No-vax, ultracattolici e chi dice «i gay come le bestie»: gli estremisti nelle 170 audizioni sul ddl Zan

Il 27 maggio, in commissione Giustizia al Senato, cominceranno le audizioni sul ddl Zan contro l’omotransfobia. Le prime delle 170 ammesse dal senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione e relatore del provvedimento, con un nuovo, evidente tentativo di ostruzionismo.

In risposta, i capigruppo di Partito democratico, Movimento 5 stelle e Liberi e uguali – a favore del ddl Zan – hanno scritto alla presidente del Senato Elisabetta Casellati per lamentare «l’impossibilità di proseguire l’esame» del provvedimento in commissione Giustizia.

Si stima che svolgendo gli incontri con esperti e associazioni una volta a settimana – la commissione nel frattempo dovrà anche occuparsi di altri disegni di legge – ci vorrebbero almeno quattro mesi per concludere il ciclo degli auditi, fino all’autunno. Con un rischio aggiuntivo: se l’iter dovesse arrivare a ridosso della legge di Bilancio, rischierebbe di essere di nuovo accantonato.

Il numero dei convocati non è l’unica anomalia nella lista di audizioni ammessa da Ostellari. A un più attento esame, alcune delle organizzazioni e delle personalità risultano quantomeno controverse. C’è chi condivide posizioni no-vax. Chi definisce l’omosessualità «una perversione» che nuoce alla salute e chi la associa al comportamento delle «bestie». Chi paragona i gay ai pedofili e intrattiene rapporti con partiti di estrema destra.

Vediamo i dettagli.

“Ora et Labora”: dall’omosessualità come «perversione» alle simpatie no-vax

Fra le audizioni è in programma anche l’associazione antiabortista e integralista cattolica “Ora et Labora in difesa della vita”, fondata nel 2008 dall’infermiere Giorgio Celsi, «da sempre impegnato in attività pro-life». Il gruppo ha fra i propri obiettivi la difesa della «famiglia basata sull’unione tra un uomo e una donna» e «la tutela dell’identità individuale contro l’indottrinamento “gender”».

Secondo il blog di informazione, attualità e cultura omosessuale Gayburg.it, nel 2017 esponenti dell’associazione avrebbero distribuito per Milano volantini in cui l’omosessualità veniva legata alla diffusione di malattie. Uno dei due fogli terminava con il messaggio «L’omosessualità è una perversione e i comportamenti omosessuali nuocciono gravemente alla salute tua e degli altri», messo in rilievo con i caratteri e la grafica delle avvertenze sui pacchetti di sigarette. L’articolo del blog riporta le foto dei due volantini, su cui tuttavia non viene riportato il nome degli autori o dell’associazione.
Dettaglio dei volantini che, secondo il sito Gayburg.it, sarebbero stati distribuiti a Milano da attivisti dell’associazione “Ora et Labora” – Fonte: Gayburg.it
Dettaglio dei volantini che, secondo il sito Gayburg.it, sarebbero stati distribuiti a Milano da attivisti dell’associazione “Ora et Labora” – Fonte: Gayburg.it
In commissione Giustizia al Senato, a nome di “Ora et Labora” parlerà Filippo Bianchi, consigliere comunale della Lega a Bergamo e responsabile provinciale dell’associazione. In questi giorni Bianchi si sta battendo per la rimozione di una panchina arcobaleno nella città lombarda.

Sulla propria pagina Facebook – oltre a paragonare più volte gli aborti all’Olocausto – l’associazione condivide anche contenuti no-vax. Il 2 maggio il gruppo pro-vita ha postato un link dal titolo «Vaccinocrazia: le politiche sanitarie decise da Bill Gates». Nell’intervista, un’avvocatessa collega l’obbligo vaccinale – seppure sia solo per i sanitari nel caso del vaccino anti-Covid – agli interessi economici del fondatore di Microsoft Bill Gates, fra i maggiori finanziatori dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Un contenuto antivaccinista condiviso dalla pagina FB dell’associazione “Ora et labora” – Fonte: Pagina Facebook Celsi Giorgio Ora Et Labora In Difesa Della Vita
In un altro post, sempre il 2 maggio, il fondatore di “Ora et Labora” Giorgio Celsi si è scagliato contro le sperimentazioni del vaccino anti-Covid sui bambini: «Così, come accadde con la Nazi vaccinazione dei bambini ad Auschwitz – ha scritto Celsi – si calpestano tutte le dignità dei diritti inviolabili».

