Il 29 novembre la Spagna tornerà alle urne nove mesi in anticipo rispetto alla fine della legislatura. Il presidente spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato le elezioni anticipate il 5 ottobre, dopo che il Congresso ha respinto due decreti sull’emergenza abitativa con i voti dei partiti di destra e centrodestra. La sconfitta parlamentare, arrivata durante le proteste contro la crisi della casa, ha spinto Sánchez a tornare a chiedere il parere degli elettori.
Prima del voto, però, il presidente spagnolo sarà atteso a Bruxelles per una delle trattative europee più importanti del suo mandato. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha convocato per il 26 e 27 novembre un vertice straordinario sul prossimo bilancio dell’Unione, che coinciderà con gli ultimi due giorni della campagna elettorale spagnola.
La sovrapposizione rischia di complicare l’obiettivo di raggiungere un accordo politico entro la fine del 2026 sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034. Siegfried Mureșan, esponente rumeno del Partito popolare europeo e correlatore del Parlamento sul bilancio, ha invitato i governi a non trasformare questa incognita in un alibi: «Il Consiglio non utilizzi la campagna elettorale in Spagna come scusa per ulteriori ritardi», ha dichiarato da Strasburgo lo scorso 6 ottobre.
Dalla Spagna però sostengono di non voler frenare l’accordo. Secondo fonti vicine a Sánchez sentite dal giornale spagnolo Demócrata, l’anticipo elettorale non cambia l’obiettivo di raggiungere un’intesa entro l’anno, mentre il ministro dell’Agricoltura, Luis Planas, ha detto allo stesso giornale che «vale la pena» tentare di chiudere a dicembre.
Il voto può dunque influire sui margini negoziali di Sánchez, ma non è all’origine delle divisioni europee. La campagna elettorale potrebbe renderlo più prudente sulle concessioni e, allo stesso tempo, aumentare il valore politico di un risultato raggiunto a pochi giorni dall’apertura dei seggi. Il nodo assai duro da sciogliere, tuttavia, è che i governi restano fortemente divisi tra chi difende l’importanza dei fondi per la coesione (tra cui l’Italia) e chi invece vorrebbe tagliare parecchi miliardi dal bilancio europeo.
Prima del voto, però, il presidente spagnolo sarà atteso a Bruxelles per una delle trattative europee più importanti del suo mandato. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha convocato per il 26 e 27 novembre un vertice straordinario sul prossimo bilancio dell’Unione, che coinciderà con gli ultimi due giorni della campagna elettorale spagnola.
La sovrapposizione rischia di complicare l’obiettivo di raggiungere un accordo politico entro la fine del 2026 sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034. Siegfried Mureșan, esponente rumeno del Partito popolare europeo e correlatore del Parlamento sul bilancio, ha invitato i governi a non trasformare questa incognita in un alibi: «Il Consiglio non utilizzi la campagna elettorale in Spagna come scusa per ulteriori ritardi», ha dichiarato da Strasburgo lo scorso 6 ottobre.
Dalla Spagna però sostengono di non voler frenare l’accordo. Secondo fonti vicine a Sánchez sentite dal giornale spagnolo Demócrata, l’anticipo elettorale non cambia l’obiettivo di raggiungere un’intesa entro l’anno, mentre il ministro dell’Agricoltura, Luis Planas, ha detto allo stesso giornale che «vale la pena» tentare di chiudere a dicembre.
Il voto può dunque influire sui margini negoziali di Sánchez, ma non è all’origine delle divisioni europee. La campagna elettorale potrebbe renderlo più prudente sulle concessioni e, allo stesso tempo, aumentare il valore politico di un risultato raggiunto a pochi giorni dall’apertura dei seggi. Il nodo assai duro da sciogliere, tuttavia, è che i governi restano fortemente divisi tra chi difende l’importanza dei fondi per la coesione (tra cui l’Italia) e chi invece vorrebbe tagliare parecchi miliardi dal bilancio europeo.