Che cos’è la storia del vertice sul “terrorismo rosso” a cui partecipa l’Italia

L’amministrazione Trump ha convocato un incontro sul terrorismo di estrema sinistra. Il governo Meloni ha deciso di partecipare, e ne è nata una polemica
ANSA
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La lotta armata di sinistra sembra appartenere a una stagione lontana della storia italiana, risalente a una cinquantina di anni fa. Eppure, negli ultimi giorni, il tema è tornato di attualità per una iniziativa promossa dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Giovedì 16 luglio si terrà infatti a Washington un incontro convocato da Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti, sul cosiddetto “terrorismo rosso”. Con questa espressione, nel dibattito pubblico, si indica il terrorismo riconducibile all’estrema sinistra, praticato da gruppi che ricorrono alla violenza per finalità politiche. Il vertice voluto da Rubio coinvolgerà i rappresentanti di oltre 60 Paesi, tra cui anche l’Italia.

Secondo fonti di stampa, in un primo momento il governo italiano era orientato a non partecipare. In seguito avrebbe cambiato linea, decidendo di inviare una rappresentanza politica. Il nome più accreditato per guidare la delegazione italiana è quello di Nicola Molteni, sottosegretario al Ministero dell’Interno. La scelta è stata criticata dalle opposizioni, che accusano il governo di aderire a una campagna politica dell’amministrazione Trump contro il dissenso di sinistra. Il 12 luglio Alleanza Verdi-Sinistra ha annunciato anche un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sulla partecipazione italiana e sugli obiettivi dell’incontro.

Al di là delle polemiche politiche, cerchiamo di fare chiarezza sulla vicenda.

Che cosa sappiamo del vertice

Il vertice di Washington non è una sorpresa. A fine giugno, Reuters aveva anticipato che l’incontro convocato da Rubio si sarebbe tenuto a metà luglio e avrebbe coinvolto rappresentanti di oltre 60 Paesi di varie aree del mondo. Un funzionario del Dipartimento di Stato lo aveva descritto come un «incontro ministeriale sulla ripresa del terrorismo politico». 

Lo stesso funzionario ha spiegato all’agenzia di stampa britannica che il «sistema operativo antiterrorismo» degli Stati Uniti «ha bisogno di un aggiornamento». L’obiettivo, a detta sua, è contrastare in modo più efficace minacce come omicidi, rapimenti, intimidazioni violente contro il governo, le strutture pubbliche e le forze dell’ordine, oltre ad attacchi contro infrastrutture critiche e personale militare.

In un articolo del 9 luglio, il Washington Post ha poi ricostruito più nel dettaglio il contenuto dell’iniziativa. Secondo documenti visionati dal quotidiano, Rubio ha organizzato il vertice per discutere di quella che l’amministrazione Trump considera la «rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra». L’incontro dovrebbe servire anche a rafforzare la cooperazione tra i Paesi invitati nello scambio di informazioni di intelligence e nelle attività di polizia. 

Proprio questa impostazione ha suscitato alcune perplessità. Il Washington Post ha scritto che l’iniziativa è stata accolta con cautela da alcuni funzionari statunitensi, da alcuni alleati europei e da diversi analisti. Il timore è che l’amministrazione Trump possa usare strumenti dell’antiterrorismo per colpire attivisti statunitensi considerati estremisti di sinistra, valorizzando eventuali collegamenti con gruppi stranieri.

Al momento non risulta pubblicato un documento ufficiale del Dipartimento di Stato dedicato al vertice. Per capire il senso politico dell’iniziativa bisogna quindi guardare soprattutto alla nuova strategia antiterrorismo portata avanti dall’amministrazione Trump.

La strategia antiterrorismo di Trump

A maggio, il governo statunitense ha pubblicato la nuova strategia antiterrorismo degli Stati Uniti. Il documento individua tre principali categorie di gruppi terroristici: «narcoterroristi e gang transnazionali», «terroristi islamisti» ed «estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e antifascisti». Più avanti, la strategia dice che le attività antiterrorismo statunitensi daranno priorità anche alla rapida identificazione e neutralizzazione di «gruppi politici violenti di tipo secolare», descritti come portatori di un’ideologia «anti-americana, radicalmente pro-transgender e anarchica».

Questa impostazione si collega a una decisione presa alcuni mesi prima. A settembre 2025, Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui ha definito Antifa una «organizzazione terroristica interna». Nel testo, viene descritta come un’organizzazione «militarista» e «anarchica» e viene ordinato alle agenzie federali di indagare, interrompere e smantellare le attività illegali attribuite al movimento o a chi lo sostiene. Va però chiarito che la stessa definizione di Antifa è controversa. Come spiegato nel 2020 dalla Federal Bureau of Investigation (FBI) al Congresso, l’agenzia la considerava più «un’ideologia o un movimento» che un’organizzazione vera e propria. 

In ogni caso, sempre a settembre dell’anno scorso, Trump ha firmato un memorandum sul contrasto al terrorismo interno e alla violenza politica organizzata, accusando i movimenti “antifascisti” di giustificare «aggressioni violente» contro istituzioni democratiche, diritti costituzionali e libertà fondamentali.

L’Italia al vertice

La partecipazione italiana al vertice di Washington è emersa dopo un cambio di linea nel giro di poche ore. Secondo fonti di stampa, sabato 11 luglio il governo era orientato a non partecipare all’incontro convocato da Rubio. Il giorno dopo, invece, per volontà della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, avrebbe deciso di inviare una rappresentanza politica. 

Come detto, il nome indicato come più probabile è quello di Nicola Molteni, sottosegretario al Ministero dell’Interno, che ha deleghe anche su materie di competenza del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

L’Italia dovrebbe quindi partecipare con una rappresentanza politica, ma non di primo piano. Nonostante l’incontro sia stato definito da un funzionario del Dipartimento di Stato americano un «incontro ministeriale», secondo le ricostruzioni disponibili per il nostro Paese non sarà presente nessun ministro: né il ministro degli Esteri Antonio Tajani né il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Le polemiche

La decisione del governo di partecipare all’incontro ha suscitato le critiche delle opposizioni. Secondo i partiti di minoranza, il vertice rischia di legittimare la linea dell’amministrazione Trump contro Antifa e contro il dissenso di sinistra.

Tra le reazioni più dure c’è quella di Enzo Amendola, deputato del Partito Democratico, che ha parlato di una «missione indecorosa»; mentre la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino ha definito la scelta un «tentativo disperato di rientrare nelle grazie del presidente americano, anche a costo di sposare il modello fascistoide». Anche Più Europa ha contestato la decisione, con il segretario Riccardo Magi che ha accusato il governo di partecipare a un’iniziativa di «propaganda dell’amministrazione Trump».

Come accennato, la polemica potrebbe arrivare anche in Parlamento. Sinistra Italiana ha infatti annunciato un’interrogazione, con primo firmatario il segretario Nicola Fratoianni, per chiedere al governo perché e con quali obiettivi abbia accettato l’invito degli Stati Uniti.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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