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Il vecchio Salvini se la prenderebbe con Meloni per le tasse sulle sigarette elettroniche

Anni fa il leader della Lega prometteva addirittura di azzerarle, mentre ora il governo che sostiene vuole anticipare nuovi aumenti
Matteo Salvini in piazza Montecitorio, a Roma, durante una manifestazione dei venditori di sigarette elettroniche nel 2017 – Fonte: ANSA
Matteo Salvini in piazza Montecitorio, a Roma, durante una manifestazione dei venditori di sigarette elettroniche nel 2017 – Fonte: ANSA
«Quando andiamo al governo prometto che toglierò la tassa alle sigarette elettroniche». «Mi sono fatto carico della battaglia a favore del vaping». E ancora: «Via la tassa assurda sulle sigarette elettroniche». Così, tra il 2018 e il 2019, poco prima di andare al governo con il Movimento 5 Stelle e poi durante il suo primo incarico da vicepresidente del Consiglio, il leader della Lega Matteo Salvini si era fatto difensore delle sigarette elettroniche. Nel dicembre 2018, durante il primo governo Conte, la maggioranza di cui faceva parte la Lega aveva anche approvato una consistente riduzione della tassazione sui liquidi per sigarette elettroniche.

La difesa di questo settore da parte dell’attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è andata avanti per diversi anni. «Le sigarette elettroniche stanno aiutando tanta gente ad abbandonare quelle normali. Da ex fumatore che ha smesso 4 anni fa, il divieto di fumarle all’aperto appare esagerato. Voi che dite?», aveva chiesto sui social Salvini a marzo 2023, quando si stava valutando l’estensione del divieto di fumo nei parchi e alle fermate dei mezzi di trasporto pubblico, anche per le sigarette elettroniche. 

L’interesse di Salvini ai prodotti alternativi alle sigarette tradizionali a combustione si spiegava anche col fatto che alcune aziende del settore come Vaporart erano tra i principali finanziatori della Lega, come abbiamo raccontato in un precedente approfondimento. Dal 2025 però non risultano più finanziamenti da parte dell’azienda, e nel frattempo sono diminuite le prese di posizione pubbliche del leader della Lega a favore di questi prodotti, fino ad arrivare al nuovo disegno di legge di Bilancio per il 2027, in cui il governo Meloni – di cui Salvini è vicepresidente del Consiglio oltre che ministro – ha previsto misure proprio sul settore delle sigarette, comprese quelle elettroniche, che un tempo il leader della Lega avrebbe criticato. 

Il testo della nuova manovra finanziaria, al momento all’esame della Commissione Bilancio della Camera, prevede infatti di anticipare l’entrata in vigore di una serie di aumenti di imposte sulle sigarette, che potrebbero causare aumento del prezzo per i consumatori. Su queste misure Salvini non ha rilasciato nessun commento sebbene a dicembre 2020, quando era all’opposizione, avesse usato toni molto duri contro la proposta di aumentare le tasse sul settore da parte del secondo governo Conte. «Chiudono i negozi e aumentano le tasse? Questi sono matti. Giù le mani dallo svapo», aveva scritto all’epoca il leader della Lega, che adesso sta mantenendo il silenzio sugli aumenti proposti dal suo governo.

Che cosa prevede la manovra per il 2027

Il testo della nuova manovra approvato dal governo Meloni lo scorso 28 ottobre interviene sulla tassazione delle sigarette, del tabacco riscaldato e dei prodotti alternativi – come le sigarette elettroniche – anticipando al 1° luglio 2027 alcuni aumenti fiscali inizialmente previsti per il 1° gennaio 2028. Le novità sono contenute negli articoli 33 e 34 del disegno di legge. Per quanto riguarda le sigarette tradizionali, dal 1° luglio 2027 la componente specifica dell’accisa passerà da 35,50 a 38,50 euro ogni mille sigarette, pari all’8,5 per cento in più. Si tratta della quota dell’accisa calcolata come importo fisso sul numero di sigarette, indipendentemente dal prezzo di vendita, a differenza della componente proporzionale, determinata in percentuale sul prezzo al pubblico. 

Sulle alternative alle sigarette tradizionali, la manovra interviene anticipando l’aumento dell’aliquota sul tabacco riscaldato dal 41 al 42 per cento. Per i liquidi delle sigarette elettroniche contenenti nicotina viene anticipato l’aumento dell’imposta di consumo dal 20 al 22 per cento dell’accisa equivalente, mentre per i liquidi senza nicotina e gli aromi l’aliquota passa dal 15 al 17 per cento.

Accanto agli interventi fiscali, il governo propone anche nuovi controlli e sanzioni per la commercializzazione di determinati prodotti da fumo e da inalazione. Per i prodotti solidi da inalazione diversi dal tabacco sono previste, in caso di importazioni e vendite online non autorizzate, sanzioni amministrative da 30 mila a 150 mila euro per fabbricanti e importatori e da 500 a 5 mila euro per distributori e rivenditori. La manovra prevede anche nuove e più stringenti regole sulle modalità di vendita, con limitazioni agli accordi di esclusiva, alle vendite abbinate e agli incentivi commerciali legati ai volumi.

Insomma, la manovra punta ad anticipare gli aumenti sul prezzo delle sigarette – anche elettroniche – e rafforzare il controllo pubblico sul mercato del tabacco e della nicotina. Per i consumatori potranno derivarne rincari, mentre per gli operatori cresceranno gli obblighi amministrativi e commerciali. Su queste nuove misure Salvini ha mantenuto un sostanziale silenzio, un atteggiamento molto diverso rispetto a quello tenuto anni fa, quando il leader della Lega era tra i più attivi difensori del settore.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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