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I pro e i contro della “bolletta sociale” proposta da Alleanza Verdi-Sinistra

La proposta allargherebbe gli aiuti sulle bollette elettriche a milioni di famiglie, ma ci sono dubbi sull’applicazione degli sconti e sulle coperture finanziarie
ANSA
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Ridurre la bolletta elettrica fino a oltre mille euro l’anno per le famiglie più povere. È l’obiettivo della “bolletta sociale” proposta da Alleanza Verdi-Sinistra, che punta ad allargare la platea dei beneficiari degli aiuti pubblici e a proteggerli da nuove impennate dei prezzi dell’energia. La misura ha un costo rilevante: secondo le stime del partito, la spesa arriverebbe a oltre sei miliardi e mezzo di euro all’anno.

Anche se il testo ufficiale non è pubblicamente disponibile, Pagella Politica ha potuto leggere la proposta completa. Il meccanismo ha alcuni punti di forza: il credito energetico cresce al diminuire del reddito, tiene conto della dimensione della famiglia e viene riconosciuto automaticamente. La proposta, tuttavia, lascia aperte alcune questioni importanti. Per esempio, il beneficio non tiene conto direttamente della spesa energetica effettiva, e le famiglie che consumano poco potrebbero ricevere un aiuto sproporzionato rispetto alla bolletta.

Il funzionamento della “bolletta sociale”

La proposta prevede un credito energetico per tutte le famiglie con un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) fino a 30 mila euro. Il beneficio viene calcolato in chilowattora (kWh), convertiti in euro sulla base del prezzo dell’elettricità dell’anno precedente. Il credito viene poi scalato mensilmente dalla bolletta, senza che la famiglia debba presentare una domanda. In questo modo una parte della spesa energetica verrebbe coperta dallo Stato.

L’importo dell’aiuto varierebbe in base all’ISEE e al numero di componenti del nucleo familiare. Per una famiglia di tre o quattro persone con ISEE fino a 10 mila euro, la quota riconosciuta sarebbe di 1.700 kWh l’anno. Valorizzata al prezzo di riferimento utilizzato nel dossier, pari a 33,3 centesimi per kWh, equivarrebbe a circa 570 euro all’anno. Per un nucleo con le stesse caratteristiche e un ISEE di 20 mila euro, l’aiuto scenderebbe a circa 280 euro.

La progressività è uno degli aspetti più interessanti della proposta. Il beneficio diminuisce gradualmente all’aumentare dell’ISEE, fino ad azzerarsi a 30 mila euro. Si evita così che una famiglia perda improvvisamente tutto il sostegno per il superamento di una soglia economica, come accade oggi con il bonus sociale riconosciuto in bolletta alle famiglie. 

Accanto al credito ordinario, Alleanza Verdi-Sinistra propone uno scudo anticiclico che si attiverebbe quando il prezzo dell’elettricità supera di oltre il 25 per cento la media dei tre anni precedenti. In quel caso, il valore del credito per le famiglie già beneficiarie verrebbe aggiornato al prezzo corrente, evitando che il riferimento all’anno precedente ne riduca il potere d’acquisto. Lo scudo estenderebbe inoltre il sostegno ai nuclei con ISEE tra 30 mila e 45 mila euro, esclusi dal credito ordinario. Per una famiglia di tre o quattro persone il contributo temporaneo sarebbe di 50 euro a trimestre, con importi diversi per nuclei più piccoli o più numerosi.

Il meccanismo offre una protezione in caso di shock energetici, ma la copertura finanziaria è limitata. Secondo la proposta, il costo dello scudo anticrisi aumenterebbe sensibilmente in caso di crisi prolungate, fino a superare il miliardo di euro per un anno intero. Le risorse considerate certe da AVS non sarebbero tuttavia sufficienti a coprire integralmente questa spesa. In caso di fondi insufficienti, il contributo anticiclico verrebbe quindi ridotto proporzionalmente, mentre il credito ordinario resterebbe garantito. Alleanza Verdi-Sinistra prevede inoltre quantitativi aggiuntivi per le famiglie che riscaldano casa con una pompa di calore propria e non utilizzano il gas. Il bonus aumenta in base alla zona climatica, per tenere conto dei maggiori consumi necessari a riscaldare gli edifici nelle aree più fredde.

