Martedì 23 giugno il Senato ha approvato il nuovo disegno di legge sulla caccia con il voto favorevole dei partiti della maggioranza di centrodestra; contro si sono schierate invece le opposizioni, tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e Azione. Per diventare legge a tutti gli effetti, il testo ora dovrà essere approvato anche alla Camera.
Il cosiddetto “ddl Caccia” era stato presentato nel giugno 2025 dai capigruppo dei partiti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. Nel complesso, il disegno di legge modifica in molti punti la principale legge italiana sulla tutela degli animali selvatici e sulle regole della caccia, che risale al 1992. Con il nuovo testo cambia l’impostazione della norma: alla tutela della fauna selvatica viene affiancato il riferimento alla sua «gestione», cioè all’insieme degli interventi con cui lo Stato e le regioni regolano la presenza degli animali selvatici sul territorio. Tra le novità principali ci sono l’aumento delle specie che possono essere cacciate, più margini per le regioni nel decidere i periodi dell’anno in cui la caccia è consentita, e modifiche agli interventi per contenere alcune specie selvatiche.
Il 23 giugno, durante la discussione in aula, il senatore di Forza Italia Adriano Paroli ha sostenuto che il disegno di legge serve ad aggiornare una normativa «ormai superata» rispetto ai cambiamenti del territorio e della fauna, mentre le opposizioni hanno dato una lettura molto diversa. Il senatore di Alleanza Verdi-Sinistra Peppe De Cristofaro, per esempio, ha accusato la maggioranza di stare «smantellando» la legge del 1992 e di spostare il senso della norma dalla tutela della fauna all’ampliamento della caccia.
Il cosiddetto “ddl Caccia” era stato presentato nel giugno 2025 dai capigruppo dei partiti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. Nel complesso, il disegno di legge modifica in molti punti la principale legge italiana sulla tutela degli animali selvatici e sulle regole della caccia, che risale al 1992. Con il nuovo testo cambia l’impostazione della norma: alla tutela della fauna selvatica viene affiancato il riferimento alla sua «gestione», cioè all’insieme degli interventi con cui lo Stato e le regioni regolano la presenza degli animali selvatici sul territorio. Tra le novità principali ci sono l’aumento delle specie che possono essere cacciate, più margini per le regioni nel decidere i periodi dell’anno in cui la caccia è consentita, e modifiche agli interventi per contenere alcune specie selvatiche.
Il 23 giugno, durante la discussione in aula, il senatore di Forza Italia Adriano Paroli ha sostenuto che il disegno di legge serve ad aggiornare una normativa «ormai superata» rispetto ai cambiamenti del territorio e della fauna, mentre le opposizioni hanno dato una lettura molto diversa. Il senatore di Alleanza Verdi-Sinistra Peppe De Cristofaro, per esempio, ha accusato la maggioranza di stare «smantellando» la legge del 1992 e di spostare il senso della norma dalla tutela della fauna all’ampliamento della caccia.