La Lega vuole dare il 3 per mille alle forze dell’ordine e ai militari

La proposta permetterebbe di destinare una parte dell’Irpef a fondi di assistenza del personale della sicurezza e della difesa, ma restano alcuni punti da chiarire
ANSA
ANSA
In futuro, al momento della dichiarazione dei redditi, potremmo trovare una nuova voce tra quelle a cui possiamo destinare una parte dell’Irpef che versiamo. Oltre a una confessione religiosa, a un ente del terzo settore o a un partito politico, potremmo scegliere di dare una quota dell’imposta alle forze dell’ordine, alle forze armate e persino ai vigili del fuoco. O, almeno, questa è l’intenzione di un disegno di legge della Lega, in discussione dal 23 settembre al Senato.

Il testo, presentato nel marzo 2023 dalla senatrice della Lega Stefania Pucciarelli insieme ad altri sette senatori del partito, è ora all’esame della Commissione Finanze. La proposta, che punta a introdurre un nuovo 3 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), per oltre tre anni è rimasta nel cassetto, senza che l’esame parlamentare fosse neppure mai iniziato. 

Non si tratterebbe né di una nuova tassa né, propriamente, di una “donazione”. Il contribuente sceglierebbe infatti di destinare a questi fondi una quota dell’Irpef che deve già versare allo Stato. Anche se il disegno di legge lascia ancora diversi aspetti da chiarire, il nuovo 3 per mille avrebbe comunque un costo per le casse pubbliche, perché una parte delle risorse verrebbe destinata a questo meccanismo.

Come funzionerebbe

Il meccanismo proposto dalla Lega è piuttosto semplice e ricalca, almeno in parte, quelli già presenti nella dichiarazione dei redditi. Ogni anno il contribuente potrebbe scegliere di destinare il 3 per mille della propria Irpef a uno dei fondi di assistenza legati a guardia di finanza, polizia di Stato, carabinieri, polizia penitenziaria, esercito, marina, aeronautica e vigili del fuoco. Il disegno di legge prevede che le risorse possano essere usate anche per sostenere e assistere i familiari degli appartenenti a queste amministrazioni morti in servizio. 

Oggi i contribuenti possono già decidere come destinare alcune quote delle proprie imposte, senza pagare nulla in più. L’8 per mille della propria Irpef può andare allo Stato o a una confessione religiosa; il 5 per mille può finanziare, tra le altre cose, enti del terzo settore, ricerca scientifica e sanitaria e attività sociali; il 2 per mille può essere destinato a un partito politico. Le tre scelte sono indipendenti tra loro: il contribuente può quindi esprimerle tutte. Pertanto, il nuovo 3 per mille non farebbe altro che aggiungersi a questo sistema.

Il punto è capire a chi arriverebbero davvero queste risorse e che cosa potrebbero finanziare. E proprio su quest’ultimo aspetto il testo lascia qualche questione aperta.

Dove andrebbero i soldi?

Secondo il testo della proposta, le risorse non andrebbero direttamente ai bilanci di polizia, carabinieri o esercito per finanziare le attività ordinarie, ma ai fondi di assistenza, destinati soprattutto al personale e alle famiglie.

Il Fondo assistenza, previdenza e premi (FAPP) dei carabinieri, per esempio, svolge varie attività: dai sussidi e contributi per l’assistenza medica al sostegno dei familiari del personale deceduto, fino all’organizzazione di vacanze studio all’estero per i figli del personale in servizio. Invece per quanto riguarda i vigili del fuoco esiste l’Opera Nazionale di Assistenza (ONA), che aiuta il personale e le famiglie in difficoltà, offre una polizza sanitaria integrativa e gestisce quattro centri di soggiorno.

Però proprio su questo punto il testo non è del tutto chiaro. Nell’articolo che introduce la misura si parla di fondi di assistenza e sostegno ai familiari. Mentre nella relazione introduttiva, si legge che con le risorse del 3 per mille i vigili del fuoco potrebbero anche «acquistare importanti attrezzature per fronteggiare situazioni di emergenza». Non è quindi chiaro se, ed eventualmente fino a che punto, questi fondi potrebbero essere usati anche per esigenze operative.

Il tetto di 100 milioni

In ogni caso, il disegno di legge fissa un tetto massimo di spesa per lo Stato pari a 100 milioni di euro l’anno, coperto riducendo dello stesso importo il Fondo per interventi strutturali di politica economica.

Quindi, è chiaro che non necessariamente ogni anno verrebbero spesi tutti i 100 milioni previsti: sotto quella soglia, l’importo effettivo dipenderebbe da quanti contribuenti sceglierebbero di destinare il proprio 3 per mille. Meno chiaro è però che cosa accadrebbe se il valore totale delle scelte superasse il tetto, o come le risorse verrebbero distribuite tra i diversi fondi. Su questi aspetti il disegno di legge rinvia a un successivo decreto del presidente del Consiglio, che dovrà definire le modalità di attuazione.

Il precedente del 5 per mille

Quella del 3 per mille non è una proposta del tutto nuova. Già nella scorsa legislatura la Lega aveva provato a permettere ai contribuenti di sostenere forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco attraverso la dichiarazione dei redditi.

Nel luglio 2019, il partito di Matteo Salvini aveva proposto una strada un po’ diversa, ovvero inserire questi corpi tra i destinatari del 5 per mille già esistente. Il testo, che unì varie proposte di legge, fu approvato dal Senato nel giugno 2021, ma si bloccò alla Camera prima della fine della legislatura.

Non tutti i partiti erano convinti dello strumento. Forza Italia e Fratelli d’Italia votarono a favore, mentre il Partito Democratico si astenne, sostenendo che il finanziamento di questi corpi dovesse spettare soprattutto al bilancio dello Stato. Movimento 5 Stelle e Italia Viva votarono comunque a favore, pur sollevando dubbi simili.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli