Martedì 27 ottobre la Commissione europea ha presentato una proposta per rafforzare i poteri di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Tra le novità c’è la possibilità di sostenere rimpatri da un Paese esterno all’Unione europea a un altro. «Oggi proponiamo di fare di Frontex l’attore centrale dell’UE sui rimpatri», ha detto il commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione Magnus Brunner durante la presentazione.
In sostanza, l’agenzia potrebbe aiutare un governo esterno all’UE ad allontanare dal suo territorio una persona che non ha diritto di soggiornarvi, trasferendola in un altro Paese. Nel linguaggio delle norme europee, infatti, il rimpatrio non indica necessariamente il ritorno nel Paese d’origine. Il viaggio potrebbe quindi cominciare e finire fuori dall’Unione, anche senza che la persona interessata vi sia mai entrata.
La proposta deve però essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE, dove siedono i rappresentanti dei governi nazionali, e anche dopo l’eventuale approvazione queste operazioni richiederebbero accordi specifici.
Ma che cosa cambierebbe rispetto alle attività già svolte da Frontex? E quale rapporto avrebbero i nuovi poteri con i cosiddetti return hubs, i centri di rimpatrio nei Paesi extraeuropei?
Per capirlo bisogna distinguere tre strumenti: il regolamento sui rimpatri già approvato, che consente accordi per trasferire persone in Paesi terzi, cioè esterni all’UE; la proposta sui nuovi compiti di Frontex; e un secondo testo, presentato sempre il 27 ottobre, per digitalizzare la gestione delle procedure.
In sostanza, l’agenzia potrebbe aiutare un governo esterno all’UE ad allontanare dal suo territorio una persona che non ha diritto di soggiornarvi, trasferendola in un altro Paese. Nel linguaggio delle norme europee, infatti, il rimpatrio non indica necessariamente il ritorno nel Paese d’origine. Il viaggio potrebbe quindi cominciare e finire fuori dall’Unione, anche senza che la persona interessata vi sia mai entrata.
La proposta deve però essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE, dove siedono i rappresentanti dei governi nazionali, e anche dopo l’eventuale approvazione queste operazioni richiederebbero accordi specifici.
Ma che cosa cambierebbe rispetto alle attività già svolte da Frontex? E quale rapporto avrebbero i nuovi poteri con i cosiddetti return hubs, i centri di rimpatrio nei Paesi extraeuropei?
Per capirlo bisogna distinguere tre strumenti: il regolamento sui rimpatri già approvato, che consente accordi per trasferire persone in Paesi terzi, cioè esterni all’UE; la proposta sui nuovi compiti di Frontex; e un secondo testo, presentato sempre il 27 ottobre, per digitalizzare la gestione delle procedure.