“Iustitia in veritate”: i sanitari obbligati a vaccinarsi «sono cavie di stato»

Sul fronte no-vax si colloca ancora più nettamente un’altra organizzazione ammessa fra le 170 audizioni, l’associazione “Iustitia in veritate”. Il gruppo si definisce nato «come impeto di risposta e reazione difensiva rispetto agli abusi contro il libero esercizio della fede e di culto perpetratisi in occasione della normativa emanata durante il periodo della diffusione del Covid-19».

Fra gli ultimi post sul sito di “Iustitia in veritate” ci sono due comunicati contro l’obbligo vaccinale. Secondo l’associazione, l’obbligo del vaccino anti-Covid «ha trasformato i nostri sanitari in cavie di stato, ma nessun’altra categoria di lavoratori può ragionevolmente sentirsi al sicuro». Nello stesso comunicato si legge che il decreto legge sull’obbligo vaccinale per medici e infiermieri «è l’ultimo atto di una serie di abusi che vanno identificati con il loro nome, ma che i più hanno subito passivamente, rendendo di fatto possibile qualunque prepotenza e arbitrio: la mascherina all’aperto, i tamponi senza sintomi, il coprifuoco, la chiusura di locali che avevano adottato protocolli di sicurezza, gli arresti domiciliari delle zone rosse».

“Pro Vita e Famiglia”: i gay hanno «la tendenza alla pedofilia»

Sul ddl Zan verrà ascoltato anche il presidente della onlus “Pro Vita e Famiglia” Antonio Brandi e il vicepresidente Jacopo Coghe (due audizioni separate per la stessa associazione). Secondo un articolo del Corriere della sera del 2017, nonostante si presenti come «apartica e apolitica», l’organizzazione sarebbe legata al partito di estrema destra Forza nuova. «Tra Pro Vita e Forza Nuova non vi sono rapporti – aveva replicato al Corriere Brandi – vi è solamente uno storico rapporto di amicizia tra me e Roberto Fiore, attuale segretario nazionale di Forza Nuova, nonché padre di Alessandro Fiore».

Nel 2017, chiamato al telefono dalla Zanzara su Radio 24, il presidente Brandi (che non aveva capito di essere intervistato), dopo aver detto che gli omosessuali sono più infelici e più malati – ma «possono essere curati» – ha sostenuto: «Non posso dire che i gay portano la pedofilia in automatico, ma la tendenza è quella lì. Loro sono ossessionati dal sesso».

Della onlus si è parlato anche in occasione del Congresso mondiale delle famiglie a Verona, a marzo 2019. Notizie Pro Vita, l’organo informativo dell’organizzazione, ha distribuito come gadget feti di gomma, piccole riproduzioni dell’embrione a dieci settimane, quando l’aborto è ancora legale.
I gadget distribuiti da Notizie Pro Vita, l’organo di informazione della onlus “Pro Vita e Famiglia” al Congresso delle famiglie di Verona nel 2019 – Fonte: larena.it
I gadget distribuiti da Notizie Pro Vita, l’organo di informazione della onlus “Pro Vita e Famiglia” al Congresso delle famiglie di Verona nel 2019 – Fonte: larena.it
Di recente, invece, ad aprile 2021, “Provita e Famiglia” – sempre per voce di Brandi – ha difeso «l’obiezione di coscienza» ai vaccini anti-Covid perché «collegati a linee cellulari derivanti da feti abortiti» (una notizia falsa smentita ad esempio dal giornalista Simone Alliva,qui ripreso dal sito Globalist).