Il programma partirebbe il primo luglio 2027, con un beneficio dimezzato per il primo semestre di applicazione, e arriverebbe a regime nel 2028. AVS prevede inoltre che l’INPS possa calcolare d’ufficio l’ISEE per le famiglie che non lo presentano, così da ampliare la platea dei beneficiari.

Un aiuto più ampio, con alcuni limiti

Per capire la portata della proposta, bisogna confrontarla con gli aiuti già esistenti. Oggi il bonus sociale elettrico ordinario è riservato alle famiglie in condizioni di disagio economico con ISEE fino a 9.796 euro, soglia che sale a 20 mila euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico. Il valore annuo varia in base alla composizione familiare e va indicativamente da 146 a 204 euro. Nel 2026 è stato inoltre riconosciuto un contributo straordinario di 115 euro ai titolari del bonus elettrico che possedevano i requisiti previsti.

La proposta di AVS allargherebbe quindi sensibilmente la platea dei beneficiari e aumenterebbe l’aiuto per le famiglie con ISEE più bassi. Nel 2026 il bonus sociale luce è stato riconosciuto a 2,6 milioni di famiglie. Stando invece alle famiglie che hanno presentato una dichiarazione ISEE inferiore ai 30 mila euro, i nuclei beneficiari del credito energetico potrebbero essere almeno 8 milioni e mezzo. Allo stesso modo, anche i costi supererebbero di gran lunga quelli delle misure attuali.

La proposta sembra mirare soprattutto a sostenere le famiglie con redditi medio-bassi, più che compensare eventuali rincari in bolletta. Il credito ordinario viene infatti riconosciuto sulla base dell’ISEE e della composizione del nucleo, indipendentemente dall’andamento della tariffa applicata dal fornitore. Per esempio, una famiglia con un contratto a prezzo fisso (circa il 50 per cento delle forniture) che non ha subito rincari riceverebbe lo stesso beneficio di una famiglia con un contratto indicizzato che ha visto aumentare la propria spesa. La differenza potrebbe diventare ancora più evidente con l’attivazione dello scudo anticiclico: una famiglia con un contratto a prezzo fisso potrebbe ricevere un sussidio relativamente più generoso rispetto a un nucleo analogo con tariffa variabile.

Un altro limite riguarda la composizione della spesa elettrica. Il credito viene calcolato in kWh e valorizzato al prezzo di riferimento indicato nel dossier, ma il documento non chiarisce in dettaglio su quali voci della bolletta si applichi lo sconto. La bolletta comprende infatti sia componenti variabili, legate ai consumi, sia quote fisse relative alla vendita, alla rete e agli oneri di sistema. Queste ultime restano dovute anche quando una famiglia consuma pochissima elettricità.

Per esempio, per una persona che vive da sola le quote fisse possono rappresentare una parte significativa – e in alcuni casi maggioritaria – della spesa complessiva. Lo stesso vale per chi risiede in un’abitazione a basso consumo energetico, o dotata di un impianto fotovoltaico. Un credito costruito sui kWh acquistati potrebbe quindi lasciare scoperta una componente importante della bolletta, offrendo minore protezione alle famiglie meno numerose o che consumano meno.

Infine, AVS non propone un credito equivalente per le bollette del gas. La scelta sembra frutto dell’intenzione del partito di non sussidiare fonti energetiche fossili. Le famiglie che utilizzano una caldaia a metano continuerebbero dunque a beneficiare solo degli strumenti esistenti, meno generosi. È un limite da considerare soprattutto nei periodi invernali e per i nuclei che abitano nel Nord Italia, dove il costo del gas può incidere in modo rilevante sul bilancio domestico. Secondo Facile.it, una famiglia residente in Veneto avrebbe speso nel 2025 tra luce e gas in media 2.300 euro (di cui due terzi per il metano), mentre un nucleo siciliano non avrebbe superato i 1.700 euro. La differenza evidenzia il rischio di un sostegno poco proporzionato ai diversi fabbisogni energetici territoriali.

La soluzione proposta

Per ridurre questa disparità, AVS propone un programma di noleggio sociale di pompe di calore, con installazione senza anticipo, manutenzione inclusa per dieci anni e riscatto gratuito dell’impianto da parte della famiglia al termine del periodo.

