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Che cosa ha fatto il governo Meloni per contrastare la crisi abitativa?

Dai contributi per gli affitti alle agevolazioni per la prima casa ci sono stati interventi su diversi fronti, ma molte misure hanno avuto effetti limitati
Ansa
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Da fine settembre nella principale piazza di Madrid migliaia di persone protestano contro la crisi abitativa. La manifestazione è iniziata dopo che il 23 settembre una signora invalida di 87 anni, María del Carmen Abascal, nota come Maricarmen, è stata sfrattata dall’appartamento in cui viveva da circa settant’anni dopo una battaglia legale durata anni. Dopo lo sfratto Maricarmen era stata portata in ospedale e lì è morta mercoledì 7 ottobre. La protesta di queste settimane però non nasce all’improvviso, sono anni infatti che in Spagna si protesta per chiedere più alloggi a prezzi accessibili.

Anche in Italia il problema della casa è diventato sempre più rilevante, ma quando Giorgia Meloni si è presentata alla Camera per chiedere la fiducia al suo governo, il 25 ottobre 2022, la crisi abitativa non era tra i temi centrali del discorso. Pochi mesi dopo però il problema è diventato molto più visibile. Nel maggio 2023, a Milano, una studentessa del Politecnico ha piantato una tenda davanti all’università per protestare contro il caro affitti. In pochi giorni la protesta si è allargata ad altre città universitarie, tra cui Roma, Bologna, Firenze e Venezia. E negli anni successivi le tende sono tornate più volte, anche se con meno attenzione mediatica.

Nel frattempo anche il governo Meloni ha iniziato a intervenire sul tema. In questi quattro anni sono state approvate misure sugli affitti, sull’acquisto della prima casa, sugli alloggi per studenti, sugli affitti brevi e sul recupero delle case popolari con il recente Piano Casa. Ma che cosa ha fatto concretamente il governo per contrastare la crisi abitativa? 

La situazione in Italia

Prima di capire che cosa è cambiato con il governo Meloni, partiamo da alcuni dati. In Italia la crisi abitativa non riguarda tutte le città allo stesso modo. Come spiega l’esperto di dati Lorenzo Ruffino nella sua newsletter, tra il 2015 e il 2025 i prezzi di acquisto delle abitazioni, al netto dell’inflazione, sono diminuiti del 5,3 per cento a livello nazionale, con ampie differenze tra le città: ad esempio a Torino sono scesi del 9,5 per cento, mentre a Milano sono aumentati del 40 per cento.

Il problema è particolarmente evidente nel mercato degli affitti. Secondo le elaborazioni di Ruffino sui dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, tra il 2015 e il 2025 il canone medio dei nuovi contratti di locazione è aumentato, al netto dell’inflazione, del 28 per cento a Milano, del 30 per cento a Firenze e del 27 per cento a Bologna. Gli aumenti sono stati più contenuti a Torino (+18 per cento) e Roma (+12 per cento). Questo significa che il costo della casa pesa sempre di più sui redditi di chi vive in queste città: a Milano, Firenze e Roma, per esempio, l’affitto di un appartamento di 60 metri quadrati arriva ad assorbire circa il 40 per cento del reddito netto medio, ben oltre la soglia del 30 per cento generalmente considerata sostenibile.

Gli affitti

Uno dei problemi con cui ha dovuto interfacciarsi il governo Meloni è proprio l’aumento del costo medio delle locazioni. Come si legge sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per garantire anche alle persone in situazioni di difficoltà economica l’accesso all’abitazione ci sono principalmente due strumenti: il Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e il Fondo inquilini morosi incolpevoli. Il primo è stato istituito nel 1998 e prevedeva che la dotazione finanziaria fosse stabilita ogni anno con la legge di Bilancio. Nel 2020, 2021 e 2022 erano stati previsti 50 milioni di euro all’anno, poi incrementati successivamente. Dal 2023 però questo fondo non è stato rifinanziato. Il secondo fondo, invece, è stato introdotto nel 2013 ed è attualmente attivo, anche se ha subìto alcune modifiche. In particolare, negli ultimi anni è stato rifinanziato sia con la legge di Bilancio per il 2025 (art. 1 comma 117) che con quella per il 2026 (art. 1 comma 908). Con il Piano Casa – cioè l’insieme di interventi presentato dal governo a maggio 2026 volto ad aumentare gli alloggi pubblici – le risorse del vecchio Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli sono state azzerate e utilizzate per finanziare un nuovo fondo rivolto specificamente agli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica.

Tra gli altri interventi nell’ambito degli affitti, c’è anche una misura di sostegno pensata per i genitori separati con figli under 21 a carico. La misura è stata introdotta con la legge di Bilancio per il 2026 (art. 1 comma 234) e dal 7 ottobre è possibile fare richiesta del contributo, che prevede una dotazione annuale pari a 20 milioni di euro.

