Il gemellaggio con Tel Aviv sta diventando un caso politico a Milano

La decisione del sindaco Sala di non interrompere il rapporto con la città israeliana ha provocato nuove tensioni nella maggioranza
ANSA
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Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la scelta del sindaco di Milano Giuseppe Sala di proseguire il gemellaggio tra il capoluogo lombardo e la città israeliana di Tel Aviv. Il legame tra le due città risale al 1994, ma negli ultimi mesi è stato messo in discussione da una parte del consiglio comunale. La decisione del sindaco di non interrompere il gemellaggio ha provocato critiche da più parti e, negli ultimi giorni, nuove proteste tra i consiglieri della maggioranza.

Un gemellaggio è definito dalla Commissione europea come «la stipulazione ufficiale di un’unione fra due o più comunità (province, città metropolitane o comuni), allo scopo di collaborare in diversi settori – politico, economico, sociale, educativo, culturale – e di stabilire rapporti duraturi nel tempo». Per essere costituito, deve essere approvato dal consiglio comunale o provinciale con una delibera in cui l’ente si impegna formalmente nel rapporto di collaborazione.

A ottobre, il consiglio comunale di Milano ha approvato un ordine del giorno per chiedere di valutare l’interruzione dei rapporti con Israele, a seguito delle accuse di violazione della tregua nella Striscia di Gaza. Sala ha però deciso di proseguire il gemellaggio con Tel Aviv. Questa scelta ha riaperto il confronto all’interno della maggioranza e rischia di creare uno strappo nei rapporti tra il sindaco e una parte dei consiglieri che lo sostengono.

Il primo voto sul gemellaggio

La proposta di interrompere il gemellaggio è stata discussa per la prima volta a ottobre 2025, quando il consiglio comunale ha respinto la mozione di un consigliere di Europa Verde, sottoscritta anche da buona parte dei consiglieri del Partito Democratico, che chiedeva di bloccare ogni forma di collaborazione con Israele, incluso il gemellaggio.

La votazione però non è passata, anche grazie al voto contrario di parte della maggioranza di centrosinistra. Il risultato è stato accolto con proteste sia all’interno dell’aula comunale sia fuori da palazzo Marino, sede del Comune di Milano, dove si erano radunati attivisti e manifestanti pro-Palestina.

Una settimana dopo, il consiglio comunale è tornato sulla questione e ha approvato un ordine del giorno che riguardava la possibilità di un gemellaggio con Gaza City e l’interruzione dei rapporti con Israele. Ma queste due decisioni possono essere realizzate solo a determinate condizioni: nell’ordine del giorno infatti è scritto che il patto di amicizia con Gaza sarebbe stato possibile solo quando la città «sarà amministrata da un organismo democraticamente eletto», mentre l’interruzione del gemellaggio con Tel Aviv sarebbe avvenuta solo nel caso di un «significativo venir meno del rispetto degli impegni del piano di pace» da parte di Israele. Con queste precisazioni l’ordine del giorno è stato approvato, ma non dopo una serie di votazioni che hanno mostrato ancora una volta gli attriti all’interno della maggioranza.

Le pressioni del PD

Dopo il voto di ottobre il tema è tornato tornato centrale ad aprile, anche per le pressioni esercitate dai consiglieri del PD che hanno chiesto al sindaco di dare attuazione all’ordine del giorno dopo la ripresa dei bombardamenti israeliani in Libano. Il sostegno è arrivato anche da Europa Verde, secondo cui «dopo 70 mila cittadini di Gaza uccisi e l’ennesimo bombardamento in Libano ancora dobbiamo supplicare la giunta per attuare quanto abbiamo approvato». La maggioranza non sembra però ancora coesa. Secondo un consigliere di Azione, la scelta rischia di essere dettata più da dinamiche politiche interne che da una valutazione del contesto internazionale.

La decisione di Sala

Il sindaco Sala dopo una discussione con la giunta il 16 aprile ha deciso di non fermare il gemellaggio con Tel Aviv, preferendo mantenere una linea affine a quella del sindaco della città israeliana Ron Huldai. La decisione è arrivata dopo che Huldai ha scritto a Sala una lettera, con l’obiettivo di convincerlo a non interrompere il patto. «Il ponte che abbiamo costruito è vitale per entrambe. È un ponte che ha unito le nazioni, un ponte che ha favorito la collaborazione, la creatività, la diligenza, l’imprenditorialità e la libertà», si legge nella lettera.

La posizione di Sala ha suscitato perplessità in una parte del PD, ed è stata condannata dai consiglieri di Europa Verde, secondo cui la lettera è «un documento assolutamente irricevibile, che non affronta in nessun modo i nodi che hanno spinto il consiglio a chiedere la sospensione: non parla delle violazioni al cessate il fuoco, non dell’occupazione illegale del Sud del Libano».

Le proteste in aula

La tensione tra la posizione del sindaco e una parte del PD – secondo i quali il gemellaggio servirebbe a favorire il dialogo – e quella di gran parte del centrosinistra che critica l’accordo come legittimazione del governo israeliano ha raggiunto l’apice durante la seduta del consiglio comunale di lunedì 20 aprile.

Quel giorno, infatti, i consiglieri di Europa Verde hanno occupato l’aula, dopo aver disposto una bandiera palestinese al centro, e indossando magliette con scritto «rispettate il consiglio comunale». La protesta è stata sostenuta dal pubblico presente e il centrodestra si è unito alle voci di dissenso chiedendo le dimissioni di Sala. Anche dalle file del PD qualcuno ha protestato. La situazione è rientrata solo dopo che la polizia locale ha sgomberato l’aula.

La deputata e consigliera comunale di Azione Giulia Pastorella, al contrario, ha criticato la contestazione della sinistra: «Abbiamo una forza politica che ci mette in difficoltà. Chi non è d’accordo nella linea, come ha fatto Vannacci nella Lega, se ne va». Sempre Azione ha poi chiesto «una verifica di maggioranza». Il sindaco però in questi giorni ha chiuso alla richiesta di Azione. «Io cerco sempre di agire secondo coscienza. Ognuno farà le sue scelte, mi auguro prevalga il buonsenso. Manca un anno alla fine del mandato», ha detto Sala, aggiungendo che «se qualcuno ha idee diverse io sono sempre in ufficio». 

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