La soluzione, tuttavia, non è applicabile indistintamente a tutte le abitazioni: l’efficienza di una pompa di calore dipende dalle caratteristiche dell’edificio, dal livello di isolamento termico e dalla compatibilità con l’impianto di riscaldamento esistente. In alcuni casi, l’installazione potrebbe richiedere interventi aggiuntivi o non garantire risparmi sufficienti rispetto alla caldaia a gas. La stessa AVS prevede che il noleggio venga attivato soltanto quando il progetto dimostra un risparmio per la famiglia.

C’è poi il costo per le finanze pubbliche: il programma per le famiglie arriverebbe a richiedere fino a 3,1 miliardi di euro l’anno nella fase di massima espansione. Una spesa rilevante, la cui sostenibilità dipende anche dalla capacità della filiera di installare centinaia di migliaia di impianti l’anno, senza che eventuali strozzature dell’offerta ne facciano aumentare i costi.

Le coperture

La proposta di Alleanza Verdi-Sinistra ha il pregio di quantificare la maggiore spesa stimata per introdurre le misure e di individuare una serie di coperture. Tuttavia, il livello di dettaglio non è sufficiente per verificare la correttezza delle stime.

Per il 2028, AVS stima una spesa complessiva di 6,4 miliardi di euro, a cui si aggiungono 300 milioni riservati sul Conto termico per il programma delle pompe di calore. Per finanziare il piano, il partito prevede di destinare 2,1 miliardi da un ulteriore incremento della tassazione sul gioco d’azzardo, 1,4 miliardi da un aggravio fiscale sulle società energetiche e bancarie, 1,3 miliardi dai proventi delle aste delle quote di emissione di CO₂, 1,2 miliardi dal taglio della spesa per la difesa e 450 milioni dalle risorse dell’attuale bonus elettrico assorbito dalla nuova misura. A queste risorse si aggiungono 300 milioni del Piano sociale per il clima destinati agli investimenti nelle pompe di calore. Il piano punta a coprire integralmente la spesa senza ricorrere a nuovo deficit. L’utilizzo dei proventi delle aste CO₂ per finanziare la misura, tuttavia, impedirebbe di destinarli all’ammortamento dei titoli di Stato, con un debito più elevato rispetto allo scenario in cui quelle risorse fossero utilizzate per ridurlo.

Si tratta ovviamente di scelte politiche legittime, ma con possibili conseguenze economiche e strategiche. Un aumento della tassazione sul gioco d’azzardo potrebbe ricadere sui consumatori di questi servizi, come dimostra uno studio su una simile misura introdotta in Germania nel 2012. 

Un taglio alla spesa in armamenti, invece, potrebbe comportare il rinvio di programmi di investimento destinati a rafforzare le capacità difensive del Paese. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte richiamato le lacune italiane nella difesa aerea e antimissile e nella protezione delle infrastrutture strategiche. Infine, un aumento della pressione fiscale sulle imprese energetiche potrebbe ridurne le risorse disponibili per gli investimenti, compresi quelli necessari alla transizione energetica. L’effetto dipenderebbe comunque dal disegno del prelievo, dalle imprese interessate e dalle modalità con cui verrebbe applicato.

Per valutare la sostenibilità delle coperture, quindi, non basta verificare che entrate e spese pareggino sulla carta: occorre considerare anche i possibili effetti delle misure sulle attività economiche e sugli obiettivi pubblici che si intende perseguire.

I nodi della proposta

La bolletta sociale ha una logica redistributiva chiara. Amplia l’accesso agli aiuti, graduando il beneficio in base al reddito, e introduce una protezione aggiuntiva contro gli shock dei prezzi. L’automatismo del riconoscimento potrebbe inoltre ridurre gli ostacoli burocratici che oggi impediscono ad alcune famiglie di accedere alle agevolazioni.

Restano però tre nodi da sciogliere. Il primo riguarda il rapporto tra aiuti e spesa effettiva: senza regole precise sui consumi bassi, sul fotovoltaico e sulle quote fisse, è complesso stabilire quanto il beneficio sia calibrato sui bisogni reali. Il secondo riguarda la protezione dalle crisi prolungate, per le quali le risorse previste non garantiscono la copertura integrale dello scudo. Il terzo riguarda le coperture finanziarie, che devono essere valutate sulla base di stime verificabili e non soltanto degli importi indicati dal proponente.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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