Un altro problema legato al mercato degli affitti è quello degli sfratti. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, pubblicati a ottobre 2026, nel 2025 sono stati emessi 37.122 provvedimenti di sfratto. Le richieste erano nettamente più alte – quasi 62 mila – ma quelle poi effettivamente eseguite sono state 18.292. Il dato è in diminuzione del 14 per cento rispetto all’anno precedente, si tratta del numero più basso dal 2004 a oggi (periodo per cui sono disponibili i dati), escludendo il 2020 e il 2021, quando c’era la pandemia.

L’acquisto della prima casa

Come gli affitti, anche i prezzi di vendita degli immobili sono aumentati negli ultimi anni in alcune città. Ma cosa ha fatto il governo per contrastare questo aumento? A ottobre 2022, quando è entrato in carica l’attuale esecutivo, era in vigore un’agevolazione fiscale per l’acquisto della prima casa destinata agli under 36 con un ISEE non superiore ai 40 mila euro. Il governo Meloni l’ha prorogata fino al 31 dicembre 2023 con la sua prima legge di Bilancio (art.1 comma 74), ma successivamente la misura non è stata rinnovata.

Tra gli altri interventi, il governo ha continuato a finanziare il Fondo di garanzia per la prima casa, aumentando le risorse e prorogando la garanzia rafforzata sui mutui per alcune categorie di persone. Dal 2025 però l’accesso al fondo è stato limitato ad alcune specifiche categorie di persone, tra cui giovani coppie e nuclei familiari monogenitoriali con figli minori. L’anno successivo è stato stabilito che possano accedere al fondo anche le persone con disabilità permanente e i membri di un nucleo familiare a cui appartenga da almeno due anni un familiare convivente con disabilità permanente.

Il Piano Casa

Tra gli interventi principali e più recenti del governo Meloni in quest’ambito c’è il Piano Casa, un programma di intervento finalizzato a contrastare l’emergenza abitativa, favorendo la riqualificazione del patrimonio edilizio. 

È stato approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile 2026, e poi convertito in legge a luglio, con l’obiettivo dichiarato di «rendere disponibili, complessivamente, circa centomila alloggi in dieci anni». In particolare, il provvedimento prevede un programma di recupero e di manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica e di edilizia sociale, insieme a un “Fondo housing coesione” per contrastare il disagio abitativo, oltre a misure specifiche per gli alloggi dei Carabinieri, forze armate e Guardia di finanza. Inoltre, fanno parte del piano anche programmi di recupero di immobili pubblici inutilizzati, edilizia integrata e cohousing intergenerazionale.
Per quanto riguarda l’attuazione del programma, a giugno di quest’anno è stato nominato il commissario straordinario, l’architetto Felice Squitieri, che ha il compito di gestire e monitorare gli interventi. Al momento comunque il Piano Casa è appena all’inizio e per sapere se avrà effettivamente conseguenze positive sull’emergenza abitativa è probabile che sia necessario attendere alcuni anni.

Edilizia residenziale pubblica

Tra i primi interventi in programma del Piano Casa c’è la ristrutturazione delle case di edilizia residenziale pubblica (ERP), anche note come case popolari. Secondo fonti stampa, il bando per la ristrutturazione di 60 mila alloggi popolari oggi inagibili dovrebbe arrivare nel mese di ottobre.

Per valutare gli interventi del governo in questo settore bisogna comunque considerare che non tutte le competenze sulle case popolari spettano allo Stato. Con un decreto legislativo del 1998, infatti, gran parte delle funzioni amministrative in materia di edilizia residenziale pubblica è stata trasferita alle regioni e agli enti locali. Sono generalmente i comuni a gestire le graduatorie e le assegnazioni degli alloggi, mentre la proprietà e la gestione degli immobili possono spettare ai comuni stessi o agli enti territoriali che si occupano delle case popolari. Allo Stato restano alcune competenze generali, come la programmazione degli interventi di interesse nazionale.

Per capire qual è la situazione delle case popolari in Italia servirebbero dati trasparenti e aggiornati, che però non sono pubblicamente disponibili. Esistono rilevazioni sul numero di alloggi inagibili, ad esempio, ma non ci sono dati nazionali facilmente consultabili sulle persone che hanno fatto domanda per ottenerne uno. In realtà, un Osservatorio della condizione abitativa nazionale è stato previsto per la prima volta quasi trent’anni fa, nel 1998, e l’idea è stata poi ripresa nel 2022, ma al momento sembra non essere operativo. Il governo però ha dichiarato di essere al lavoro su una piattaforma nazionale che dovrebbe raccogliere e analizzare le informazioni fornite dalle regioni.

