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Perché si parla di nuovo dei medici “no vax”

La Camera ha approvato la reiscrizione di alcuni sanitari radiati durante la pandemia, ma il centrodestra si è diviso sul voto e la norma dovrà ottenere il via libera anche del Senato per entrare in vigore
ANSA
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Il 28 ottobre la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge sulle professioni sanitarie, con 143 voti favorevoli, 113 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento contiene una norma che permette, a determinate condizioni, di chiedere la reiscrizione agli albi professionali per alcuni medici e altri operatori sanitari radiati durante la pandemia di Covid-19.

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo, la norma è stata introdotta a luglio da Fratelli d’Italia e ha provocato uno scontro politico, anche all’interno della maggioranza. Così, il 27 ottobre la Camera ha approvato l’articolo 8 del testo, che contiene questa misura, ma con appena 13 voti di scarto. Una parte di Forza Italia e della Lega non ha partecipato alla votazione, mentre le opposizioni si sono schierate contro, e la maggioranza di centrodestra è riuscita ad approvare l’articolo anche grazie al sostegno di Futuro Nazionale, il partito fondato dall’ex generale Roberto Vannacci. 

Ad alimentare il dibattito sono arrivate anche le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il 28 ottobre, durante una cerimonia dedicata alla ricerca scientifica, ha criticato chi si oppone ai vaccini, un chiaro – anche se non esplicito – riferimento alla norma appena approvata alla Camera. 

In ogni caso, per diventare legge, il testo dovrà essere approvato senza modifiche anche dal Senato, dove però potrebbe subire dei cambiamenti. Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia, ha infatti già dichiarato che il suo partito chiederà di modificare la norma sui sanitari radiati.

Il reintegro dei sanitari radiati

Il disegno di legge contiene diverse misure sulle professioni sanitarie. In particolare, delega il governo a rivedere le regole sulla formazione del personale, sulle condizioni di lavoro e sul funzionamento degli Ordini professionali. Il testo interviene anche sulla responsabilità civile e penale dei sanitari, relative ai danni causati nell’esercizio della professione.

Il punto che ha fatto più discutere si trova però all’articolo 8, che introduce una procedura speciale per consentire ad alcuni sanitari radiati dagli albi durante la pandemia di Covid-19 di chiedere la reiscrizione. La misura riguarda chi è stato radiato per «fatti non dolosi», ossia non commessi intenzionalmente, legati alle condizioni eccezionali dell’emergenza sanitaria. Tra le circostanze indicate ci sono le conoscenze scientifiche allora limitate sul virus e sulle terapie, la scarsità di personale e risorse e la minore esperienza degli operatori non specializzati impiegati durante la pandemia.

I sanitari interessati potranno presentare domanda entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS), un organismo istituito presso il Ministero della Salute che si occupa anche dei ricorsi contro le decisioni degli Ordini professionali. La reiscrizione non sarà quindi automatica, ma dovrà essere valutata caso per caso.

La nuova procedura è più favorevole rispetto alle regole attuali, secondo cui un sanitario radiato può chiedere (art. 50) la reiscrizione solo dopo cinque anni, a condizione di aver mantenuto una «condotta irreprensibile». In ogni caso, viene escluso esplicitamente qualsiasi risarcimento o indennizzo per il periodo in cui la radiazione ha avuto effetto. Il sanitario potrebbe essere quindi reiscritto all’albo, ma senza ricevere un rimborso per il tempo in cui non ha potuto esercitare la propria professione.

Cosa c’entrano i medici “no vax”

Nonostante la norma sia stata presentata nel dibattito politico come un provvedimento per reintegrare i medici “no vax”, nel testo approvato dalla Camera non ci sono riferimenti espliciti ai vaccini contro il Covid-19 o all’obbligo vaccinale. Inoltre, la misura non riguarda soltanto i medici, ma più in generale gli operatori sanitari.

