Chi sono i politici che negano (o non commentano) la strage di Bucha

Alcuni parlamentari hanno rilanciato la propaganda russa sul massacro nella città ucraina, mentre Salvini e Berlusconi non hanno commentato la strage
EPA/OLEG PETRASYUK
EPA/OLEG PETRASYUK
Tra il 2 e il 3 aprile hanno iniziato a circolare le immagini del massacro perpetrato dalle forze russe a Bucha, cittadina ucraina nei pressi di Kiev. Secondo i resoconti più affidabili, centinaia di civili sono stati uccisi e poi sepolti in fosse comuni o lasciati senza vita lungo le strade.

Sebbene il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia subito condannato la strage, alcuni parlamentari italiani hanno adottato una posizione diversa, diffondendo la propaganda della Russia, che ha negato ogni responsabilità. Almeno due leader di partito hanno invece per ora deciso di non commentare il massacro di Bucha sui propri social. 

Chi rilancia la propaganda russa

I parlamentari che più di tutti nelle ultime ore stanno mettendo in dubbio le responsabilità russe nella strage di Bucha sono ex membri del Movimento 5 stelle.

Il 4 aprile, per esempio, la senatrice Bianca Laura Granato, esponente del M5s fino al febbraio 2021, oggi nel gruppo Misto, ha condiviso su Facebook il testo di un messaggio inizialmente pubblicato dal Ministero della Difesa russo e condiviso poi dall’Ambasciata russa in Italia. 
Il testo presenta la versione russa degli eventi, smentendo ogni coinvolgimento dell’esercito russo nella morte di civili a Bucha e definendo le immagini e i filmati diffusi online come «provocazioni» di Kiev. «Mentre la città era sotto il controllo delle forze armate russe […] i locali si spostavano liberamente per la città e usavano la comunicazione cellulare» ha scritto il Ministero della Difesa russo, accusando poi le forze ucraine di aver massacrato la popolazione locale: «La periferia meridionale della città, compresi i quartieri residenziali, è stata sparata 24 ore su 24 dalle truppe ucraine».

Nel messaggio condiviso da Granato, il Ministero della Difesa russo sfrutta in modo fuorviante lo sviluppo temporale degli eventi, affermando che le truppe russe hanno lasciato la città il 30 marzo, quattro giorni prima della diffusione delle immagini, durante i quali gli ucraini avrebbero preparato il «finto massacro». Alcuni media internazionali, tra cui il New York Times e il progetto indipendente di giornalismo investigativo Bellingcat, hanno però raccolto molte prove che mostrano come la versione russa non stia in piedi.

Anche il deputato Andrea Vallascas – ex M5s, ora esponente del gruppo L’Alternativa – ha messo in dubbio l’effettivo sviluppo degli eventi a Bucha. Il 4 aprile infatti ha scritto su Facebook di non sapere «cosa sia successo a Bucha», affermando che questo «deve essere ancora appurato». Vallascas ha inoltre detto che le «élites fedeli alla Nato» starebbero «conducendo l’Europa in una guerra nucleare, l’Africa verso la carestia e l’Italia verso il disastro economico»

Il 5 aprile la senatrice Silvana Giannuzzi, anche in questo caso ex M5s ora nel Misto, ha condiviso su Facebook un lungo messaggio scritto dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio che, pur affermando che il massacro di Bucha è avvenuto «quasi sicuramente per mano russa», tende ad accusare tanto Mosca quanto Kiev di aver compiuto atrocità durante la guerra.

Chi sceglie il silenzio

Almeno due leader si sono fatti invece notare per il silenzio sui fatti di Bucha. Un esempio è il leader della Lega Matteo Salvini, che tra il 2 e il 5 aprile ha pubblicato otto post su Twitter e undici su Instagram e Facebook, senza mai nominare, nemmeno indirettamente, il massacro di Bucha.

Nemmeno il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha commentato pubblicamente la strage di Bucha, anche se il 2 aprile, parlando a un evento pubblico, ha definito le operazioni russe in Ucraina «un’aggressione militare inaccettabile». La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni non ha pubblicato alcun riferimento a Bucha sulle sue pagine social, ma lo ha condannato chiaramente sul suo sito ufficiale, scrivendo che le immagini arrivate «da Bucha dopo il ritiro delle truppe di invasione di Putin» lasciano «senza fiato».

I leader degli altri principali partiti in Parlamento, da Enrico Letta (Partito democratico) a Giuseppe Conte (M5s), passando per Matteo Renzi (Italia viva), hanno pubblicato almeno un messaggio sui propri canali social per condannare le azioni delle truppe russe. 
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