Da almeno vent’anni, i Paesi europei si impegnano per ridurre il consumo di tabacco da parte dei loro cittadini. In Italia, per esempio, venne approvato il divieto di fumo nei locali pubblici a partire dal 10 gennaio 2005.

Una delle politiche più efficaci per ridurre i consumi è l’aumento dei prezzi, che disincentiva gli acquisti, soprattutto per i nuovi potenziali fumatori. Questi aumenti tendono però a essere regressivi, sia perché colpiscono tutti i cittadini con un aumento della stessa cifra, ma con un impatto diverso sul reddito, sia perché spesso il tabacco è consumato da persone che provengono da contesti sociali svantaggiati. In media, in Unione europea il 16 per cento delle persone non a rischio povertà fuma, contro il 20 per cento tra chi si trova in quella condizione. In Italia, entrambi i gruppi si attestano intorno al 15-16 per cento.