Nicola Fratoianni

Fratoianni ha ragione: la quarantena dei lavoratori non è più malattia

«Migliaia di lavoratori e lavoratrici non riceveranno l’indennità Covid perché il governo Draghi non ha rifinanziato il fondo previsto per il 2021 e la quarantena non viene più considerata malattia»

Pubblicato: 25 ago 2021
Data origine: 23 ago 2021
Macroarea questioni sociali

Il 23 agosto il segretario di Sinistra italiana Nicolò Fratoianni ha criticato su Facebook il governo Draghi, colpevole di non considerare più come «malattia» la quarantena dei lavoratori. «Migliaia di lavoratori e lavoratrici non riceveranno l’indennità Covid perché il governo Draghi non ha rifinanziato il fondo previsto per il 2021», ha aggiunto Fratoianni.

È davvero così? Abbiamo verificato e il segretario di Sinistra italiana ha ragione, anche se un intervento del governo potrebbe ancora risolvere la questione.

Di che cosa stiamo parlando

Per capire come stanno le cose, bisogna fare un passo indietro di oltre un anno.

A marzo 2020 il precedente governo Conte aveva stabilito con il decreto “Cura Italia” (art. 26, co. 1) un trattamento particolare per i lavoratori dipendenti del settore privato messi in quarantena per un contatto con un positivo al coronavirus. All’epoca, ricordiamo, la quarantena doveva durare almeno 14 giorni, mentre attualmente è di almeno 7 giorni per i vaccinati e 10 giorni per i non vaccinati.

In base al decreto “Cura Italia”, ai lavoratori in quarantena – che non potevano lavorare a distanza – veniva riconosciuto come “malattia” il periodo di assenza da lavoro, venendo equiparati di fatto a chi era in isolamento per aver contratto il virus (una misura simile, introdotta a inizio marzo 2020, vale tutt’ora anche per i dipendenti pubblici). Questo è un beneficio non da poco, visto che l’indennità da malattia permette di mantenere buona parte del proprio stipendio mentre si è assenti da lavoro.

Per questa misura, all’inizio lo Stato si era preso a carico gli oneri dei datori di lavoro fino a un massimo di 130 milioni di euro per il 2020, cifra poi alzata a 380 milioni a luglio 2020 e successivamente a 633,1 milioni a ottobre 2020.

Adesso però, come ha evidenziato correttamente Fratoianni, il problema sono le risorse a disposizione per il 2021, che per il momento mancano. Ma questa situazione è nota da tempo.

Perché non è una novità

Lo scorso 6 agosto – quasi tre settimane prima della dichiarazione del leader di Sinistra italiana – l’Inps ha sottolineato in una nota che «il legislatore attualmente non ha previsto, per l’anno 2021, appositi stanziamenti volti alla tutela della quarantena» dei lavoratori che hanno avuto un contatto con un positivo. «Pertanto – ha aggiunto l’Inps – salvo eventuali interventi normativi, l’Istituto non potrà procedere a riconoscere la tutela previdenziale per gli eventi riferiti all’anno in corso».

Tradotto: al momento, per il 2021 non ci sono risorse stanziate per coprire come “malattia” le quarantene dei lavoratori dipendenti del settore privato. Già lo scorso 23 aprile, dunque quattro mesi fa, la stessa Inps aveva evidenziato il problema dell’assenza di fondi per coprire la misura introdotta con il “Cura Italia”. «Il problema è noto e lo abbiamo fatto presente da tempo, non dipende certo dall’Inps», ha dichiarato a La Stampa il 17 agosto Pasquale Tridico, presidente dell’istituto di previdenza.

Per ora, dunque, non sono state trovate nuove coperture in favore della misura e negli ultimi giorni la notizia ha iniziato a occupare le pagine dei giornali per le proteste sia dei sindacati che delle imprese. Il rischio, per quest’anno, è che i lavoratori dipendenti del settore privato in quarantena per il contatto con un positivo – se non possono lavorare a distanza – debbano fare ricorso a permessi retribuiti o a giorni di ferie per non vedersi ridurre lo stipendio, mentre sembra essere remota l’ipotesi di rimanere senza paga per la durata della quarantena.

Secondo fonti stampa, già lo scorso 10 agosto Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera al ministro del Lavoro Andrea Orlando e a quello dell’Economia Daniele Franco, chiedendo «un intervento normativo urgente» per risolvere la questione. Secondo Unimpresa – un’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese – c’è il rischio che eventuali riduzioni di stipendio dovranno essere coperte dalle aziende.

Al momento non esistono ancora stime ufficiali, dei ministeri o dell’Inps, su quanti lavoratori o lavoratrici potrebbero essere coinvolti in questa vicenda. Secondo un conto spannometrico di Unimpresa, una stima realistica – ma da prendere con cautela – potrebbe fare riferimento a circa 200 mila lavoratori.

Non è chiaro che cosa succederà per le eventuali richieste di malattia arrivate quest’anno dai lavoratori in quarantena. Nel suo messaggio del 6 agosto l’Inps ha sottolineato che, in base alle normi vigenti, riconoscerà le indennità per le tutele da quarantena «entro i limiti di spesa e i periodi sopra richiamati», provvedendo «al recupero delle eventuali prestazioni di malattia indebitamente conguagliate».

Il verdetto

Nicola Fratoianni ha dichiarato che la quarantena per il contatto con un positivo al coronavirus «non viene più considerata malattia» e che «migliaia di lavoratori e lavoratrici non riceveranno l’indennità Covid perché il governo Draghi non ha rifinanziato il fondo previsto per il 2021».

Abbiamo verificato e il segretario di Sinistra italiana, allo stato attuale delle cose, ha ragione. Come ha chiarito a inizio agosto l’Inps, nel 2020 la quarantena dei dipendenti nel settore privato era equiparata a un periodo di malattia. Ma, al momento, non ci sono ancora risorse stanziate per coprire un intervento di questo tipo anche per l’anno in corso. Sia i sindacati che le imprese hanno chiesto un intervento al governo, per evitare che i costi della quarantena ricadano sui datori di lavoro o sui lavoratori.

Si vedrà nel prossimo futuro se un simile intervento ci sarà, ma ad oggi, in conclusione, Fratoianni si merita un “Vero”.

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