Bisogna poi fare una precisazione. Durante la pandemia, i sanitari che non rispettavano l’obbligo vaccinale venivano sospesi dall’esercizio della professione, non radiati dall’albo. La sospensione impediva temporaneamente di lavorare, mentre la radiazione è una sanzione disciplinare più grave, che comporta la cancellazione dall’albo professionale.

La nuova norma potrebbe comunque riguardare anche alcuni sanitari contrari ai vaccini, se radiati per comportamenti giudicati incompatibili con le regole della professione. Per ottenere la reiscrizione, però, dovranno soddisfare le condizioni previste dall’articolo 8.

Il richiamo di Mattarella

Il 28 ottobre, mentre la Camera approvava il disegno di legge, Mattarella è intervenuto al Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, durante la cerimonia dei Giorni della Ricerca, dedicata alla ricerca scientifica e alla lotta contro il cancro.

Nel suo discorso, il capo dello Stato ha criticato la diffusione di «credenze irrazionali e fake news distruttive», definendo «l’opposizione pregiudiziale ai vaccini» uno dei sintomi più sconcertanti di questo fenomeno. Ha poi ricordato l’importanza della collaborazione scientifica internazionale durante la pandemia di Covid-19. Mattarella non ha fatto riferimento alla norma sui sanitari radiati, ma la coincidenza tra le sue parole e il voto della Camera è stata letta come un richiamo nei confronti della maggioranza.

Futuro Nazionale e le divisioni nel centrodestra

Il voto del 27 ottobre ha messo in evidenza le divisioni nella maggioranza. Mentre Fratelli d’Italia e Lega hanno sostenuto la norma, tranne la deputata leghista Simona Loizzo che ha votato contro, una parte dei deputati di Forza Italia non ha partecipato alla votazione. A favore si sono espressi anche gli otto deputati di Futuro Nazionale.

Subito dopo il voto, il deputato Rossano Sasso (Futuro Nazionale) ha rivendicato il peso del suo partito, sostenendo che senza il suo sostegno «il centrodestra sarebbe andato sotto». Se gli otto deputati avessero votato contro, infatti, l’articolo sarebbe stato bocciato. Per la precisione, però, se invece non avessero partecipato al voto, sarebbe passato comunque. Su questo tema, le divisioni nel centrodestra non sono una novità. Già a luglio l’esame del provvedimento aveva subìto diversi rinvii, dovuti – secondo fonti stampa – alle divergenze tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Le tensioni sono riemerse dopo il voto della Camera. Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha criticato la misura, dichiarando: «Non spetta al legislatore azzerare per legge, con un colpo di spugna, decisioni che competono agli Ordini e che riguardano condotte individuali». Una posizione condivisa dalla senatrice Licia Ronzulli (Forza Italia), che il 29 ottobre, in un’intervista al Foglio, ha definito il voto della Camera «un errore», ricordando le posizioni favorevoli ai vaccini che Forza Italia ha tenuto durante la pandemia.

Le critiche delle opposizioni

Le opposizioni si sono schierate contro la norma, tentando di eliminarla dal disegno di legge. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno presentato tre emendamenti per sopprimere l’articolo 8, che però non sono stati approvati dalla Camera.

Durante la discussione in aula, Marianna Ricciardi (Movimento 5 Stelle) ha accusato la maggioranza di dare uno «schiaffo ai medici che hanno rispettato le regole» e alle vittime del Covid-19. Ilenia Malavasi (Partito Democratico) ha parlato di un «precedente molto pericoloso» per l’autonomia degli Ordini professionali, mentre Elena Bonetti (Azione) ha difeso l’obbligo vaccinale introdotto durante il governo Draghi, ricordando che si basava sulle indicazioni scientifiche.

Critiche sono arrivate anche da Italia Viva e Più Europa. Davide Faraone (Italia Viva) ha accusato Forza Italia di contraddire le proprie posizioni sui vaccini, mentre Riccardo Magi (Più Europa) ha definito la norma una «mancanza di rispetto» verso le vittime della pandemia.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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