Matteo Salvini

Non tutti i Paesi europei hanno già rinviato a settembre le scadenze fiscali

«Tutti gli altri Paesi europei hanno già rinviato le scadenze fiscali dell'estate a settembre» (min. 02:40)

Pubblicato: 20 lug 2020
Data origine: 15 lug 2020
Macroarea economia

Il 15 luglio, durante la discussione in Senato in occasione del Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio, il leader della Lega Matteo Salvini, riprendendo una richiesta di Confcommercio che chiede al governo di spostare a settembre il pagamento delle tasse, ha sostenuto (min. 02:27) che tutti i Paesi europei hanno già rinviato le scadenze fiscali dell’estate.

A causa della pandemia di Covid-19, e la conseguente chiusura delle attività commerciali, molti contribuenti si sono trovati in difficoltà e potrebbero non riuscire a rispettare le scadenze fiscali “normali”. Per questo, come vedremo nel dettaglio tra poco, il governo italiano ha deciso di rinviare determinati pagamenti al 20 luglio e al 16 settembre. Salvini, e non solo, chiedono però misure ancora più drastiche.

Ma, al di là del giudizio sulla richiesta del segretario leghista, è vero che tutti i Paesi europei hanno rinviato «a settembre» le scadenze fiscali? E qual è la situazione in Italia?

Facciamo chiarezza.

Coronavirus e tasse, in Italia

A causa della pandemia di coronavirus il governo italiano ha modificato il calendario fiscale del 2020, ponendo due date chiave: 20 luglio e 16 settembre. Cominciamo dalla scadenza più vicina.

Il decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) del 27 giugno ha spostato (art. 1) dal 30 giugno al 20 luglio le scadenze per saldi e acconti di Iva e imposte dirette. Un’ulteriore proroga è possibile fino al 20 agosto, con però una maggiorazione dello 0,4 per cento sugli importi.

La proroga al 20 luglio si rivolge ai titolari di partita Iva in regime forfettario e a coloro le cui attività sono soggette agli “Indici sintetici di affidabilità” (Isa), indicatori stabiliti dall’Agenzia delle entrate che, tramite una serie di parametri – come la regolarità, la coerenza e la normalità nei pagamenti –, misurano il livello di affidabilità fiscale dei lavoratori autonomi in diversi campi. Il 29 giugno Il Sole 24 Ore ha stimato per la proroga una platea di 4,5 milioni di contribuenti beneficiari.

Secondo i critici, lo spostamento di soli 20 giorni (dal 30 giugno al 20 luglio) non è però sufficiente ed è vero, come ha detto Salvini in Senato, che Confcommercio – l’organismo italiano che rappresenta le imprese impegnate in turismo, servizi e commercio – ha chiesto al governo una proroga almeno fino al 30 settembre per tutti i liberi professionisti (quindi non solo quelli in regime forfettario o interessati dai settori Isa).

La seconda proroga è stata decisa con il decreto “Rilancio” (decreto-legge n.34 del 19 maggio 2020) che ha disposto (art. 126 e 127) lo slittamento al 16 settembre per i versamenti che erano previsti per aprile e maggio 2020, ma che il decreto “Liquidità” (decreto-legge n. 23 del 8 aprile 2020, art. 18) ha sospeso a causa della pandemia per i lavoratori il cui fatturato sia sceso di almeno il 33 per cento tra i mesi di marzo e aprile 2020 e lo stesso periodo del 2019.

Sia il decreto “Liquidità” che il decreto “Rilancio” sono stati poi convertiti in legge (rispettivamente legge 5 giugno 2020, n.40 e legge 17 luglio 2020, n.77) senza modifiche rilevanti per queste misure.

La proroga da aprile-maggio al 16 settembre riguarda in particolare l’Iva, i contributi previdenziali, le ritenute sull’addizionale regionale e comunale e sui redditi da lavoro dipendente e assimilati. Le attività che hanno sede nelle aree più colpite dal virus godono di condizioni più agevolate, ma anche per loro la data limite per pagare le imposte rimane il 16 settembre.

In precedenza il decreto “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) aveva già sospeso (art. 62) il versamento di alcuni contributi per i mesi di marzo, aprile e maggio (norma poi integrata con il dl “Liquidità”) e aveva spostato dal 16 al 20 marzo i versamenti dovuti alle pubbliche amministrazioni. (art. 60).

