Bonaccini la fa troppo semplice sugli elettori che votano a destra

Secondo il presidente del PD, a votare Fratelli d’Italia e Lega sarebbero per lo più persone poco istruite e in difficoltà economica. Gli studi però rivelano un quadro più sfaccettato
ANSA
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Negli ultimi giorni hanno fatto discutere alcune parole del presidente e parlamentare europeo del Partito Democratico Stefano Bonaccini. Il 24 agosto, durante un incontro organizzato dal PD ad Albenga, in Liguria, Bonaccini ha parlato delle difficoltà che la sinistra sta incontrando da anni in diversi Paesi occidentali. Secondo il presidente del PD, in Italia il voto «a Meloni e prima a Salvini» sarebbe «in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città» e «di chi sta peggio economicamente».
Quattro giorni dopo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato sui social il video con questo passaggio, accusando Bonaccini di disprezzare gli elettori di destra. «Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare», ha scritto Meloni. Il giorno stesso, ospite a Coffee Break su La7, Bonaccini ha precisato il senso delle sue parole. Ha spiegato che il suo ragionamento era rivolto soprattutto alla sinistra, che a suo giudizio dovrebbe tornare a rappresentare meglio gli elettori più in difficoltà, e ha aggiunto che quanto detto si basava su «analisi» e «studi».

Ma, al di là delle legittime opinioni politiche, che cosa mostrano davvero le rilevazioni sul voto in Italia? In breve, la dichiarazione di Bonaccini parte da alcune tendenze reali, ma mette insieme fenomeni diversi, talvolta descrivendoli in modo impreciso.

Il voto «di chi ha poco studiato»

Innanzitutto è necessaria una premessa. Le analisi post-elettorali si basano su campioni di intervistati in cui viene incrociato il voto dei cittadini con le caratteristiche dichiarate dagli intervistati, come il titolo di studio, la condizione economica o la professione. Sono quindi stime costruite su campioni, non fotografie esatte dell’elettorato.

Detto questo, sul titolo di studio la tendenza indicata da Bonaccini emerge abbastanza chiaramente. Dopo le elezioni politiche del 2022, l’istituto di sondaggi Ipsos ha elaborato quasi 17 mila interviste raccolte nelle settimane prima del voto, stimando come si fosse distribuito il consenso ai partiti tra elettori con diversi livelli di istruzione. Secondo Ipsos, Fratelli d’Italia aveva ottenuto il 29 per cento dei consensi tra chi aveva al massimo la licenza media, contro il 19,7 per cento tra i laureati. Anche per la Lega emergeva una differenza: il consenso passava dal 10,8 per cento tra i meno istruiti al 5,6 per cento tra i laureati. Per il Partito Democratico accadeva invece il contrario. Alla stessa conclusione è arrivato anche il Centro Italiano Studi Elettorali (CISE), promosso dall’università Luiss di Roma e dall’Università di Firenze. Analizzando il voto del 2022, il CISE ha rilevato che gli elettori «meno istruiti» avevano «votato significativamente di più» per Fratelli d’Italia. Una tendenza simile emergeva per la Lega, mentre il PD raccoglieva maggiori consensi tra le fasce più istruite.

Tra l’altro, la stessa tendenza si è registrata alle elezioni europee del 2024. Secondo il rapporto post-voto di Ipsos, alle scorse europee Fratelli d’Italia ha ottenuto il 33 per cento dei voti validi tra gli elettori con licenza elementare o media, contro il 23,4 per cento tra i laureati. Sommando Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, il centrodestra arrivava al 58,6 per cento tra i meno istruiti, mentre è al 33,6 per cento tra i laureati.

In questo senso, quindi, le parole di Bonaccini trovano un riscontro. Questo non significa però che la maggioranza delle persone con un titolo di studio basso abbia votato a destra, perché il dato non comprende chi si è astenuto. Nel caso delle europee del 2024, per esempio, quasi due terzi delle persone con licenza media o elementare non hanno espresso un voto.

Sul reddito le cose cambiano

Più debole è invece la parte della dichiarazione di Bonaccini su chi «sta peggio economicamente».

