Che cosa sappiamo del raduno neonazista in Trentino

Le opposizioni hanno chiesto al Ministero dell’Interno di fermare l’evento in programma dal 3 al 6 settembre, ma al momento le autorità hanno deciso di non vietarlo
Pagella Politica
Dal 3 al 6 settembre nel comune di Dro, in provincia di Trento, si terrà “Ritorno a Camelot”, un raduno organizzato dall’Associazione culturale Veneto Fronte Skinheads (VFS), attiva da quarant’anni negli ambienti dell’estrema destra di ispirazione neonazista. Secondo le autorità sono attese tra le 300 e le 400 persone, anche da altri Paesi europei.

L’evento ha suscitato proteste e richieste di intervento al governo. «Il governo doveva intervenire e si doveva applicare la legge “Mancino”», ha detto a Pagella Politica Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra. Con “legge Mancino” si indica comunemente la legge del 1993, che introdusse misure contro le discriminazioni razziali, etniche e religiose e prende il nome dall’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino, tra i promotori del provvedimento. Già a fine agosto Bonelli aveva definito l’evento una «messa in scena organizzata di un’ideologia che la nostra Costituzione ripudia» e aveva chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di fermarlo. Anche le deputate Sara Ferrari (Partito Democratico) e Stefania Ascari (Movimento 5 Stelle) hanno presentato interrogazioni parlamentari sulla vicenda.

Il 1° settembre, però, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha deciso di non vietare “Ritorno a Camelot”. Il raduno sarà sorvegliato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, con agenti presenti anche all’interno della struttura che lo ospiterà. E all’evento sarà presente pure un esponente di Futuro Nazionale, Emilio Giuliana, responsabile in Trentino del partito, che ha parlato della sua partecipazione come di «un obbligo morale». Una scelta definita «individuale» da parte del fondatore di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. Ma che cos’è “Ritorno a Camelot”, chi lo organizza e perché le autorità hanno deciso di non vietarlo?

Non una novità

Bonelli ha ricordato che «nel 1992 il raduno fu vietato», come riportato anche nei resoconti parlamentari dell’epoca. “Ritorno a Camelot” infatti non è un evento nuovo, il Veneto Fronte Skinheads lo organizza da oltre trent’anni: nel settembre 1991 il gruppo tenne ai piedi del Monte Grappa, in provincia di Vicenza, la seconda edizione del raduno. Secondo la ricostruzione degli stessi organizzatori, parteciparono circa 700 «camerati» e si esibirono per la prima volta in Italia gli Skrewdriver, gruppo britannico diventato uno dei principali riferimenti della scena musicale white power.

Del resto, anche la storia del Veneto Fronte Skinheads viene da lontano. L’associazione fa risalire la propria nascita ufficiale al 1986 e racconta che la sua «prima comparsa ufficiale» avvenne in Inghilterra durante un evento “Rock Against Communism” (RAC), scena musicale nata negli ambienti dell’estrema destra skinhead britannica. 

Questo retroterra aiuta a capire anche il carattere di “Ritorno a Camelot”, che negli anni ha mantenuto una forte connotazione politica. Dopo l’edizione del 2022, il Veneto Fronte Skinheads lo definì quattro giorni di «aggregazione, musica, politica, cultura e divertimento». Nel resoconto del raduno l’associazione denunciava, tra le altre cose, l’«alterazione del nostro patrimonio etnico» provocata dall’«immigrazione di massa» e una minaccia alla «sopravvivenza di europei». Non mancavano poi le critiche alla cosiddetta «ideologia woke», ossia l’insieme di posizioni progressiste molto attente ai temi dell’identità, delle discriminazioni e delle minoranze.

Il programma di quest’anno

Per l’edizione del 2026, il Veneto Fronte Skinheads ha pubblicato sul proprio sito diverse locandine. Il programma alterna concerti e incontri politici e culturali, con la partecipazione di band legate all’estrema destra provenienti anche da altri Paesi europei. 

Tra queste c’è il gruppo ucraino Sokyra Peruna. Un’analisi dell’Agenzia federale tedesca per l’educazione civica ha ricostruito come nei testi della band compaiano riferimenti al suprematismo bianco e un brano sia dedicato a Ian Stuart Donaldson, cantante degli Skrewdriver e fondatore della rete di estrema destra Blood & Honour. Nel 2019 il gruppo finì anche al centro di un caso politico in Ucraina, dopo che l’allora primo ministro Oleksiy Honcharuk partecipò a un suo concerto. Dopo le polemiche, Honcharuk precisò di essere intervenuto su invito di un’associazione di veterani e di non conoscere prima il gruppo. 