Riassumendo: le misure principali disposte dal nostro governo per prorogare il versamento delle tasse sono due: uno slittamento dal 30 giugno al 20 luglio per alcune categorie di lavoratori autonomi, e la nuova scadenza del 16 settembre per il versamento dei tributi sospesi in aprile e maggio 2020.

Qual è invece la situazione negli altri Paesi europei?

Le scadenze fiscali in Europa

Le normative fiscali sono diverse da Paese a Paese, e ognuno applica scadenze e tipologie di tasse differenti.

Per quanto riguarda l’emergenza Covid-19, le principali aziende di consulenza internazionali (come Kpmg, Deloitte o Ernst & Young), ma anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e la Tax Foundation (un centro di ricerca americano specializzato nel settore fiscale) hanno creato database e report per tenere traccia dei principali cambiamenti decisi dai governi a livello fiscale.

Incrociando questi dati vediamo che, in generale, tutti i Paesi europei hanno approvato almeno qualche slittamento delle scadenze fiscali – non necessariamente quelle estive, di cui parla Salvini – o hanno comunque studiato condizioni speciali per venire incontro ai lavoratori.

Non è però corretto dire, come ha fatto il leader della Lega, che tutti i Paesi europei hanno spostato le scadenze fiscali dell’estate a settembre (anzi). Andiamo a vedere i vari sottoinsiemi.

Rinvio senza bisogno di un’apposita richiesta

Gli Stati che hanno effettivamente provveduto a estendere le tempistiche di pagamento almeno per alcune tipologie di tributi e almeno fino a settembre, senza bisogno che i contribuenti compilino specifiche richieste, sono Ungheria, Romania, Cipro e Danimarca.

Rinvio facoltativo e su richiesta

Un altro gruppo di Paesi ha invece dato ad aziende e cittadini la possibilità di fare richiesta per posticipare i pagamenti dovuti nei mesi estivi per un periodo di tempo determinato, generalmente compreso tra i tre mesi (per esempio in Francia) e i tre anni (in Lettonia). La scadenza quindi non è stata posticipata “automaticamente” e per tutti, e la proroga è anzi facoltativa.

Si sono mossi in questo modo alcuni dei principali Stati membri dell’Unione, come la Spagna, la Francia (anche se solo per le persone giuridiche) e la Germania, ma anche altri Paesi come Austria, Malta, Lettonia, Slovenia, Croazia, i Paesi Bassi, la Slovacchia e la Svezia. In questo modo, le aziende che ottengono lo slittamento potranno posticipare i pagamenti a dopo l’estate e oltre.

Alcuni Paesi hanno poi concesso estensioni parziali o limitate. Un esempio è il Belgio, dove le compagnie che concludono l’anno fiscale tra dicembre 2019 e gennaio 2020 possono spostare i pagamenti fino al 24 settembre.

Nessun rinvio a settembre

Ci sono quindi 16 Paesi europei che, in modo automatico o su richiesta, permettono almeno ad alcuni contribuenti di spostare il pagamento delle tasse a dopo agosto.

Negli altri 11 (inclusa l’Italia) questo non è possibile. Oltre che nel nostro Paese, anche in Repubblica Ceca, Estonia, Portogallo, Grecia, Lituania, Finlandia, Bulgaria, Irlanda e Polonia i cittadini dovranno pagare le tasse dovute prima di settembre.

(Ricordiamo che in Italia un’eccezione che sposta il termine al di là del 1° di settembre è stata fatta. Si tratta di quella di cui abbiamo già parlato, che riguarda alcune tipologie di versamenti normalmente previsti per aprile e maggio, e che durante la pandemia sono stati sospesi e dovranno essere pagati entro il 16 settembre).

Il verdetto

Il 18 luglio, intervenendo in Senato, il leader della Lega Matteo Salvini ha detto che «tutti i Paesi europei hanno già rinviato le scadenze fiscali dell’estate a settembre».

Abbiamo controllato, e l’affermazione di Salvini non è corretta. In generale, tutti i Paesi europei hanno preso qualche misura per posticipare alcune scadenze fiscali durante l’emergenza coronavirus, ma non necessariamente dai mesi estivi a settembre.

È vero che alcuni Stati hanno spostato le scadenze fiscali a dopo settembre per intere categorie di contribuenti, senza bisogno che venga avanzata alcuna specifica richiesta in tal senso, mentre altri hanno dato la possibilità di fare domanda per ottenere una proroga. In almeno 10 Stati, però, nonostante la concessione di tempistiche agevolate i contribuenti sono ancora tenuti a pagare le tasse prima di settembre.

In conclusione, per Salvini “Pinocchio andante”.

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