Giuseppe Conte

Conte sbaglia: a Milano non ci sono «200 mila bambini» poveri (e nemmeno in totale)

«[A Milano ci sono] duecentomila bambini che vivono in povertà»

Pubblicato: 13 ago 2021
Data origine: 13 ago 2021
Macroarea questioni sociali

Il 13 agosto il Corriere della Sera ha pubblicato una lettera firmata dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ora nuovo leader del Movimento 5 stelle, dedicata alle città e alle regioni del Nord Italia.

Parlando di Milano, Conte ha scritto che nella città vivono in condizione di povertà ben «duecentomila bambini», un numero estremamente alto anche per la seconda metropoli più popolosa d’Italia, che infatti non è passato inosservato.

In mattinata la deputata di Italia viva Lisa Noja ha fatto notare su Twitter che a Milano risiedono in totale «175 mila bambini», un dato citato poco dopo anche dalla sottosegretaria Teresa Bellanova (Iv) in riferimento ai giovani under 14. Nella polemica è quindi intervenuto il deputato del M5s Stefano Buffagni, che ha preso le difese di Conte, scrivendo su Twitter che l’equivoco è dovuto semplicemente a un «errore di battitura», poiché in realtà i bambini milanesi in povertà sarebbero «20 mila» e non «200 mila».

Abbiamo verificato e Conte cita un dato completamente sbagliato e anche la teoria dell’errore di battitura sembra essere piuttosto debole. Vediamo perché.

Quanti bambini ci sono a Milano?

Non è chiaro a che cosa si riferisca Conte quando parla di «bambini». In ogni caso, anche se volessimo considerare come bambini tutti i ragazzi e le ragazze minorenni – un’interpretazione quindi molto ampia – i dati Istat dicono che nel 2021 i residenti a Milano con un’età compresa tra 0 e 17 anni sono 210.712. Se l’affermazione di Conte fosse corretta allora il 95 per cento dei minorenni a Milano si troverebbe in una condizione di povertà, uno scenario praticamente impossibile.

Anche considerando la fascia d’età 0-14 – quella a cui hanno fatto riferimento Lisa Noja e Teresa Bellanova – i residenti a Milano sono in totale (quindi indipendentemente dalla condizione reddituale) 174.660: una cifra addirittura inferiore al numero indicato da Conte.

Come abbiamo accennato, nelle ore successive alla pubblicazione dell’articolo molti, tra politici e giornalisti, hanno fatto notare l’errore sui social, e il deputato del Movimento 5 stelle Stefano Buffagni ha risposto che i bambini in povertà assoluta in effetti non sono «200 mila», bensì «20 mila».

Anche Giuseppe Conte, che inizialmente aveva pubblicato la lettera sul suo profilo Facebook scrivendo «duecento mila» (Figura 1) ha poi corretto il tiro e modificato in «venti mila» il numero di «bambini che vivono in povertà nella metropoli» (Figura 2). Lo si può verificare guardando la cronologia delle modifiche apportate al post, come riportiamo in queste immagini:

Figura 1. Post originale pubblicato sulla pagina di Giuseppe Conte il 13 agosto

Figura 2. Successiva modifica e versione attualmente disponibile sulla pagina Facebook (13 agosto, ore 17:30)

Secondo Buffagni si è trattato di un «errore di battitura» ma su questa tesi sembra legittimo avere qualche dubbio.

I limiti della tesi dell’errore di battitura

Che il leader del M5s abbia detto o scritto «duecentomila» invece che «ventimila» non sarebbe di per sé una cosa strana. Ma che lo stesso identico errore sia stato commesso da un altro esponente del Movimento quattro mesi fa, è una circostanza quantomeno curiosa.

Proprio Stefano Buffagni, che è il sostenitore della tesi dell’«errore di battitura», aveva detto il 12 aprile in un’intervista con il Corriere della Sera: «nella ricca Milano ci sono 200 mila bambini poveri». Stesso argomento, stessa città, stesso errore. Le coincidenze sono ovviamente possibili ma riteniamo corretto evidenziarla.

Ma, al di là di questo, è vero che a Milano ci sono 20 mila bambini in condizione di povertà? E da dove arriva questo numero?

«20 mila» bambini poveri a Milano: da dove arriva il dato?

È probabile che la fonte di questa informazione sia il programma QuBì, un’iniziativa attiva nel Comune di Milano dal 2017 e promossa da vari enti, tra cui Fondazione Cariplo. Come spiegato sul sito, l’obiettivo del programma QuBì è «contrastare il fenomeno della povertà infantile promuovendo la collaborazione tra le istituzioni pubbliche e il terzo settore», tramite la realizzazione di «interventi mirati a bisogni specifici» in tutti i 25 quartieri della città.

Secondo uno studio promosso dalla Fondazione Cariplo, partner del programma, nel 2016 i contributi di sostegno al reddito hanno raggiunto 9.433 famiglie milanesi con minori, per un totale di 19.703 ragazzi e ragazze con meno di 18 anni: un numero vicino ai «20 mila» citati da Buffagni e poi da Conte. Il numero si ritrova anche in un prospetto informativo del programma QuBì pubblicato a maggio 2021.

Non è detto però che tutte le famiglie che hanno beneficiato dei contributi di sostegno al reddito si trovino necessariamente in una situazione di povertà assoluta, e che quindi secondo l’Istat non sono in grado di sostenere «la spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi» considerato essenziale per «uno standard di vita minimamente accettabile».

Un altro report del progetto QuBì invece afferma che, «sebbene non siano disponibili dati ufficiali», secondo «alcune stime» ben 21 mila minori milanesi potrebbero trovarsi in una condizione di povertà assoluta, nella quale «possono mancare un’alimentazione regolare ed equilibrata, una casa adeguata e riscaldata, cure mediche e l’accesso ad attività di svago, sportive, culturali, aggregative che penalizzano le loro opportunità di crescita».

Le «stime» in questione sono elaborate anche in questo caso dalla Fondazione Cariplo a partire da dati Istat risalenti al 2015, con un procedimento piuttosto spannometrico. La Fondazione ha infatti applicato alla città di Milano il tasso di povertà medio delle regioni del Nordovest, e così ha stimato la presenza di «oltre 33 mila famiglie e 100 mila individui in povertà assoluta» nel capoluogo. In seguito ha ipotizzato che a Milano il tasso di povertà tra i minori e tra le famiglie con almeno un figlio di età inferiore ai 18 anni sia uguale a quello delle regioni del Nord, arrivando così al numero di 21 mila minorenni in povertà assoluta.

Sebbene quindi rimanga possibile che nel capoluogo lombardo ci siano circa 20 mila minorenni in povertà assoluta – che corrisponderebbero al 10 per cento del totale – al momento non ci sono informazioni certe o studi specifici che confermino le stime di Fondazione Cariplo e del programma QuBì.

Il verdetto

Il 13 agosto l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte (M5s) ha affermato, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera, che a Milano ci sono «200 mila» bambini in condizione di povertà.

Anche considerando come «bambini» tutti i residenti minorenni del capoluogo, questi sono sono in totale circa 211 mila: secondo l’affermazione di Conte quindi il 95 per cento dei minorenni milanesi sarebbe povero, uno scenario che ci sentiamo di definire statisticamente impossibile.

Più probabile è invece il numero di «20 mila», indicato dal deputato del M5s Stefano Buffagni e poi pubblicato da Conte sulla sua pagina Facebook. Anche in questo caso, però, l’informazione si basa su stime piuttosto traballanti e aggiornate al 2015.

In conclusione, per Conte una “Panzana Pazzesca”.

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