“Famiglia Domani”: omosessuali «al livello della bestia»

Ancora, fra gli ultracattolici pro-life c’è l’imprenditore Rodolfo De Mattei per “Famiglia Domani”, «un’associazione indipendente dai partiti politici – si descrivono sul proprio sito – che ha come fine di difendere e di promuovere i valori familiari naturali e cristiani minacciati dalla degradazione culturale e morale del nostro tempo». “Famiglia Domani” gestisce il sito Osservatorio Gender su cui proprio De Mattei, in un articolo del 2016, ha scritto che «l‘omosessualismo abbassa l’uomo al livello della bestia, schiava dei suoi istinti e delle sue pulsioni dall’altro».

Per l’associazione “Family day” invece verrà poi convocato il presidente e neurochirurgo Massimo Gandolfini, che in un’intervista televisiva del 2018 ha definito l’omosessualità «un disturbo di tipo bio-psico-sociale».

In totale, sono più di 50 le organizzazioni e i gruppi religiosi inseriti nella lista delle audizioni. Si va dalle “Famiglie numerose cattoliche” agli “Universitari per la vita”, dai “Giuristi per la vita” alla Chiesa dei santi degli ultimi giorni, ovvero i mormoni italiani.

Che cosa succede ora

Le audizioni «si potranno eventualmente ridurre nel corso della trattativa a cui ho invitato i capigruppo», ha detto il presidente della commissione Giustizia Ostellari in un’intervista al Corriere della sera, il 27 maggio. In cambio, il senatore del Carroccio ha chiesto un accordo per modificare il provvedimento.

I partiti favorevoli al disegno di legge, però, hanno intenzione di superare lo stallo e andare avanti con il testo così com’è stato approvato alla Camera. Il 26 maggio, i capigruppo di Pd, M5s, Leu e Autonomie hanno scritto una lettera alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, lamentando «l’impossibilità di proseguire l’esame» del ddl Zan in commissione Giustizia.

I quattro rappresentanti, nella lettera, hanno chiesto che Ostellari riduca il ciclo delle audizioni a una sola settimana e permetta l’approdo del disegno di legge in aula entro la prima settimana di luglio. Se così non fosse, chiederanno alla presidente di Palazzo Madama «la convocazione di una conferenza dei capigruppo che abbia ad oggetto la calendarizzazione» del disegno di legge Zan.

Se nemmeno la capigruppo del Senato dovesse trovare una soluzione, i partiti a favore del ddl potrebbero spingersi oltre. Già nei giorni passati, senatori di Pd, M5s e Leu hanno annunciato l’intenzione di ricorrere alla “dichiarazione di urgenza” dell’articolo 77 del regolamento di Palazzo Madama, secondo il quale un decimo dei componenti del Senato può chiedere – raccolte le firme – di iniziare l’esame di un provvedimento in aula, aggirando i lavori della commissione. La proposta dovrebbe poi essere approvata in aula, per alzata di mano. E qui entra in gioco un problema di numeri, come nei giorni della crisi del secondo governo Conte.

La lettera alla presidente del Senato Casellati, infatti, non è firmata dal capogruppo di Italia viva, Davide Faraone. Il partito di Matteo Renzi, nelle ultime settimane, ha avuto sul disegno di legge una linea ambigua. Da una parte il sottosegretario agli Interni Ivan Scalfarotto che dice «approviamolo senza modifiche», dall’altra dichiarazioni come quella del senatore Giuseppe Zucca secondo cui «è prematuro parlare di portare il testo in aula» e «non è che si possa andare in aula perché ci sono 170 audizioni».

L’ambivalenza non è sfuggita agli ex colleghi del Pd. «Siamo disponibili a portare il provvedimento in aula nel momento in cui il pallottoliere ci dà una maggioranza – ha commentato la senatrice dem Monica Cirinnà – Sento ad esempio che Faraone dice ora cose diverse, ci spieghi su cosa ha cambiato idea». Senza il voto di Italia viva, infatti, l’eventuale richiesta della procedura di urgenza, sottoposta al voto dell’assemblea, rischierebbe di non avere i numeri necessari all’approvazione.
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