Matteo Renzi

No, il Pd non è sopra il 40% nella “stragrande maggioranza” delle città

"Occhio ai numeri perché, nella stragrande maggioranza delle città in cui si è votato, i nostri candidati sono sopra al 40%, dico 40%!". (Min. 07:45)

Pubblicato: 16 giu 2016
Data origine: 06 giu 2016
Macroarea istituzioni

Nella conferenza stampa all’indomani del primo turno delle amministrative, il segretario del Partito Democratico e Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha analizzato i risultati ottenuti dal suo partito a livello locale e nazionale. In particolare, Renzi ha detto che “nella stragrande maggioranza delle città in cui si è votato” i candidati del Partito Democratico hanno superato il 40 per cento delle preferenze. I numeri confermano?

Come intendere la frase di Renzi

Anche se la dichiarazione di Renzi sembra molto chiara, in realtà non è facilissimo capire come intenderla di preciso. Pochi giorni fa si è votato in 1.342 Comuni (il 16,7% dei 7.999 Comuni italiani), di cui 25 capoluoghi di provincia e 7 capoluoghi regionali.

Bisogna chiedersi, per prima cosa: chi sono i “nostri candidati” a cui fa riferimento il Presidente del Consiglio? Non è facile dirlo. In alcune città, come Salerno, il candidato che ha stravinto al primo turno - Vincenzo Napoli - era appoggiato dal Pd locale, che però non ha presentato una sua lista: dunque il simbolo del Pd non compariva sulla scheda, anche se probabilmente Renzi potrebbe considerare il vincitore salernitano un “suo” candidato. Come ha ricordato la stampa locale, in nessuna delle vittorie precedenti dello stesso De Luca era presente la lista del Partito Democratico.

E ancora: il “40 per cento” deve essere inteso come la percentuale del Pd o di tutta la coalizione che sosteneva il candidato di centrosinistra? Successivamente a questa dichiarazione, infatti, Renzi ha aggiunto con estrema chiarezza che “il Pd, quasi dappertutto, sta sopra il 40%” (7’ 56’’).

Vediamo come risolvere questi due problemi. Nell’impossibilità di conoscere chi appoggiasse il Pd nei circa 1.180 Comuni dove non ha presentato una sua lista - abbiamo contatto il partito sul punto e siamo in attesa di una risposta - consideriamo candidati “del Pd” soltanto quelli che erano sostenuti da una lista con il simbolo del Partito Democratico. Inoltre non vogliamo prendere poi la frase di Renzi in un senso troppo letterale - anche se la sua precisazione lo permetterebbe - e quindi in prima approssimazione consideriamo il risultato del 40 per cento come quello della coalizione e non della sola lista Pd.

I numeri dei capoluoghi

Su 1.342 Comuni, il Pd presentava una lista con il proprio simbolo soltanto in 160 (qui l’elenco completo delle liste nei Comuni al voto, esclusi Sicilia e Friuli). Tuttavia, Renzi parla di “città”, e può essere quindi che si riferisca soltanto ai Comuni maggiori, in cui di solito il Pd ha presentato una lista. Nei Comuni più piccoli, infatti, è normale che la scelta sia tra due o più liste civiche che non hanno il simbolo dei partiti maggiori. A riprova di questo, le liste di Forza Italia erano presenti in un centinaio di Comuni e il Movimento 5 Stelle in oltre 230.

Tra quei 160, ad ogni modo, ci sono quasi tutti i capoluoghi di Provincia: il Pd si presentava in 23 su 25, ovvero in tutti tranne la già ricordata Salerno e Villacidro, in Sardegna*. Nel grafico successivo riassumiamo i risultati del candidato appoggiato dal Pd e dalla lista con il simbolo del partito nei capoluoghi (riassunti dal Ministero dell’Interno qui)**.

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Come si vede, il candidato sostenuto dal Pd è rimasto sotto il 40% delle preferenze in ben 16 capoluoghi su 23: a volte di molto - come a Roma, Napoli o Trieste - altre volte di un soffio - come a Bologna, dove il candidato Virginio Merola si è fermato al 39,48 per cento. Se consideriamo le liste in senso stretto, poi, in nessun capoluogo il simbolo del Pd è stato contrassegnato dal 40% degli elettori. La città che ci è andata più vicina è ancora Bologna, con il 35,45%.

I numeri complessivi

Ma vediamo ora come sono andate le cose in tutti i Comuni in cui il Pd ha presentato una propria lista. Abbiamo riportato tutti i dati, estratti dal sito del Ministero dell’Interno dedicato alle elezioni del 5 giugno, in questo foglio di calcolo. La media aritmetica dei voti ottenuti dai candidati sostenuti dal Partito Democratico, tra tutti i 160 Comuni, è del 32 per cento.

In numeri assoluti, hanno ottenuto più del quaranta per cento i candidati sostenuti dal Pd in appena 41 Comuni: molto lontano “dalla stragrande maggioranza”, anche solo dei 160 Comuni in cui era presente sulla scheda il simbolo del Partito Democratico, per non parlare dei 1.342 in cui si è votato.

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Se si considera solo il voto di lista, poi, la media generale cade al 19,1% e i Comuni dove il simbolo del Pd è stato barrato in più del 40% dei voti sono esattamente dieci in tutta Italia: quasi sempre, tra l’altro, piccoli Comuni in cui c’era una sola lista - quella del Pd - a sostenere uno dei due o tre candidati sindaci***. Tuttavia, quest’ultimo dato è poco più di una curiosità, perché è normale che un sindaco crei una lista “personale” a proprio sostegno a fianco di quella dei partiti che lo appoggia (e di cui magari fa parte).

Il verdetto

Matteo Renzi ha detto che i candidati del Partito Democratico sono sopra il 40 per cento nella stragrande maggioranza delle città in cui si è votato. In realtà, questo è avvenuto solo in 41 dei 158 comuni in cui il Pd ha presentato il suo simbolo: quasi esattamente un quarto, molto lontano dalla “stragrande maggioranza”. La media dei voti ricevuti dai candidati del PD è del 32%. “Pinocchio andante” per il Presidente del Consiglio.

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* Insieme a Sanluri, Villacidro è capoluogo della provincia del Medio Campidano.

** Per Friuli-Venezia Giulia e Sicilia, regioni a statuto speciale, i risultati non sono raccolti dal Ministero dell’Interno (a differenza della Sardegna) e dunque abbiamo utilizzato i rispettivi siti elettorali regionali. Non siamo riusciti a reperire i risultati di 20 dei 29 comuni siciliani al voto, in apparenza non disponibili sul sito regionale (Montevago; Vallelunga Pratameno; Grammichele; Ramacca; Barrafranca; Calascibetta; Ferla; Sortino; Terrasini; tutti gli undici comuni della provincia di Messina). In Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, le altre due regioni a statuto speciale, non si è votato in concomitanza di questa tornata elettorale.

*** San Giovanni in Persiceto (Bologna), Montignoso (Massa-Carrara), Chiusi (Siena), Lentella (Chieti), San Sebastiano al Vesuvio (Napoli), Ripacandida, San Chirico Raparo e San Martino D’Agri (Potenza), Spezzano della Sila (Cosenza), Filadelfia (Vibo Valenza). L’unica eccezione è San Giovanni in Persiceto, dove il Pd era apparentato con altre due liste.

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