Il 28 settembre la Corte d’assise di Roma ha condannato a dieci anni tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani per il sequestro del ricercatore italiano Giulio Regeni, ritrovato morto al Cairo nel febbraio 2016. Che cosa può fare il governo italiano a fronte di queste condanne? E come bilanciare la ricerca di «verità» e «giustizia» sul caso Regeni con il mantenimento dei rapporti politici, economici e militari con l’Egitto?