Vincenzo Amendola

No, l'Italia non commercia di più con la Polonia che con la Cina

«Il 55 per cento del nostro export è coi Paesi dell’Ue; l’interscambio con la sola Polonia supera quello che abbiamo con la Cina»

Pubblicato: 08 mag 2020
Data origine: 07 mag 2020
Macroarea economia

Il 7 maggio il ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola (Partito democratico) in un’intervista a Il Foglio ha sostenuto che «il 55 per cento del nostro export è con i Paesi Ue» aggiungendo che l’Italia ha un interscambio maggiore con la Polonia piuttosto che con la Cina.

Abbiamo verificato e i numeri dicono che Amendola ha ragione a metà.

L’export italiano con i Paesi Ue

Secondo i dati più aggiornati di Eurostat, nel 2019 l’Italia ha esportato beni per un valore complessivo di 565 miliardi di euro. Di questi, la quota relativa all’export con i Paesi europei corrisponde a 315,5 miliardi di euro, una cifra pari al 55,8 per cento del totale.

Dunque Amendola, quando parla di un «55 per cento» del nostro export verso Paesi Ue, riporta un dato sostanzialmente corretto.

In valori assoluti, l’export italiano è in costante crescita negli ultimi anni, con un +19 per cento nel 2019 rispetto ai 474 miliardi del 2014.

Ma a quanto corrisponde la quota di export verso i singoli Paesi? A quanto ammonta l’interscambio che l’Italia ha con la Cina e con la Polonia?

Il confronto Polonia-Cina

A chi esportiamo

Secondo i dati dell’Osservatorio Economico sul commercio internazionale del Ministero degli esteri, nel 2019 la Polonia era all’ottavo posto nella classifica dei Paesi destinatari delle esportazioni italiane, con 13,3 miliardi di euro.

Subito sotto, al nono posto, troviamo la Cina con poco meno di 13 miliardi di euro.

In cima alla graduatoria nel 2019 c’era la Germania, verso cui abbiamo esportato beni per un valore di oltre 58 miliardi di euro; seguivano la Francia, con quasi 50 miliardi di euro, e gli Stati Uniti, con 45,6 miliardi di euro.

Amendola non parla però di export – per cui sarebbe vero che la Polonia è davanti alla Cina – ma di “interscambio”, che è dato dalla somma di import ed export.

Da chi importiamo

Secondo i dati dell’Osservatorio Economico sul commercio internazionale del Ministero degli esteri, nel 2019 l’Italia ha importato beni dalla Cina per un valore di 31,7 miliardi di euro, circa il 7,5 per cento sul totale dell’import italiano. Le importazioni verso il nostro Paese sono state maggiori solo dalla Germania (69,6 miliardi di euro) e Francia (36,6 miliardi di euro).

Per quanto riguarda la Polonia invece – all’undicesimo posto della classifica – nel 2019 l’Italia ha importato beni per un valore di poco meno di 10 miliardi di euro.

I dati sull'interscambio

Guardando quindi all’interscambio, nel 2019 Italia e Cina hanno registrato complessivamente un valore di 44,7 miliardi di euro (13 miliardi di export + 31,7 miliardi di import), mentre con la Polonia si era fermato a 23,3 miliardi di euro (13,3 miliardi di export + 10 miliardi di import).

Il Paese con cui l’Italia ha avuto il maggior interscambio nel 2019 è stata la Germania, con un valore pari a 127,7 miliardi di euro (Grafico 1).

Grafico 1: Interscambio commerciale italiano – Fonte: Ministero degli Esteri

Il verdetto

Secondo il ministro per gli Affari Esteri Vincenzo Amendola «il 55 per cento del nostro export è coi Paesi dell’Ue; l’interscambio con la sola Polonia supera quello che abbiamo con la Cina».

Abbiamo verificato i dati e il Ministro ha ragione a metà.

Secondo i dati Eurostat relativi al 2019 l’export italiano destinato ai Paesi Ue pesa in effetti per il 55,8 per cento sul totale (315 miliardi su di 565 miliardi di euro), come sostiene correttamente Amendola.

Nel confronto tra Cina e Polonia invece il ministro sbaglia: l’interscambio tra Italia e Cina nel 2019 è stato pari a 44,7 miliardi di euro, mentre con la Polonia è stato pari a 23,3 miliardi di euro: oltre 20 miliardi di euro in meno.

Forse Amendola si è confuso con i dati relativi solamente all’export. Infatti nel 2019 l’export italiano in Polonia (13,3 miliardi di euro) è stato superiore rispetto all’export in Cina (circa 13 miliardi di euro).

Nel complesso, Amendola si merita un “Nì”.

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