Il Senato discute una legge sulla violenza di genere, ma non mancano le polemiche

Il testo prevede misure più rapide e stringenti per salvaguardare le vittime. In Parlamento è stato ascoltato anche chi minimizza o nega l’esistenza del fenomeno
Ansa/Filippo Venezia
Ansa/Filippo Venezia
Da alcuni mesi è in corso alla Commissione Giustizia del Senato l’esame di un disegno di legge proposto dal governo per potenziare le misure contro la violenza di genere e la violenza domestica. Il testo, presentato lo scorso febbraio, è stato abbinato ad altre cinque proposte di legge sul tema presentate da parlamentari di diverse forze politiche, dalla Lega al Movimento 5 stelle e Italia viva. 

Nonostante il fenomeno della violenza di genere sia in crescita in Italia, ha fatto discutere la decisione di dare spazio in Senato a testimonianze che minimizzano o negano l’esistenza del fenomeno, e i problemi che questo comporta. 

Che cosa prevede il testo

Il provvedimento in esame è stato presentato dalla ministra per la Giustizia Marta Cartabia, dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e dalla ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti (Iv). Il testo era stato approvato dal Consiglio dei ministri già il 3 dicembre 2021, ma è arrivato in Senato quasi due mesi dopo, il 16 febbraio, ed è stato affidato all’esame della Commissione Giustizia, presieduta dal leghista Andrea Ostellari, il successivo 3 marzo. 

La proposta, composta da 13 articoli, contiene diversi provvedimenti per contrastare la violenza di genere. Per esempio, il testo amplia le casistiche nelle quali è possibile disporre il fermo dell’indiziato – una misura pre-cautelare, quindi disposta direttamente dal pubblico ministero o dalle forze di polizia, e non dal giudice, come nel caso delle misure cautelari – anche ai casi di maltrattamenti contro i familiari, lesioni personali e stalking. Secondo la relazione tecnica associata al disegno di legge, questi reati «preludono alla commissione di condotte criminose più gravi», ed è quindi necessario «un intervento tempestivo per evitare che la vita o l’incolumità della persona offesa sia posta in pericolo». 

Inoltre, il testo del disegno di legge aggiunge gli indiziati per reati nell’ambito della violenza di genere all’elenco di soggetti per i quali è possibile disporre misure di prevenzione personale. Queste consistono in provvedimenti sanzionatori, come il rimpatrio con foglio di via obbligatorio e il divieto o l’obbligo di soggiorno. Le misure possono essere adottate in presenza di indizi o sospetti, con l’obiettivo di prevenire i reati piuttosto che di punirli. 

In più, il testo intende modificare le norme sulla sospensione condizionale della pena alle persone condannate per reati legati alla violenza di genere. Nel 2019, la legge cosiddetta “Codice rosso” (legge n. 69 del 2019) aveva stabilito che, per accedere a questa misura, il condannato deve partecipare a specifici corsi di recupero. Il testo del nuovo disegno di legge sulla violenza di genere in esame al Senato prevede che il giudice debba essere affiancato da enti specifici per selezionare questi corsi, e che anche una sola assenza possa portare alla revoca della sospensione della pena. 

La proposta di legge punta anche a introdurre la possibilità dell’arresto – già oggi obbligatorio in flagranza di reato – entro le successive 48 ore per i responsabili di violenza di genere che violano un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare o un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. Per confermare l’arresto, però, devono essere presenti prove video o fotografiche che dimostrino la colpevolezza dell’accusato. 

Infine il testo introduce la possibilità per la vittima o i suoi familiari, in caso di morte, di ricevere immediatamente una provvisionale, ossia una somma di denaro liquidata dal giudice come anticipo sul risarcimento.

La discussione in Senato

Il 13 aprile il testo firmato dalle ministre Cartabia, Lamorgese e Bonetti è stato associato ad altre cinque proposte di legge sullo stesso tema presentate tra il 2019 e il 2021 rispettivamente dai senatori Valente (Pd), Maiorino (M5s), Nencini (Iv), Conzatti (Iv) e Casolati (Lega). 