Alle politiche del 2022, secondo Ipsos Fratelli d’Italia ha ottenuto il 23 per cento tra gli elettori che dichiaravano una condizione economica bassa, contro il 26,5 per cento nella fascia media e il 23,4 per cento in quella alta. Tra i più in difficoltà il primo partito era invece il Movimento 5 Stelle, con il 25 per cento. Per Lega e Forza Italia, allo stesso modo, il consenso cresceva nelle fasce economicamente più deboli. Anche il CISE ha rilevato che nel 2022 Fratelli d’Italia raccoglieva soprattutto consensi nella classe media, un dato definito «interessante» considerando il tentativo del partito di presentarsi come attento alle «istanze dei ceti popolari».

Lo stesso quadro emerge alle europee che si sono tenute due anni dopo. Ipsos ha rilevato che Fratelli d’Italia aveva ottenuto il 31,6 per cento nella fascia economica media e il 22,6 per cento in quella bassa, dove il Movimento 5 Stelle era primo con il 26 per cento. Sommando Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, il centrodestra arrivava a circa il 48 per cento dei voti validi tra le persone con una bassa condizione economica: il dato più alto tra gli schieramenti, ma non la maggioranza assoluta. Inoltre, tra chi dichiarava una condizione economica bassa, Ipsos stimava che circa tre su quattro non avevano espresso un voto valido.

Le aree periferiche

Per quanto riguarda il territorio, la frase di Bonaccini trova un riscontro per la Lega ma meno per Fratelli d’Italia. 

Per verificare il riferimento di Bonaccini a Salvini bisogna guardare soprattutto alle elezioni del 2018 e del 2019, quando la Lega guidata da Matteo Salvini raggiunse i suoi risultati migliori a livello nazionale. Uno studio sulle politiche del 2018, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Regional Science Policy & Practice, ha analizzato il voto in quasi ottomila comuni italiani, distinguendo i territori in base alla distanza dai principali servizi. Gli autori hanno rilevato che all’epoca la Lega otteneva più consensi nei comuni periferici e meno nelle città metropolitane. Alle europee del 2019, quando la Lega raggiunse il 34,3 per cento a livello nazionale, era emersa una tendenza simile. In uno studio pubblicato nel 2022, sempre relativo alle europee di tre anni prima, veniva rilevato che il consenso al partito di Salvini era maggiore nei comuni meno ricchi, più rurali e più remoti.

Per Fratelli d’Italia il quadro è diverso. Uno studio pubblicato nel 2023 sull’Italian Journal of Electoral Studies, basato sui risultati delle politiche dell’anno prima, ha evidenziato una distribuzione del voto «piuttosto omogenea» tra le diverse categorie territoriali. I risultati migliori per il partito di Giorgia Meloni si registravano nei comuni intorno alle città e in quelli intermedi. Fratelli d’Italia risulta anche il partito più «nazionalizzato» del voto del 2022, cioè con il consenso distribuito più uniformemente sul territorio.

Un quadro sfumato

La precisazione di Bonaccini dopo la polemica è importante, perché chiarisce che il suo riferimento era alle differenze che emergono quando il voto viene analizzato in base alle caratteristiche sociali e territoriali degli elettori. Queste rilevazioni, però, non permettono di descrivere in modo assoluto chi vota un determinato partito.

Letta in questo senso, la dichiarazione del presidente del PD ha un fondamento, ma resta troppo generica. Fratelli d’Italia e Lega raccolgono più consensi tra gli elettori con titoli di studio più bassi rispetto ai laureati e, nel caso della Lega di Salvini, è documentato anche un maggiore radicamento nei comuni rurali e periferici.

Molto meno solida è invece l’idea che il voto a Meloni arrivi soprattutto da chi «sta peggio economicamente» o vive nelle aree più marginali. Fratelli d’Italia ha dimostrato di avere un elettorato più trasversale sul piano economico e territoriale, mentre tra le fasce più in difficoltà hanno ottenuto percentuali più alte finora il Movimento 5 Stelle e, soprattutto, l’astensione.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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