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Al Senato c’è una commissione contro la disinformazione che non funziona

È stata istituita a marzo, su proposta di Italia Viva, ma dopo mesi il presidente La Russa non ha ancora nominato i suoi componenti
ANSA
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Da più di sette mesi al Senato è stata istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione di informazioni false, ma questa commissione non ha mai davvero iniziato i suoi lavori. Il motivo? Il presidente del Senato Ignazio La Russa non ha ancora nominato i suoi componenti. 

Le commissioni d’inchiesta parlamentare sono organi interni della Camera e del Senato, previsti dall’articolo 82 della Costituzione, che si occupano di approfondire questioni di pubblico interesse e indagano con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Se la commissione è bicamerale – cioè formata sia da deputati che da senatori – il Parlamento deve approvare un progetto di legge dove vengono precisati gli scopi, la composizione, i poteri, l’organizzazione interna e il tetto di spese per il funzionamento. Se la commissione è monocamerale – cioè formata solo da deputati o solo da senatori – basta una delibera della Camera o del Senato.

Nella storia repubblicana le commissioni d’inchiesta formate dal Parlamento sono state oltre 80, con risultati variabili, visto che spesso sono state attraversate da diatribe politiche e da ritardi nei lavori. Spesso infatti le commissioni d’inchiesta sono state istituite, ma sono serviti mesi prima che entrassero in funzione, perché i partiti non riuscivano a trovare un accordo sui loro rappresentanti da nominare.
Quest’ultimo sembra il caso della Commissione d’inchiesta sulla diffusione di notizie false, la cui istituzione era stata chiesta a gennaio di quest’anno dalla capogruppo di Italia Viva al Senato Raffaella Paita. 

Secondo la proposta di Paita, che ha subìto alcune modifiche durante l’esame in Senato, la nuova commissione d’inchiesta monocamerale dovrebbe essere composta da 16 senatori, nominati dal presidente del Senato su indicazioni dei gruppi parlamentari. La nuova Commissione avrebbe il compito di indagare sul fenomeno della disinformazione, ricostruirne le modalità di diffusione, individuare gli eventuali soggetti responsabili e verificare quali conseguenze possano avere sulla formazione dell’opinione pubblica e sul funzionamento della democrazia.

L’obiettivo non sarebbe soltanto quello di individuare le campagne di disinformazione, ma anche di valutare l’efficacia degli strumenti di prevenzione e contrasto già esistenti e proporre nuovi interventi normativi e amministrativi. Tra gli obiettivi della commissione c’è anche l’analisi del ruolo dell’intelligenza artificiale. La Commissione dovrebbe studiare come l’IA e le nuove tecnologie possano facilitare la disinformazione, anche attraverso la raccolta illecita e l’impiego improprio di dati personali. Dovrebbe inoltre proporre strumenti per contrastare i deepfake, identificarne gli autori e favorire l’applicazione delle sanzioni previste per gli illeciti connessi. Con “deepfake” si intende un video, una foto o un audio che sembra reale, ma che in realtà è stato creato o manipolato con l’intelligenza artificiale. Sul tema quasi tutti i partiti negli scorsi mesi hanno firmato un impegno redatto da Pagella Politica e Facta sull’uso dell’intelligenza artificiale nella propaganda politica.

Lo stallo

Dopo un esame parlamentare durato tre mesi, il 4 marzo il Senato ha approvato la creazione della commissione d’inchiesta, con il voto favorevole di tutti i partiti, tranne del Movimento 5 Stelle, che si è astenuto. Prima del voto finale sulla commissione, la senatrice del Movimento 5 Stelle Elisa Pirro aveva spiegato l’astensione del suo partito perché a detta loro c’erano diversi aspetti da chiarire sugli obiettivi della commissione. In particolare, la senatrice del Movimento 5 Stelle ha criticato il fatto che, tra le prerogative della commissione, ci sia anche quella di segnalare all’Ordine dei giornalisti i casi di giornalisti coinvolti nella diffusione di informazioni false. «Andrebbe appurato in che modo è coinvolto il giornalista e approfondito un po’ meglio il dettaglio, non limitandosi a quest’azione lasciata nelle mani dell’Ordine, perché di giornalisti presi di mira nel nostro Paese perché fanno un ottimo lavoro, purtroppo, ne abbiamo visti tanti», ha sostenuto Pirro, secondo cui la commissione rischierebbe di limitare la libertà di stampa. 

Sebbene la commissione d’inchiesta sulla disinformazione sia stata creata ormai da sette mesi, non è mai entrata in funzione dato che non sono ancora stati nominati i suoi componenti, com’è stato confermato a Pagella Politica dalla stessa senatrice Paita. Al momento non sono chiari i motivi di questo ritardo, ma il compito di nominare i membri della commissione d’inchiesta spetta al presidente del Senato, su indicazioni dei singoli gruppi parlamentari. Il presidente del Senato ha anche il potere di sollecitare gli stessi gruppi a indicare i propri rappresentanti per la commissione, nel caso in cui i gruppi dovessero tardare a indicarli. Questo però non sembra essere avvenuto: i componenti della commissione non sono ancora stati nominati e sembra ormai improbabile che la commissione possa raggiungere i suoi obiettivi, visto che la fine della legislatura è prevista a settembre 2027, ma secondo diversi osservatori è possibile si vada a elezioni anticipate già nella primavera del prossimo anno. 

Comunque, come anticipato, la commissione d’inchiesta sulla disinformazione non è l’unica ad aver subito ritardi nell’inizio dei lavori per via di una certa lentezza a costituire la commissione stessa. 

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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