Pubblicato: lunedì 18 febbraio 2019
Voto su Rousseau e processo a Salvini: il fact-checking

Il 18 febbraio, gli iscritti al Movimento 5 stelle sono chiamati a votare tramite la piattaforma “Rousseau” per dare la linea ai rappresentanti del M5s nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato. La Giunta, in sostanza, deve votare a favore o meno della prosecuzione delle indagini sul ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso della nave “Diciotti”.

Il 23 gennaio scorso, il Tribunale dei ministri di Catania aveva respinto la richiesta di archiviazione della Procura di Catania, chiedendo così di continuare l’inchiesta che vede il leader della Lega accusato di sequestro di persona aggravato (articolo 605 del codice penale), per i cinque giorni di ritardo con cui sono stati fatti sbarcare 177 migranti, dopo il blocco in porto, ad agosto 2018.

Abbiamo verificato alcune dichiarazioni contenute nel post sul Blog delle Stelle che spiega la votazione online, e alcune cose non tornano.

Per che cosa si vota davvero in Senato?

Secondo il Blog delle Stelle, «la Giunta per le autorizzazioni (sic) sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”».

A parte l’imprecisione nel nome dell’organo istituzionale chiamato al voto, questo punto è sostanzialmente corretto: il 19 febbraio, i 23 senatori della Giunta – di cui sette sono del M5s – sono convocati in plenaria per le ore 13:30, con ordine del giorno la «domanda di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro dell'interno».

La procedura è regolata dalla Costituzione. Questa, all’art. 96, stabilisce che i ministri – anche se cessati dalla carica – «sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale». In questo caso, la legge costituzionale è la n. 1 del 16 gennaio 1989, che all’articolo 8 regola il meccanismo.

La Giunta infatti deve consegnare alla camera competente – in questo caso il Senato – una relazione scritta sulla domanda di autorizzazione a procedere. In seguito, i parlamentari possono negare a maggioranza assoluta questa autorizzazione, se ritengono che l’inquisito abbia agito«per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo».

Riassumendo: il Senato voterà sull’autorizzazione a procedere, dopo aver ricevuto dalla Giunta una relazione scritta.

Quanti erano i migranti del caso Diciotti?

Secondo il Blog delle Stelle, dal 20 al 25 agosto il ministro Salvini aveva bloccato lo sbarco di 137 migranti, che si trovavano a bordo della nave “Diciotti” della Guardia costiera italiana.

Come si legge però sul documento ufficiale della domanda di autorizzazione a procedere, i giudici del Tribunale dei ministri i Catania accusano Salvini del reato di sequestro di persona per «aver privato della libertà personale» 177 migranti, 40 in più di quelli indicati dal M5s.

La confusione è dovuta al fatto che lo sbarco di tutti i migranti è avvenuto per “fasi”, e non in un giorno solo.

È vero che il 26 agosto a sbarcare a Catania furono 137 migranti, ma il 22 agosto erano sbarcati 27 minori non accompagnati, e il 25 agosto 13 migranti (sette donne e sei uomini) per «ragioni umanitarie».

In realtà, le persone salvate dal naufragio il 16 agosto 2018 erano 190, ma di queste 13 furono subito portate a Lampedusa per soccorso medico, facendo scendere a 177 il numero degli arrivati nel porto di Catania il 20 agosto.

Che cosa c’entra il Regolamento di Dublino?

Il blog del M5s suggerisce che la scelta di non far sbarcare subito i migranti è stata dettata dal fatto che, in caso contrario, nessun Paese europeo avrebbe potuto prendere una quota dei migranti, visto quanto previsto dal Regolamento di Dublino.

Semplificando: l’articolo 13 di questo regolamento stabilisce che se un richiedente asilo arriva illegalmente in Europa attraverso la frontiera di uno Stato membro, è quest’ultimo il responsabile della gestione della sua domanda di protezione internazionale.

Secondo il Blog delle Stelle, se i 177 migranti fossero subito fatti sbarcare, «sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia». In realtà, non esiste un automatismo assoluto.

L’articolo 17 del Regolamento di Dublino infatti – intitolato Clausole discrezionali – introduce alcune deroghe al regolamento stesso. Per esempio, «ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli compete».

Il comma 2 dello stesso articolo specifica che «lo Stato membro competente può chiedere a un altro Stato membro di prendere in carico un richiedente al fine di procedere al ricongiungimento di persone legate da qualsiasi vincolo di parentela, per ragioni umanitarie fondate in particolare su motivi familiari o culturali, anche se tale altro Stato membro non è competente».

Nel caso della “Diciotti”, lo sbarco non avrebbe quindi impedito di far sì che le richieste d’asilo fossero prese in carico da altri Paesi europei, come avvenuto poi con l’accordo del 26 agosto che ha permesso lo sbarco dei 137 migranti a Catania.

La questione del quesito

Il post sul Blog delle Stelle si conclude con il quesito del voto online che sarebbe stato sottoposto agli iscritti al Movimento:

«Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?

– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere.

– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere».

Il 18 febbraio, le opzioni di risposta al quesito sono cambiate con le seguenti:

«– Si, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere.

– No, non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere approvata l’autorizzazione a procedere».

Su questa formulazione ci sono state critiche persino da parte dell’ex leader del M5s Beppe Grillo: si deve infatti votare Sì per chiedere che venga negata l’autorizzazione a procedere, e votare No per chiedere alla Giunta di dire al Senato di approvarla.

Ma il problema principale è un altro. Nel quesito, infatti, manca una parte di quanto contenuto nell’articolo 9 della legge costituzionale 1/1989, ossia che il ritardo dello sbarco sia avvenuto per la necessità di tutelare un «interesse dello Stato costituzionalmente rilevante» o un «preminente interesse pubblico».

In sostanza, la Giunta e il Senato – e in questo caso gli iscritti a Rousseau – devono decidere se sussiste una di queste due condizioni per evitare che Salvini vada a processo.

Il quesito, come spiega Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, sembra dare per scontato che sussistano entrambe queste caratteristiche – o una delle due – ma è proprio quello su cui i parlamentari devono esprimersi.

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