Pagella Politica Logo
SOSTIENICI

Perché Trump accusa l’Europa di non fare abbastanza sul petrolio

Diversi Paesi sono in ritardo nel rilascio delle scorte strategiche concordato a marzo. L’Italia, invece, dice di aver rispettato gli impegni
ANSA
ANSA
Il 1° ottobre, l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato i Paesi europei di non aver fatto abbastanza per mettere sul mercato le scorte strategiche di petrolio e carburanti, necessarie ad attenuare le carenze globali e, potenzialmente, a ridurre i prezzi internazionali dell’energia. Si tratta dell’ennesimo motivo di tensione tra gli Stati Uniti e l’Europa. Questa volta, però, le critiche dell’amministrazione Trump sembrano avere un fondamento. 

Diversi Paesi europei infatti non hanno ancora rispettato gli impegni presi a marzo, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la successiva chiusura dello Stretto di Hormuz. L’11 marzo i Paesi aderenti all’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) hanno deciso il più ingente rilascio di riserve strategiche di petrolio e carburanti della storia: 400 milioni di barili. Ad ottobre però l’IEA ha fatto sapere che, delle quantità promesse, circa 325 milioni di barili sono arrivati sul mercato e che alcuni Paesi sono andati oltre a quanto pattuito. Altri invece, in buona parte europei, non hanno completato gli impegni.

Questo è il motivo del perché la settimana scorsa l’amministrazione Trump è tornata a chiedere ai Paesi europei di contribuire maggiormente, minacciando in caso contrario di interrompere le esportazioni statunitensi di diesel, uno dei più abbondanti al mondo in questa fase di mercato. Il 2 ottobre il G7 ha raggiunto un accordo per mettere sul mercato 100 milioni di barili nei prossimi quattro mesi, dando la precedenza al diesel. Ma negli ultimi giorni Francia e Germania hanno fatto sapere che – secondo la loro interpretazione – questo impegno non prevedrebbe una nuova iniezione di petrolio rispetto a quanto concordato a marzo. L’Europa, insomma, intende velocizzare le consegne di carburante promesse già a marzo, senza impegnarsi su quantità aggiuntive.

Una promessa mantenuta solo in parte

Il punto è che alcuni Paesi hanno rispettato le promesse, altri no. L’Italia, per esempio, aveva annunciato a marzo il rilascio di 10 milioni di barili di prodotti petroliferi e – secondo quanto dichiarato l’8 ottobre da un rappresentante del governo – avrebbe completato l’impegno. Si tratta di carburante proveniente dalle scorte detenute dagli operatori industriali, non di una riduzione delle riserve strategiche pubbliche. Il governo italiano si è detto disponibile a contribuire ancora, una volta che anche gli altri Paesi europei avranno mantenuto le promesse fatte.

Il quadro è diverso invece per Francia e Germania. La prima aveva promesso 14,6 milioni di barili e, secondo le informazioni raccolte da Politico, al 7 ottobre ne doveva ancora rilasciare circa 8 milioni. Lo stesso giorno, il governo francese ha annunciato un ulteriore rilascio di 10 milioni di barili di diesel dalle proprie riserve di emergenza: una misura che potrebbe contribuire a colmare il ritardo, senza aggiungere nuove quantità rispetto agli impegni di marzo. La Germania – che dispone delle riserve di prodotti petroliferi più ingenti d’Europa – aveva invece promesso 19,5 milioni di barili e ne ha rilasciati solo 4,5 milioni, sempre secondo quanto riportato da Politico. Il Ministero tedesco dell’Economia ha dichiarato che, al momento, la Germania non avrebbe messo a disposizione quantità aggiuntive rispetto a quelle promesse, giustificando la scelta con il fatto che la domanda per i volumi offerti fosse debole. Una spiegazione che non cambia comunque il fatto che una parte consistente delle quantità promesse a marzo non sia ancora arrivata sul mercato.

Il quadro a livello europeo conferma le difficoltà dei singoli Stati. Secondo i dati di Eurostat, aggiornati a luglio, i Paesi UE avevano ridotto le proprie scorte in cinque mesi di circa 35 milioni di barili. Meno delle promesse di rilascio delle scorte, che ammontano a circa 90 milioni. Secondo la stima più recente di JPMorgan, in Europa (Regno Unito incluso) restano da rilasciare circa 40 milioni di barili sui 108 milioni promessi.

Il peso degli Stati Uniti

Il confronto con gli Stati Uniti aiuta a capire perché Trump abbia insistito tanto sul tema. A marzo, gli Stati Uniti avevano promesso di rendere disponibili oltre 172 milioni di barili di petrolio greggio, quasi metà dell’intero contributo globale annunciato inizialmente. A fine settembre, il segretario all’Energia Chris Wright ha affermato che USA e Giappone – che aveva promesso di rilasciare 80 milioni di barili – stavano rispettando i propri impegni, criticando invece i ritardi di diversi Paesi europei. La riserva strategica nazionale statunitense – la principale scorta pubblica di petrolio greggio del Paese – è scesa infatti ai livelli più bassi dal 1982, riducendo i volumi di 130 milioni di barili da marzo a oggi. 

Questa volta, quindi, l’attacco di Trump all’Europa pare avere un fondamento perché diversi governi europei non hanno ancora completato quanto promesso. Questo non significa che tutta l’Europa sia rimasta inadempiente, come dimostra il caso italiano, né che il nuovo accordo comporti automaticamente un rilascio aggiuntivo di pari entità. Va ricordato inoltre che la carenza di carburante è legata alla guerra iniziata con gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran a fine febbraio, un’operazione militare non concordata con gli Stati europei. 

La posizione statunitense ha anche una componente di interesse nazionale: la scarsità di carburante pesa sui costi di trasporto e sulle attività produttive negli Stati Uniti, mentre l’amministrazione Trump ha minacciato di limitare le esportazioni di diesel verso l’Europa. La pressione statunitense ha contribuito a spingere il G7 verso un accordo, ma i ritardi di alcuni Paesi europei riguardavano gli impegni assunti a marzo. Resta da capire se la nuova iniziativa porterà davvero altri barili sul mercato oppure servirà soprattutto ad accelerare consegne già promesse. È una distinzione decisiva per valutare l’efficacia dell’accordo, ma anche per capire quanto sia giustificata la pressione americana sugli alleati europei.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.