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Un deputato di AVS ha diffuso una foto sulle manifestazioni fatta con l’IA

L’immagine, che ritrae dei manifestanti che si tengono a braccetto con dei poliziotti, è stata rilanciata anche da altri utenti sui social
Pagella Politica
Il 25 ottobre il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un’immagine che ritrae un centinaio di manifestanti, che sventolano la bandiera italiana, mentre camminano per la strada, con alcuni di loro che si tengono a braccetto con cinque poliziotti in testa al corteo. «Signor Borrelli buonasera, condivido con lei questa foto da me realizzata con la speranza che possa dare il buon esempio, data la sua visibilità», è la descrizione con cui Borelli ha accompagnato l’immagine. Con tutta probabilità, si tratta del messaggio che il deputato di AVS ha ricevuto dall’autore dell’immagine. 

Come hanno ricostruito i nostri colleghi di Facta l’immagine, che dovrebbe fare riferimento alle recenti proteste in piazza contro il governo Meloni, è falsa. La foto è un contenuto generato con l’intelligenza artificiale, rilanciato sui social anche da altri utenti oltre a Borrelli.

La presunta fotografia non è rintracciabile in nessun archivio pubblico di agenzie fotografiche e non è stata condivisa nemmeno da alcun media credibile e affidabile. Quella infatti non è una foto reale, ma un’immagine generata tramite un software di IA generativa. Sono infatti presenti diversi errori nell’immagine: il poliziotto sulla destra, così come altri manifestanti, ha più di cinque dita in una sola mano, e alcune delle dita sono più grandi delle altre. Poi, la testa di un manifestante sulle retrovie si fonde con la saracinesca di un negozio, alcuni volti di altre persone sono deformati e il logo della polizia presente sul cappello degli agenti non è mai lo stesso.

Qui occorre poi fare una precisazione. I nostri colleghi di Facta hanno verificato e contrassegnato come alterata soltanto l’immagine condivisa da account e utenti non politici, nell’ambito del Third Party Fact-checking Program (3PFC), il programma di collaborazione con i fact-checker per il contrasto alla diffusione di notizie false sui social network Facebook, Instagram e Threads. Il programma, infatti, esclude la possibilità di segnalare post di politici. 

Nel caso di Borrelli, se si apre il link al suo post è comunque possibile leggere la segnalazione secondo cui la foto è alterata e che un contenuto simile è stato controllato da fact-checker indipendenti. Come spiega la stessa Meta, «in alcuni casi la valutazione dei partner di fact-checking avrà un effetto sui personaggi politici. Se un personaggio politico condivide un contenuto creato da terzi (ad es. un link a un articolo, una foto o un video che è già stato smentito su Facebook), mettiamo in secondo piano il contenuto, mostriamo un avviso e rifiutiamo di includerlo nelle inserzioni».

I rischi dell’uso dell’IA

In ogni caso, Borrelli non è nuovo alla condivisione di contenuti alterati. A marzo di quest’anno, il deputato di AVS aveva diffuso sui propri social un’immagine, alterata con l’intelligenza artificiale, che ritraeva la presidente del Consiglio in un ospedale psichiatrico.
A dicembre 2025 come Pagella Politica e Facta avevamo promosso un accordo – sottoscritto da quasi tutti i partiti in Parlamento, tra cui Alleanza Verdi-Sinistra – sull’uso dell’intelligenza artificiale nella propaganda politica. In particolare, firmando l’accordo i partiti si sono impegnati a fare tre cose: non creare e non diffondere deepfake dei propri avversari politici; se per caso viene diffuso un deepfake, credendolo vero, dare conto dell’errore e non limitarsi a rimuoverlo; informare e sensibilizzare i propri iscritti su questo tema. Con “deepfake” si intende un video, una foto o un audio che sembra reale, ma che in realtà è stato creato o manipolato con l’intelligenza artificiale. 

Con il suo post, Borrelli non ha attaccato direttamente un proprio avversario politico, quindi il suo caso è una violazione del nostro accordo, ma un tale uso dell’intelligenza artificiale è comunque rischioso. La condivisione di foto verosimili come quella diffusa dal deputato di AVS, ma create con l’IA, rischia di far diventare normale la possibilità di creare realtà parallele, inquinando il dibattito pubblico. Al di là dei deepfake contro gli avversari, è dunque auspicabile che tutti i partiti concordano nella necessità di segnalare con chiarezza i contenuti generati tramite l’intelligenza artificiale. 

 

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