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Che cosa sta succedendo sulla legge sul fine vita del Veneto

Il governo vuole fare ricorso alla Corte Costituzionale contro il testo approvato dalla regione guidata dalla Lega, creando un certo disappunto tra i leghisti
Da sinistra, l’ex presidente del Veneto Luca Zaia, l’attuale presidente della regione Alberto Stefani e il segretario della Lega Matteo Salvini – Fonte: ANSA
Da sinistra, l’ex presidente del Veneto Luca Zaia, l’attuale presidente della regione Alberto Stefani e il segretario della Lega Matteo Salvini – Fonte: ANSA
Nel tardo pomeriggio di giovedì 5 novembre il Consiglio dei ministri ha deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge regionale del Veneto sul cosiddetto “fine vita”, generando diversi malumori nella maggioranza. Il Veneto è da anni una regione guidata dal centrodestra e l’attuale presidente è l’esponente della Lega Alberto Stefani.

La legge regionale sul fine vita era stata approvata a inizio settembre dal Consiglio regionale del Veneto, e traeva spunto dalla proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, per definire le procedure per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. In Italia non esiste al momento una legge a livello nazionale che regoli l’accesso al suicidio medicalmente assistito, ossia la possibilità per una persona gravemente malata e soggetta a forti sofferenze di poter chiedere la somministrazione di un farmaco che metta la fine alla sua vita. 
Negli anni, però, in assenza di una legge nazionale, il quadro giuridico di riferimento è stato definito soprattutto dalla Corte costituzionale. Con una sentenza del 2019, poi precisata da un’altra sentenza del 2024, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando riguarda una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. In questi anni poi tre regioni guidate dal centrosinistra, Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, hanno approvato proprie leggi regionali per applicare a livello locale le sentenze della Corte Costituzionale, e lo stesso ha fatto il Veneto ormai due mesi fa, portando a compimento una storica battaglia dell’ex presidente della Regione Luca Zaia, anche lui esponente di punta della Lega.

Ora il governo ha deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale sulla legge approvata dal Veneto, sostenendo che sia illegittima e che spetti allo Stato la competenza di definire le regole a livello nazionale sul fine vita. Il governo aveva fatto lo stesso nei mesi scorsi contro le leggi di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e nel caso della Toscana e della Sardegna è già arrivata la sentenza della Corte, di cui parleremo meglio più avanti. La Corte Costituzionale è l’organo costituzionale che ha il compito di valutare la legittimità costituzionale delle norme e ha il compito di risolvere i conflitti tra i vari organi istituzionali, come per l’appunto il governo e le regioni.

Dal punto di vista politico, la scelta del governo Meloni di impugnare la legge sul fine vita è significativa, proprio perché a differenza delle altre che l’hanno approvata, il Veneto è una regione governata dalla Lega. Secondo fonti stampa, durante il Consiglio dei ministri il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini non ha partecipato alla votazione per decidere se impugnare o meno la legge, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli – anche lui tra i principali politici della Lega –, ha votato contro, sostenendo che si tratta di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida attenendosi alle norme già in vigore dettate dalla Corte Costituzionale. Al momento il Consiglio dei ministri non ha spiegato nel dettaglio le motivazioni della scelta di impugnare la legge. Quel che è certo è che la decisione ha creato diversi disappunti nella Lega. Sul suo profilo Instagram, il deputato leghista Massimiliano Panizzut ha condiviso nelle storie la notizia sulla decisione del governo di fare ricorso contro la legge del Veneto, con un commento sarcastico: «Autonomia», alludendo alla storica battaglia della Lega per dare più poteri alle regioni.
La storia Instagram pubblicata dal deputato leghista Massimiliano Panizzut contro la decisione del governo sull'autonomia differenziata
La storia Instagram pubblicata dal deputato leghista Massimiliano Panizzut contro la decisione del governo sull'autonomia differenziata
«Vediamo quali saranno i motivi di ricorso, perché quello ci aiuterà a capire se l’impugnazione è solo una mossa politica di facciata oppure la volontà vera di far saltare del tutto la legge», ha detto a Pagella Politica un consigliere regionale vicino al presidente del Veneto Stefani, che ha preferito rimanere anonimo. Secondo lo stesso consigliere regionale, «se i motivi dell’impugnazione saranno blandi vorrà dire che il ricorso è solo una scelta politica di Meloni per assecondare il suo elettorato e i rappresentanti di Fratelli d’Italia in Veneto, che si sono espressi compattamente contro la legge in consiglio regionale». 

Dopo la decisione del Consiglio dei ministri sul fine vita, il presidente del Veneto Stefani ha detto che secondo lui la legge della sua regione sarà considerata legittima dalla Corte Costituzionale, perché rispetterebbe i principi delle sentenze emesse dai giudici costituzionali e perché nel testo del Veneto sono stati inseriti diversi riferimenti al favor vitae, un termine latino che indica il principio etico-giuridico a tutela della vita umana come bene fondamentale. Sulla stessa linea si è espresso l’ex presidente della Regione Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale, in un’intervista al Corriere della Sera. «Non ci vedo una scelta ideologica: visti i precedenti, queste leggi regionali verranno impugnate tutte», ha detto Zaia, secondo cui i tempi sono «maturi» affinché il Parlamento approvi una legge nazionale.

Come anticipato, la Corte Costituzionale si è già espressa di recente sulle leggi della Toscana e della Sardegna. A dicembre 2025 la Corte ha accolto soltanto in parte il ricorso del governo Meloni contro la legge regionale toscana sul suicidio medicalmente assistito, stabilendo due principi fondamentali: le regioni possono legiferare sugli aspetti organizzativi e procedurali del suicidio medicalmente assistito, nell’ambito delle competenze concorrenti in materia di tutela della salute; e non possono ridefinire i requisiti sostanziali per accedere al suicidio assistito, né intervenire in materie riservate alla competenza legislativa statale. La Corte ha quindi dichiarato incostituzionali alcune disposizioni della legge della Toscana, fra cui quelle relative ai requisiti di accesso al suicidio assistito, ad alcuni termini procedurali e agli obblighi delle strutture sanitarie, ma non ha annullato la legge integralmente. 

Una cosa simile è avvenuta nel caso della Sardegna. A luglio la Corte ha respinto la contestazione del governo contro la legge nel suo complesso, riconoscendo la competenza regionale a disciplinare gli aspetti organizzativi e procedurali. Allo stesso tempo, ha però dichiarato incostituzionali alcune disposizioni, tra cui quelle relative ai termini della procedura e alla fornitura dell’assistenza tecnica e farmacologica da parte delle aziende sanitarie per il suicidio assistito.

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