Forza Italia dà i numeri sulla diminuzione degli sbarchi e dei morti in mare

Secondo il partito di Tajani, la riduzione degli arrivi di migranti ha contribuito alla riduzione delle morti, ma i dati più aggiornati dicono l’opposto
Pagella Politica
Il calo degli ingressi irregolari di migranti all’interno dell’Unione europea è un tema che negli ultimi giorni è stato rilanciato molto dai partiti al governo in Italia. In particolare, il centrodestra ha rivendicato questa tendenza come una “vittoria” della linea portata avanti dal governo guidato da Giorgia Meloni a livello europeo.   

Il 19 maggio Forza Italia ha pubblicato sui social una grafica in cui, riprendendo il titolo di un articolo del Corriere della Sera, si legge che gli sbarchi sarebbero calati del 40 per cento «in tutta la Ue nei primi mesi del 2026». Nella descrizione del post, il partito ha aggiunto: «In Europa vince la linea del governo italiano: meno immigrazione irregolare e quindi meno morti in mare».
Ma le cose stanno davvero così? Il dato del 40 per cento esiste, anche se non riguarda esattamente gli “sbarchi” in tutta l’Unione europea. Il collegamento tra il calo degli arrivi e una diminuzione dei morti in mare però non è confermato dai dati più aggiornati. Al contrario, le fonti ufficiali e verificate indicano che nei primi mesi del 2026 il numero di vittime nel Mediterraneo è stato tra i più alti degli ultimi dieci anni.

Il calo degli arrivi

Con tutta probabilità, la fonte del dato rilanciato da Forza Italia è Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Frontex è un’agenzia dell’Unione europea, istituita nel 2004, con il compito di «assistere gli Stati membri dell’Ue e i Paesi associati a Schengen nella gestione delle frontiere esterne» dell’Unione europea e nella «lotta contro la criminalità transfrontaliera». L’agenzia coordina operazioni alle frontiere marittime e terrestri, monitora i flussi migratori e supporta anche le attività di rimpatrio dei migranti irregolari.

In un comunicato pubblicato lo scorso 15 maggio, Frontex ha riportato che nei primi quattro mesi del 2026 sono stati registrati poco più di 28,5 mila attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea. Si tratta di un calo del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Qui, però, vanno fatte due precisazioni. Forza Italia parla di «sbarchi», mentre Frontex usa una categoria più ampia, ossia quella degli «attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea». In questa definizione, non rientrano soltanto gli arrivi via mare – cioè, gli sbarchi – ma anche quelli via terra. Inoltre, Frontex chiarisce che i dati sono preliminari e indicano il numero di rilevazioni, che non corrisponde necessariamente a quello delle persone effettivamente arrivate. Questo significa che la stessa persona può attraversare la frontiera più volte in luoghi diversi ed essere quindi conteggiata più di una volta.

Una dinamica non omogenea

Il calo non riguarda tutte le rotte allo stesso modo. Nei primi quattro mesi di quest’anno il Mediterraneo centrale, la rotta più rilevante per l’Italia, è stata una delle più percorse verso l’Unione europea. Su questa rotta Frontex ha registrato circa 8,5 mila arrivi, in calo del 46 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo l’agenzia, la Libia è rimasta il principale Paese di partenza, mentre le nazionalità più rilevate sono state quella bengalese, somala e sudanese. Il quadro cambia se si guarda ad altre rotte. Il Mediterraneo occidentale è stata l’unica tra le principali rotte migratorie a registrare un aumento: nei primi quattro mesi dell’anno Frontex ha rilevato circa 5.200 attraversamenti, il 50 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo l’agenzia, l’aumento è stato trainato soprattutto dalle partenze dall’Algeria.

In sostanza, il dato del calo complessivo esiste, ma va letto con alcune cautele. Non riguarda soltanto gli “sbarchi”, non misura necessariamente persone uniche e non descrive un calo uniforme lungo tutte le rotte verso l’Unione europea.

I dati italiani

A livello italiano, il calo degli arrivi è confermato anche dai dati del Ministero dell’Interno. Il Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione pubblica il “cruscotto statistico giornaliero”, in cui sono raccolti i dati relativi agli sbarchi e all’accoglienza dei migranti presso le strutture gestite dalla Direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo. Secondo i dati aggiornati al 21 maggio 2026, dal 1° gennaio sono sbarcate in Italia 9.862 persone, contro le 21.505 nello stesso periodo del 2025 e le 19.062 del 2024. Rispetto all’anno scorso, nel 2026 il calo è quindi pari a circa il 54 per cento.