A suscitare polemiche non sono però soltanto i concerti. Bonelli ha sostenuto che nel materiale diffuso per promuovere “Ritorno a Camelot” compaiano messaggi violenti e un incontro dedicato all’«apologia del combattimento e del coraggio fisico». Il Veneto Fronte Skinheads ha contestato l’interpretazione data da Bonelli a una locandina con la parola «abbattilo», sostenendo che non fosse un invito alla violenza e definendo le accuse del deputato «illazioni».
Locandina di uno degli incontri in programma durante “Ritorno a Camelot” 2026
Locandina di uno degli incontri in programma durante “Ritorno a Camelot” 2026

“Sangue e Onore”

Nelle polemiche su “Ritorno a Camelot” è comparso pure il nome del già citato Blood & Honour, in italiano “Sangue e Onore”, un circuito internazionale neonazista nato alla fine degli anni Ottanta nell’ambiente musicale skinhead britannico. Bonelli ha sostenuto che proprio Blood & Honour avrebbe la «regia» dell’edizione del 2026. Secondo le verifiche di Pagella Politica, non risultano fonti che dimostrino un coinvolgimento diretto di questa associazione nell’organizzazione di “Ritorno a Camelot” di quest’anno. I rapporti con il Veneto Fronte Skinheads invece sono documentati in passato.

Nel 2019, una relazione al Parlamento sull’attività della Polizia di Stato segnalava che un evento commemorativo organizzato a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, era stato promosso dal Veneto Fronte Skinheads «in collaborazione con il circuito internazionale Blood & Honour». Per dare un po’ di contesto, Blood & Honour è oggi sottoposta a sanzioni antiterrorismo nel Regno Unito. Nel gennaio 2025 il governo britannico ha disposto il congelamento dei suoi beni, sostenendo di avere «ragionevoli motivi» per sospettare che la rete sia coinvolta nella promozione e nell’incoraggiamento del terrorismo, nel reclutamento e nella raccolta di fondi per attività terroristiche.

Nessun divieto

Eppure, nonostante le richieste di fermarlo, il 1° settembre il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha deciso di non vietare “Ritorno a Camelot”. Secondo la commissaria del governo Isabella Fusiello non ci sono ragioni giuridiche per impedire una manifestazione che si svolge in uno spazio privato, all’interno di un hotel della zona.

Questo non significa che il raduno sarà lasciato senza controlli. Già nei giorni precedenti il comitato aveva chiarito che anche in una proprietà privata restano valide le leggi dello Stato e che le autorità interverranno in presenza di reati o di rischi concreti per l’ordine pubblico. Per questo “Ritorno a Camelot” sarà sottoposto a una sorveglianza rafforzata. Secondo quanto spiegato dalle autorità, saranno impiegati tra i 120 e i 140 agenti di polizia, oltre a carabinieri e guardia di finanza. Parte del personale sarà presente anche all’interno dell’hotel, per controllare i comportamenti dei partecipanti e segnalare all’autorità giudiziaria quelli eventualmente rilevanti sul piano penale.

La decisione di non vietare l’evento non ha fermato le proteste. Il 1° settembre alcuni sindaci, tra cui quello di Trento Franco Ianeselli (Partito Democratico), hanno lanciato un «appello alla mobilitazione pacifica e democratica». Richiamando«l’impossibilità giuridica di vietare il raduno», hanno comunque invitato cittadini e istituzioni a prendere le distanze dall’iniziativa.

La presenza di Futuro Nazionale

Come anticipato, a “Ritorno a Camelot” parteciperà Emilio Giuliana, responsabile in Trentino di Futuro Nazionale. Vannacci ha spiegato di non occuparsi «dei gusti, delle passioni e delle scelte di vita degli iscritti al partito», paragonando la partecipazione al raduno a una scelta personale del tempo libero. Insomma, così come un iscritto non deve chiedergli il permesso «per andare a funghi», non deve farlo neppure per partecipare a un’iniziativa del genere. 

Non si tratta però del primo episodio di questo tipo che coinvolge esponenti di Futuro Nazionale. Il 22 agosto a Vedelago in provincia di Treviso, Joe Formaggio, ex consigliere regionale veneto di Fratelli d’Italia passato con Vannacci, ha partecipato allo “Squadrismo Summer Fest”, un raduno dagli espliciti richiami al fascismo. Formaggio ha anche pubblicato sui social alcune immagini dell’evento accompagnandole con la frase «con i camerati di Treviso», mentre tra gli striscioni comparivano riferimenti alla «razza Piave», un’espressione legata al territorio veneto e ripresa storicamente anche dalla propaganda fascista.
Joe Formaggio, ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia passato a Futuro Nazionale, durante lo “Squadrismo Summer Fest” a Vedelago, in provincia di Treviso.
Joe Formaggio, ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia passato a Futuro Nazionale, durante lo “Squadrismo Summer Fest” a Vedelago, in provincia di Treviso.

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