L’esame del testo, che è ancora alle fasi iniziali, ha fatto discutere a causa delle figure invitate alle audizioni informali in Parlamento, un passaggio che precede la vera e propria discussione degli articoli da parte della Commissione e poi dell’assemblea. Il 20 giugno, in una di queste audizioni, sono intervenuti Davide Stasi e Fabio Nestola, due blogger noti per le loro posizioni controverse sulla violenza di genere ed entrambi autori del blog “La Fionda – L’altro versante del vero”, che spesso pubblica contenuti misogini. 

Nel suo intervento, Stasi ha affermato sostanzialmente che in Italia non è necessaria un’altra legge sulla violenza di genere, anche perché solo una piccola parte delle denunce presentate sfociano in una condanna effettiva. Secondo Stasi, molte di queste denunce presentano accuse «false o strumentali», che sarebbero riferite ad abusi inventati o enfatizzati dalle donne per causare un danno ai partner. Le norme esaminate, «con il pretesto della prevenzione, esigono il maggior numero di uomini, specie se padri, in carcere», ha detto Stasi. «In assenza di reali condizioni emergenziali e in presenza di un fenomeno di falso accusatorio dilagante, norme come queste innescano soltanto una caccia all’uomo sistematica e a norma di legge, in un’ottica “manettara” che andrebbe interrotta», ha detto il blogger. 

Anche secondo Nestola, i testi non prendono in considerazione (dal min. 10:00) la possibilità che le denunce siano false o le situazioni in cui l’uomo è vittima di violenza da parte di una donna. «Non può nascere una norma selettiva, sotto una discriminazione sessista», ha detto Nestola. «Conosciamo lo slogan politicamente corretto: “le vittime femminili sono di più”, ma il fattore numerico per il legislatore è irrilevante», ha continuato. 

Dopo l’audizione la senatrice Valeria Valente (Pd), firmataria di una delle proposte di legge in esame e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, ha definito «inopportuna» e «assurda» la decisione di ascoltare le testimonianze di Stasi e Nestola in sede istituzionale, e ha scritto su Facebook: «Chiederemo spiegazioni al presidente della Commissione Ostellari, perché riteniamo questa scelta molto grave e tanto pericolosa per le donne».

Al di là di quanto affermato da Stati e Nestola, i numeri dimostrano che negli ultimi anni le violenze di genere contro le donne sono in aumento.

Un fenomeno in crescita

I dati pubblicati rilasciati dalla Polizia di Stato l’8 marzo 2022 mostrano come la violenza di genere sia cresciuta in Italia negli ultimi anni. L’analisi, in particolare, considera l’andamento dei cosiddetti “reati spia”, ossia i delitti che sono ritenuti indicatori di una violenza di genere, come gli atti persecutori, i maltrattamenti contro familiari e conviventi e le violenze sessuali. Negli ultimi tre anni, tra il 2018 e il 2021, il numero di delitti commessi è aumentato in tutte queste tre categorie. In particolare, i maltrattamenti sono passati da più di 17 mila casi nel 2018 a più di 22 mila nel 2021. Nella grande maggioranza dei casi, questi reati interessano vittime di genere femminile.
Numero di delitti commessi e incidenza delle vittime di genere femminile – Fonte: Ministero dell'Interno
Numero di delitti commessi e incidenza delle vittime di genere femminile – Fonte: Ministero dell'Interno
È aumentato anche il numero di donne vittime di femminicidio, in rapporto al totale degli omicidi. Nel 2018, su un totale di 359 omicidi consumati in Italia, le donne uccise da un partner o ex partner erano 75, il 20,9 per cento. Nel 2021 la quota è salita a 70 su 302, il 23,2 per cento.
Omicidi volontari consumati in Italia – Fonte: Ministero dell'Interno
Omicidi volontari consumati in Italia – Fonte: Ministero dell'Interno
All’approvazione della legge mancano ancora diversi passaggi: dopo l’ok della Commissione Giustizia questo dovrà ricevere l’approvazione del Senato e poi della Camera. 
Newsletter

I Soldi dell’Europa

Ogni due settimane
Il lunedì, le cose da sapere sugli oltre 190 miliardi di euro che l’Unione europea darà all’Italia entro il 2026.

Ultimi articoli