Per avere un’idea del patrimonio di case popolari esistente in Italia si può fare riferimento all’Osservatorio sull’edilizia residenziale pubblica di Federcasa, pubblicato nell’aprile 2026 e realizzato in collaborazione con la società di ricerca Nomisma. Secondo la rilevazione, gli enti associati a Federcasa gestiscono circa 824 mila alloggi, di cui 797 mila rientrano nell’edilizia residenziale pubblica. Bisogna però considerare che in questi dati non rientrano tutte le case popolari in Italia. Secondo l’associazione, gli alloggi gestiti sono pari al 90 per cento del patrimonio abitativo pubblico nazionale. Il dato, comunque, dà un’idea dell’ampiezza del fenomeno. Questi alloggi però non bastano a soddisfare tutte le richieste e, secondo fonti stampa, a essere in lista d’attesa sono oltre 250 mila famiglie.

Al di là della difficoltà a trovare dati aggiornati e trasparenti, bisognerà anche in questo caso aspettare i prossimi anni per capire se la piattaforma nazionale che raccoglierà i dati regionali effettivamente si farà, e se il Piano Casa migliorerà la situazione delle case popolari.

Case per studenti

Un altro ambito su cui è intervenuto il governo Meloni riguarda gli alloggi per gli studenti universitari, un tema diventato particolarmente rilevante dopo le proteste contro il caro affitti del 2023.

Una delle misure più importanti riguarda la realizzazione di nuovi posti letto per gli studenti fuori sede. L’obiettivo di creare 60 mila nuovi posti entro il 2026 non è stato però introdotto dall’attuale governo: era già previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato nel 2021, durante il governo Draghi. Il governo Meloni ne ha gestito l’attuazione e negli anni successivi ha modificato in parte il programma.

A settembre 2026 il Ministero dell’Università ha annunciato di aver superato l’obiettivo, arrivando a oltre 63 mila posti letto. Ma, come abbiamo spiegato in un altro articolo, questo dato non significa che siano già disponibili altrettanti nuovi alloggi. Circa 33 mila posti risultano infatti già realizzati, mentre per altri 30 mila circa sono stati assegnati i finanziamenti e sottoscritti gli accordi con i soggetti che dovranno realizzarli: secondo il ministero saranno disponibili nel 2027.
Il governo è intervenuto anche sul fondo per le spese di affitto degli studenti universitari fuori sede con un ISEE inferiore a 20 mila euro. Con la legge di Bilancio per il 2025 (art.1 comma 120) la dotazione del fondo è stata aumentata di un milione di euro per il 2025 e di due milioni all’anno per il 2026 e il 2027. Nel corso del 2025 il fondo è stato poi ulteriormente finanziato.

Regolamentazione degli affitti brevi

Tra i vari interventi del governo Meloni c’è stato il tentativo di regolamentare gli affitti brevi, per cercare di tenere sotto controllo un settore sempre più rilevante nei centri storici di molte città italiane. 

A ottobre 2023 un decreto-legge ha introdotto il Codice identificativo nazionale, noto come CIN, con l’obiettivo di «assicurare la tutela della concorrenza e della trasparenza del mercato». Il CIN è un codice identificativo assegnato alle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere e alle strutture destinate agli affitti brevi, con l’obiettivo di prevenire l’affitto abusivo e contrastare la concorrenza sleale. Inoltre, con lo stesso decreto-legge sono stati previsti requisiti di sicurezza più stringenti.

In generale comunque il governo non ha previsto un limite di giorni annuali per gli affitti brevi, a differenza di altre città europee. Ad esempio, Parigi ha imposto un tetto massimo di giorni per gli affitti turistici; mentre Barcellona sta lavorando per riportare oltre 10 mila appartamenti turistici a uso residenziale.

Ci sono poi stati anche interventi per rendere meno conveniente l’uso di più appartamenti per gli affitti brevi. La legge di Bilancio per il 2024 (art.1 comma 63) ha aumentato dal 21 al 26 per cento la tassazione sugli affitti brevi, lasciando l’aliquota più bassa per un solo immobile.

Un’ulteriore stretta è arrivata con la legge di Bilancio per il 2026 (art.1 comma 17). In precedenza era possibile destinare fino a quattro appartamenti agli affitti brevi senza che l’attività fosse automaticamente considerata imprenditoriale. Dal 2026 la soglia è scesa a due: chi affitta tre o più appartamenti viene quindi considerato un imprenditore e deve rispettare le relative regole fiscali e amministrative.

Insomma, in questi quattro anni il governo Meloni è intervenuto su diversi aspetti della crisi abitativa, con risultati però ancora limitati. Sono state prorogate o introdotte agevolazioni per l’acquisto della prima casa, finanziati nuovi posti letto per gli studenti e approvate regole più stringenti per gli affitti brevi. Ma allo stesso tempo il governo non ha rifinanziato il Fondo nazionale per il sostegno agli affitti, mentre gli interventi per aumentare il numero di alloggi pubblici sono arrivati solo nel 2026. Il Piano Casa rappresenta probabilmente il tentativo più importante di affrontare il problema, ma per il momento gran parte degli obiettivi è ancora sulla carta.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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