l’Umbria e la Valle d’Aosta.

Negli anziani c’è ancora troppa differenza tra le regioni

La campagna di vaccinazione è iniziata dal personale sanitario, che nell’85 per cento dei casi ha ricevuto almeno la prima dose, e dalle residenze sanitarie assistenziali, dove è stato vaccinato con la prima dose l’87 per cento circa degli ospiti.

Le regioni si stanno in questo momento concentrando sulla popolazione con più di 80 anni, che conta circa 4,4 milioni di persone, secondo i dati Istat più aggiornati. In base ai dati comunicati dal governo, risulterebbero esserci 220 mila over 80 in più, ma non è chiaro quale sia il motivo di questa discrepanza.

Al 29 marzo quasi il 53 per cento degli over 80 in Italia ha ricevuto almeno la prima dose, e metà di questi anche la seconda. Vaccinare chi ha più di 80 anni, come abbiamo spiegato più volte, è la migliore strategia per ridurre i decessi in quanto oltre sei morti su dieci per Covid-19 in Italia sono concentrati in questa fascia di età.

Tra gli over 90, circa 790 mila in Italia, i vaccinati con almeno una dose sono quasi il 58 per cento, mentre quasi il 52 per cento sono quelli tra chi ha 80-89 anni (circa 3,6 milioni di persone in totale). La fascia meno vaccinata in assoluto è quella tra i 16 e i 19 anni (lo 0,3 per cento) e poi quella tra i 20 e 29 anni (6,6 per cento). Nella fascia tra 70 e 79 anni i vaccinati sono ancora pochi, ma negli ultimi giorni diverse regioni hanno iniziato a somministrare a questa parte della popolazione le dosi di AstraZeneca.

Tra gli over 80 ci sono ampie differenze tra le regioni. Alcune sono parecchio più indietro di altre, nonostante le dosi di Pfizer e Moderna siano distribuite proprio in base al numero della popolazione anziana.

La regione che è andata più veloce è la provincia autonoma di Bolzano, dove il 71,5 per cento degli over 80 ha ricevuto almeno una dose. Al secondo posto c’è il Molise con il 69,4 per cento e al terzo la provincia autonoma di Trento con il 64,9 per cento. Le tre regioni peggiori sono invece la Toscana (36,9 per cento), la Sicilia (41 per cento) e la Sardegna (48,6 per cento). Tra le regioni più popolose, la Campania è al 53,6 per cento, l’Emilia-Romagna al 56,9 per cento, il Lazio al 60,9 per cento, la Lombardia al 53 per cento, il Piemonte al 56,1 per cento, la Puglia al 53,1 per cento e il Veneto al 56,7 per cento.

Anche guardando alla fascia tra i 70 e i 79 anni ci sono ampie differenze. La migliore è nuovamente la provincia autonoma di Bolzano (18,2 per cento), seguita da Sicilia (15,6 per cento) e Trento (13,8 per cento), mentre sono sotto il 2 per cento Umbria, Puglia e Basilicata. Le altre regioni sopra il 10 per cento sono Emilia-Romagna (11,8 per cento), il Lazio (13 per cento), la Toscana (10,6 per cento) e il Veneto (12,1 per cento).

Molte regioni lasciano inutilizzate troppe dosi

I dati sulle dosi utilizzate sono un altro modo per valutare l’efficienza delle varie regioni nella campagna di vaccinazioni. È vero che una parte delle dosi può essere tenuta da parte per i richiami, ma con l’aumento delle forniture è possibile procedere anche a un maggior utilizzo delle dosi fin qui arrivate. Come nei casi visti prima, anche qui ci sono ampie differenze tra i territori.

In generale le dosi Pfizer sono quelle le più utilizzate, mentre con AstraZeneca e in particolar modo Moderna sembrano esserci difficoltà maggiori.

Per quanto riguarda Pfizer, le regioni che hanno finito le dosi o quasi (sopra il 95 per cento) sono Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Trento, Piemonte, Sicilia, Veneto. Quelle che ne hanno usate meno del 90 per cento sono Liguria, Marche, Toscana e Valle d’Aosta.

Su Moderna la media è più bassa. Sotto al 50 per cento di utilizzo troviamo Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Bolzano, Trento, Piemonte e Sicilia. Hanno un buon tasso di utilizzo (sopra il 70 per cento) Calabria, Marche, Molise, Sardegna, Toscana e Veneto. Sono quasi state tutte utilizzate dalla Valle d’Aosta (95 per cento).

Infine, per AstraZeneca sotto il 70 per cento ci sono Basilicata, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna e la provincia autonoma di Trento. Le altre sono sopra il 70 per cento e la provincia autonoma di Bolzano risulta essere sopra il 100 per cento, dato che suggerisce possa esserci stato qualche errore di classificazione.

Complessivamente, il tasso medio di utilizzo di Pfizer è del 93,8 per cento, quello di Moderna del 56,6 per cento e quello di AstraZeneca del 70,7 per cento.

Chi ha vaccinato più popolazione, chi meno

In Italia oltre il 10 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose. Ma anche qui le differenze sono significative. Va però premesso che la distribuzione delle dosi non è stata uguale per tutte le regioni. Inizialmente le dosi Pfizer e Moderna sono state distribuite in base al numero di operatori sanitari e poi in base alla popolazione over 80, mentre le dosi AstraZeneca sono distribuite in base alla popolazione complessiva.

Questo fa sì che alcune regioni abbiano ricevuto numeri di dosi molto diverse tra di loro. La Liguria, la regione più anziana d’Italia, ha ricevuto dosi sufficienti per il 22,1 per cento della popolazione, mentre la Campania, la regione più giovane, solo per il 16 per cento. La differenza di vaccinazione non è quindi dovuta per forza a una minore efficienza, che invece va valutata sul consumo di dosi.

Considerato tutto questo, la regione che ha vaccinato con almeno una dose il maggior numero di persone è il Molise (13,5 per cento), seguito da Bolzano (12,7 per cento) e Lazio (12 per cento). La regioni sotto il 10 per cento di popolazione vaccinata sono la Sardegna (9,7 per cento), la Campania (9,6 per cento), la Calabria (8,7 per cento) e la Basilicata (9,4 per cento).

In conclusione

La campagna vaccinale in Italia sta progressivamente accelerando, nonostante i problemi che si sono avuti con AstraZeneca.

Le differenze tra regioni sono però ancora parecchio significative. Per esempio alcune, come la provincia autonoma di Bolzano, stanno andando molto bene sulle vaccinazioni degli over 80 e altre, come la Toscana, molto male.

Ci sono poi ampie differenze anche nella popolazione complessiva che ha ricevuto almeno una dose, anche se va considerato che si tratta di un calcolo da prendere con cautela perché alcune regioni hanno ricevuto un numero sensibilmente maggiore di dosi rispetto ad altre.

di Lorenzo Ruffino

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