A giugno 2025 la Banca centrale europea è tornata ad aumentare i tassi di interesse. Il motivo era la crescente tensione sui prezzi, che stava facendo temere una nuova crisi inflattiva a causa della guerra commerciale degli Stati Uniti. Negli ultimi mesi la pressione è aumentata ancora, con l’inflazione nell’Eurozona vicino al 4 per cento a settembre (i prezzi sono saliti del 3,8 per cento rispetto a un anno prima). Si tratta di quasi il doppio rispetto al target di medio periodo del 2 per cento considerato come riferimento dalla BCE.

I movimenti sui tassi hanno fatto reagire anche le banche, che stanno iniziando ad aumentare i tassi applicati ai mutui. Non è una decisione che dipende solo dall’attuale tasso effettivo applicato dalla BCE (2,65 per cento per le operazioni a tasso fisso, poco sopra al 2,10 per cento di giugno 2025), ma soprattutto dalle aspettative. Le banche stanno già modificando i tassi perché si aspettano che la BCE alzerà ancora il costo del denaro nei prossimi mesi per frenare l’inflazione. Si tratterebbe di un duro colpo per l’economia nel breve periodo, sia per i rallentamenti che provocherebbe sul mercato immobiliare a causa dei mutui più costosi, sia per il maggiore costo di indebitamento per le imprese. Non agire sull’inflazione, però, potrebbe avere conseguenze ancora più gravi nel medio-lungo termine.