Per rendere il confronto più coerente con i dati di Frontex, bisogna però guardare al periodo tra gennaio e aprile. In questi quattro mesi, gli sbarchi in Italia sono stati 8.508 nel 2026, contro 15.793 nello stesso periodo del 2025 e i 16.137 del 2024. Dunque, quest’anno si è registrata una diminuzione di circa il 46 per cento rispetto al 2025, un dato in linea con quello indicato da Frontex per la rotta del Mediterraneo centrale nei primi quattro mesi dell’anno.

Ma aumentano le morti

La parte più problematica del post di Forza Italia riguarda però il rapporto tra il calo degli arrivi e le morti in mare. Il partito di Tajani scrive che ci sarebbe «meno immigrazione irregolare e quindi meno morti in mare». I dati disponibili, però, non solo non confermano questo nesso, ma indicano che nei primi mesi del 2026 le vittime nel Mediterraneo sono aumentate.

Nello stesso comunicato in cui viene segnalato il calo del 40 per cento degli attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell’Ue, Frontex ha scritto che «il numero complessivo di arrivi irregolari continua a diminuire, ma il costo umano resta devastante». Citando i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), l’agenzia europea ha aggiunto che dall’inizio del 2026 oltre 1.200 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo.

Già all’inizio di aprile l’Organizzazione internazionale per le migrazioni aveva segnalato che nel Mediterraneo erano state registrate almeno 990 vittime dall’inizio dell’anno, rendendo l’avvio del 2026 «uno dei più letali» dal 2014. Secondo l’organizzazione, sulla sola rotta del Mediterraneo centrale, i morti erano circa 765, oltre 460 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento superiore al 150 per cento. Inoltre, veniva sottolineato che le morti erano aumentate nonostante il calo degli arrivi. L’organizzazione scriveva che l’Italia aveva registrato circa 6.200 arrivi dall’inizio del 2026, contro 9.400 nello stesso periodo del 2025. In altre parole, tra gennaio e l’inizio di aprile 2026 gli sbarchi erano diminuiti, ma le vittime lungo le rotte del Mediterraneo erano aumentate.

Il ruolo del governo italiano

Il post di Forza Italia attribuisce inoltre il calo degli arrivi alla linea del governo italiano. Questa conclusione, però, non è dimostrata dai dati citati.

Nel suo comunicato, Frontex spiega la diminuzione degli attraversamenti irregolari con una combinazione di fattori: la cooperazione con i Paesi partner, le misure preventive adottate in alcuni Stati di partenza e le condizioni meteorologiche difficili nei primi mesi dell’anno. Per il Mediterraneo centrale, l’agenzia cita in particolare le dinamiche politiche nei Paesi di partenza e di origine e le misure preventive delle autorità libiche.

In altre parole, tra i fattori che hanno contribuito al calo degli arrivi Frontex indica anche una strategia più ampia, basata sulla cooperazione con i Paesi di origine e di transito, e sostenuta anche dall’Italia. L’agenzia europea, però, non attribuisce la diminuzione principalmente, né tantomeno esclusivamente, alle politiche del governo italiano.

Ricapitolando, il post di Forza Italia fa innanzitutto confusione quando parla di un calo degli «sbarchi»: il dato citato da Frontex riguarda infatti gli «attraversamenti irregolari» delle frontiere esterne dell’Unione europea, categoria che include anche gli arrivi via terra. Inoltre, in questa categoria non vengono conteggiate le singole persone, ma il numero di volte in cui vengono oltrepassate le frontiere esterne dell’Ue, anche da parte della stessa persona. Il partito di Tajani trae poi dal calo del 40 per cento degli attraversamenti irregolari registrati da Frontex conclusioni al momento non supportate dai dati. Questa tendenza non può essere attribuita con certezza alla sola linea del governo italiano e, soprattutto, i dati disponibili non confermano il nesso secondo cui a un minor numero di arrivi corrisponda un minor numero di morti in mare. Nei primi mesi del 2026 le vittime nel Mediterraneo sono rimaste numerose e, sulla rotta centrale, sono addirittura aumentate rispetto allo stesso periodo del 2025.

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