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Per dare soldi agli agricoltori, il governo ha tolto soldi agli agricoltori

Con il nuovo decreto, l’esecutivo ha esteso gli sconti sul carburante agricolo, tramite poche risorse aggiuntive e prelevando le altre da misure già previste per la stessa categoria
Fonte: Presidenza del Consiglio dei ministri
Fonte: Presidenza del Consiglio dei ministri
Il 22 ottobre il governo ha approvato un decreto-legge in risposta alle proteste sul carovita delle ultime settimane. Il testo non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, ma Pagella Politica ha potuto visionarlo in anticipo. Le misure contenute nel provvedimento si concentrano sul settore agricolo e su quello degli autotrasporti, tra i più colpiti dall’aumento del costo del carburante. In particolare, il governo ha introdotto una serie di misure per ridurre il prezzo del gasolio per queste categorie di impresa, attraverso crediti d’imposta o rimborsi diretti. 

Il sostegno di breve periodo è importante, e stanziare risorse per aziende che hanno un ruolo fondamentale nel funzionamento dell’economia può arrivare a essere una scelta obbligata. Quando si prendono decisioni economiche, però, bisogna sempre considerare che queste scelte hanno un costo. In particolare, uno degli aspetti più significativi di questo decreto-legge è che per finanziare un contributo a fondo perduto sul gasolio per agricoltori e pescatori il governo ha prelevato le risorse da un’altra misura che sarebbe dovuta andare a favore degli agricoltori, introdotta mesi fa, ma che lo stesso governo non ha mai attuato in concreto e che ora ha cancellato. Inoltre, sempre per finanziare le misure per gli agricoltori, sono stati tagliati altri capitoli di spesa che avrebbero potuto incidere indirettamente sul settore.

Il contributo per agricoltori e pescatori

Nel nuovo provvedimento, per agricoltura e pesca l’esecutivo prevede una spesa aggiuntiva pari a 84,4 milioni di euro. Per gli agricoltori è previsto un ulteriore sconto sul gasolio – pari al 20 per cento della spesa sostenuta per l’acquisto, fino a un massimo di 45 centesimi per litro – che costerà 60 milioni di euro alle casse dello Stato. Per la pesca gli stanziamenti sono di 10 milioni, e serviranno a coprire sempre uno sconto sull’acquisto del gasolio pari al 10 per cento della spesa sostenuta. Altri 15 milioni circa sono dedicati a investimenti per rinnovare le infrastrutture tecnologiche dell’AGEA, l’agenzia che si occupa dell’attuazione delle politiche agricole e dei sussidi ai produttori. All’articolo 8 il decreto riporta poi le diverse coperture, riassunte nella tabella seguente.
Circa metà dei costi, ossia 40 milioni di euro, viene coperta da quelli che spesso vengono semplicemente definiti “tagli alla spesa corrente”, ossia riduzioni delle risorse destinate ad altre politiche (esclusi gli investimenti, che rientrano invece nella spesa in conto capitale). È importante però specificare dove andranno a colpire i tagli. Infatti, in questo caso il governo ha utilizzato le risorse previste per un altro sussidio, dedicato sempre agli agricoltori, che era stato introdotto con un altro decreto-legge sui carburanti nei mesi scorsi e che però non è mai entrato in funzione, perché il governo non lo ha mai di fatto attuato.

Il contributo sui fertilizzanti

Il comma 2 dell’articolo 8 del nuovo decreto-legge, quello che stabilisce le coperture economiche, prevede infatti la riduzione da 300 a 260 milioni di euro delle risorse previste dal governo per il finanziamento, tra l’altro, di un credito d’imposta per far fronte all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti agricoli. Questo credito d’imposta era stato introdotto (art. 1-ter, comma 3) a maggio durante l’esame in Parlamento del decreto “Carburanti” approvato dal governo ad aprile, e prevedeva il riconoscimento alle imprese agricole di un contributo straordinario, fino al 30 per cento della spesa effettuata per l’acquisto dei fertilizzanti nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Quest’ultima misura, secondo le previsioni di quel decreto, sarebbe dovuta costare 40 milioni di euro per lo Stato. Ora, con il nuovo decreto-legge, il governo ha di fatto definanziato quella misura e l’ha anche cancellata, visto che nel nuovo provvedimento è espressamente prevista la sua abrogazione.
Il comma 2 dell’articolo 8 del nuovo decreto-legge in cui è prevista la cancellazione del contributo sui fertilizzanti
Il comma 2 dell’articolo 8 del nuovo decreto-legge in cui è prevista la cancellazione del contributo sui fertilizzanti
Il decreto-legge approvato in primavera prevedeva che, per riconoscere il credito, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste adottasse entro 60 giorni dall’entrata in vigore dello stesso provvedimento un decreto ministeriale per definire i criteri precisi e le modalità di attuazione del credito sui fertilizzanti. Secondo le verifiche di Pagella Politica sulle informazioni pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, però, al 23 ottobre 2026 questo decreto ministeriale non è mai stato adottato.

