Come sta andando la nuova ondata di Covid-19

Cinque grafici per capire dove e a che velocità stanno crescendo i contagi, qual è il livello del tasso di positività e la pressione sugli ospedali
ANSA
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Nel nostro Paese è in corso una nuova ondata di contagi da coronavirus: dal 3 al 9 ottobre, in Italia sono stati registrati 285 mila nuovi casi, circa 60 mila in più rispetto alla settimana precedente e il doppio rispetto a due settimane fa. Questi numeri complessivi, per quanto ufficiali, sono molto probabilmente sottostimati per via della diffusione dei test rapidi “fai da te”, i cui risultati non sono tracciati dal sistema sanitario. 

Numeri e grafici alla mano, come sta andando questa ondata?

Crescono i casi, ma la velocità rallenta

La crescita dei nuovi casi è iniziata verso la metà di settembre: la velocità di crescita dei contagi è poi salita rapidamente, arrivando a variazioni in media superiori al 150 per cento rispetto ai sette giorni precedenti. Detta altrimenti, i nuovi casi giornalieri sono arrivati a raddoppiare ogni dieci giorni.

Nell’ultima settimana la velocità di crescita dei contagi è però diminuita. Al momento la variazione settimanale è in media del 130 per cento e la velocità di raddoppio è di 2,3 settimane. 

La velocità con cui sono cresciuti i casi è simile a quella che si era registrata durante l’ondata estiva di giugno e maggiore di quella di marzo, ma molto più bassa di quella di dicembre 2021, quando si è diffusa la prima variante omicron del coronavirus. Alla fine dello scorso anno i casi erano arrivati a crescere del 260 per cento sui sette giorni precedenti, ossia con un raddoppio ogni cinque giorni.
Come in tutte le precedenti ondate, i casi non stanno crescendo allo stesso modo tra le varie aree del Paese. Nel Nord-Est l’incidenza è di 102 casi ogni 100 mila abitanti, nel Nord-Ovest di 85 ogni 100 mila, mentre nel Centro è pari a 66 ogni 100 mila e nel Mezzogiorno a 37 ogni 100 mila. Anche i tassi di crescita sono diversi tra le macroaree: nel Nord-Ovest, attualmente, i nuovi casi raddoppiano ogni 2,8 settimane, nel Nord-Est ogni 2,3, nel Centro ogni 2 e nel Mezzogiorno ogni 5,5 settimane.

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Sale rapidamente il tasso di positività

Il 20 per cento dei tamponi effettuati ogni giorno risulta essere positivo. Ricordiamo che l’andamento del tasso di positività è importante, perché questo indicatore permette di capire se stiamo sottostimando la diffusione del virus. All’inizio della pandemia, si considerava il tracciamento dei contagi ormai fuori controllo se il tasso di positività dei test era superiore al 5 per cento. 

Anche in questa ondata il tasso di positività dei tamponi è cresciuto rapidamente, segno che i test non riescono a tenere il passo per identificare tutti i nuovi casi. Va comunque considerato che molte persone utilizzano i test “fai da te” e quindi non rientrano nelle statistiche ufficiali, sia in caso di positività al virus che di negatività. 

Il tasso di positività dei test rapidi è al 21 per cento ed è maggiore rispetto quello dei tamponi molecolari, che invece è al 16 per cento. Quest’ultimo sta però crescendo più velocemente. In generale, il tasso di positività dei test rapidi è superiore a quello dei test molecolari ormai da marzo, mese in cui i test rapidi sono diventati il principale strumento diagnostico contro la Covid-19.

L’effetto sugli ospedali è limitato

L’impatto della nuova ondata sugli ospedali si sta iniziando a vedere, ma al momento è molto limitato. Ogni giorno vengono ricoverate, in media, 28 persone in terapia intensiva, mentre nei reparti ordinari 380. Al momento, i nuovi ricoveri in terapia intensiva sono ancora la metà rispetto a quelli registrati in estate, mentre quelli nei reparti ordinari sono circa un terzo. I ricoveri sono però destinati ad aumentare: al momento siamo all’inizio degli effetti ospedalieri di questa ondata di contagi, ed esiste un ritardo tra quando inizia una fase di crescita dell’epidemia e quando questa dispiega i suoi effetti sui ricoveri.

In ogni caso, i dati mostrano che la protezione conferita dai vaccini continua a evitare alla stragrande maggioranza delle persone anziane contagiate di avere forme gravi di Covid-19. Senza i vaccini, il numero di ricoveri sarebbe più alto.

Come va nel resto d’Europa

Una nuova ondata di contagi si sta registrando anche nel resto dell’Europa occidentale e in parte di quella centrale, con l’eccezione della penisola iberica, mentre nell’Europa orientale c’è una tendenza alla diminuzione dei casi. I maggiori aumenti settimanali di contagi si stanno registrando al momento in Finlandia e Svezia.

In termini di incidenza, l’Italia è uno dei Paesi in Europa con il maggior numero di casi confermati rispetto alla popolazione, ma comunque su livelli inferiori rispetto a quelli di Germania e Francia e meno della metà di quanto si sta registrando in Austria.

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