La non risposta di Lollobrigida

Il 21 ottobre i deputati di Italia Viva hanno presentato alla Camera un’interrogazione al ministro Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, per chiedere conto tra l’altro della mancata approvazione del decreto ministeriale sui fertilizzanti, ma durante il question time il ministro non ha dato spiegazioni precise. Lollobrigida ha illustrato gli interventi già finanziati per l’agricoltura, tra cui il credito d’imposta sui carburanti, le agevolazioni sulle accise e i sostegni europei, ma nella risposta non ha affrontato la questione dei 40 milioni di euro destinati al credito d’imposta sui fertilizzanti. In particolare, Lollobrigida non ha spiegato né perché non fosse ancora stato adottato il decreto attuativo, né se i 40 milioni fossero effettivamente inutilizzati, né se esistesse l’intenzione di recuperare quelle risorse per altre finalità.

Sui fertilizzanti, va detto che lo scorso 16 settembre il Ministero dell’Agricoltura aveva annunciato lo stanziamento di altri 136 milioni di euro «attraverso la combinazione degli oltre 45 milioni di euro assegnati all’Italia dalla Riserva agricola europea e di ulteriori 91 milioni di euro di risorse nazionali», tramite un decreto ministeriale approvato il giorno precedente per attuare il nuovo regolamento europeo di sostegno al settore agricolo in vigore da luglio di quest’anno. Ciò però non chiarisce la “sorte” del credito d’imposta sui fertilizzanti, previsto dal governo a maggio. Le risorse per quel credito d’imposta infatti non sono mai arrivate davvero agli agricoltori. E ora il governo ha di fatto spostato i 40 milioni di euro previsti per coprire quel credito per finanziare invece una parte delle nuove misure per far fronte ai rincari dei carburanti per agricoltori e pescatori. 

Insomma, quasi metà delle “nuove risorse” per agricoltura e pesca non sono davvero nuove risorse. Si potrebbe obiettare che, oggi, uno sconto sul gasolio sia più efficace di uno sui fertilizzanti, ma non sarebbe quello il punto della questione. Qualsiasi sia la politica più utile in un determinato momento, è importante il modo in cui si veicola il messaggio: in questo caso, non si tratta di qualcosa “in più”, ma di un’alternativa a un’altra politica.

Altri tagli

I tagli non riguardano solo sussidi diretti agli agricoltori, ma anche investimenti che potrebbero avere conseguenze importanti sul settore nel medio-lungo periodo. I 14,4 milioni derivanti dai tagli di spesa in conto capitale, infatti, non riguardano una generica riduzione degli investimenti in tutta l’economia, ma vanno a colpire quasi esclusivamente il settore agricolo: 9 milioni arrivano direttamente dal fondo per gli investimenti del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste mentre altri 5,4 milioni da una riduzione di un generico fondo per gli investimenti nel triennio 2026-28. Anche in questo secondo caso, però, si specifica che questa copertura arriverà «parzialmente utilizzando l’accantonamento del Ministero dell’agricoltura».

L’unico vero caso di utilizzo “ordinario” delle risorse è dato dal fondo rischi, che copre i 30 milioni di costo rimanenti per la misura. Il fondo è stato specificamente istituito nel 2000 per proteggersi dai rischi legati al settore agricolo e per entrare in funzione in situazioni come questa. Anche in questo caso, però, non c’è alcun effetto redistributivo: i soldi dell’agricoltura vengono usati per sostenere l’agricoltura.

In sostanza, su circa 85 milioni di euro di “risorse aggiuntive” stanziate per sostenere il settore agricolo e della pesca, circa 55 milioni arrivano dai fondi già previsti per gli agricoltori stessi, mentre la quota restante rientra in un utilizzo ordinario di un fondo rischi istituito appositamente per il settore.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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