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Conte non la racconta tutta sullo stop all’export di armi verso i Paesi arabi

Al contrario di quanto ha sostenuto il presidente del Movimento 5 Stelle, durante i suoi governi sono state bloccate le esportazioni solo di alcuni tipi di armamenti, ma altre sono continuate
ANSA
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Il 3 novembre la Camera ha bocciato la richiesta dei partiti del centrosinistra di accelerare l’esame di una proposta di legge per vietare l’importazione di prodotti e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati (TPO), in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Durante il dibattito precedente al voto, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha sostenuto la necessità di prendere decisioni concrete per far rispettare il diritto internazionale. Per spiegare la sua posizione, l’ex presidente del Consiglio ha ricordato una scelta compiuta durante i suoi governi: «È per questa ragione che ho vietato, durante il mio governo, l’export di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi», ha dichiarato Conte, facendo riferimento al coinvolgimento dei due Paesi nella guerra in Yemen.

Siamo andati a vedere se è vero quello che dice il leader del Movimento 5 Stelle. Documenti alla mano, la ricostruzione di Conte è imprecisa. È vero che durante i suoi governi furono introdotte restrizioni alle esportazioni militari verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Queste misure riguardavano però solo alcune categorie di armamenti, mentre l’Italia continuò ad autorizzare esportazioni di armi verso entrambi i Paesi.

Una prima sospensione

La prima decisione risale al 2019, quando era in carica il primo governo Conte, sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega.

A giugno di quell’anno, la Camera approvò una mozione della maggioranza che chiedeva al governo di sospendere le esportazioni verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti di bombe aeree, missili e relativi componenti che potessero essere utilizzati contro la popolazione civile nello Yemen. Il mese successivo, l’esecutivo diede seguito alla richiesta del Parlamento, bloccando per 18 mesi le autorizzazioni a esportare bombe aeree e relativi componenti verso i due Paesi. Il blocco – gestito dall’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA), che controlla le esportazioni militari italiane – sarebbe scaduto alla fine di gennaio 2021.

Il blocco non riguardava quindi tutte le armi. E a confermarlo fu lo stesso governo Conte nel giugno 2020, rispondendo a un’interrogazione parlamentare. Nella seconda metà del 2019, infatti, l’Italia aveva continuato ad autorizzare esportazioni di altri tipi di armamenti, concedendo sei licenze verso l’Arabia Saudita, per circa 105 milioni di euro, e 25 verso gli Emirati Arabi Uniti, per circa 79 milioni. In totale, erano state quindi autorizzate forniture militari per quasi 184 milioni di euro.

La revoca del 2021

Le restrizioni introdotte nel 2019 furono rafforzate durante il secondo governo Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva, e Liberi e Uguali.

Alla fine del 2020, quando il blocco stava per scadere, la Commissione Affari esteri della Camera approvò una risoluzione che chiedeva al governo di revocare le licenze già concesse per esportare le stesse categorie di armamenti, indicate nella mozione del 2019, verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La risoluzione chiedeva anche di mantenere la sospensione delle nuove autorizzazioni per gli stessi materiali.

Così il 29 gennaio 2021, il governo Conte decise di revocare alcune autorizzazioni già concesse. Come spiega la relazione ufficiale sulle esportazioni militari del 2021, furono revocate sei licenze concesse tra il 2016 e il 2018 all’azienda RWM Italia per la vendita di bombe aeree e relativi componenti: tre destinate all’Arabia Saudita e tre agli Emirati Arabi Uniti. A differenza del 2019, quindi, le autorizzazioni non furono semplicemente sospese, ma proprio cancellate.

La decisione ebbe conseguenze concrete. Secondo la relazione ufficiale, le sei licenze avevano un valore complessivo di 459 milioni di euro, ma già prima della sospensione del 2019 erano state effettuate forniture militari per un valore complessivo di 131 milioni di euro. La revoca bloccò quindi le consegne ancora previste, per un totale di 328 milioni di euro. Anche questa misura, però, non fermò tutte le esportazioni militari verso i due Paesi.

Non un divieto generale

Nonostante le restrizioni introdotte dai governi Conte, l’Italia continuò ad autorizzare la vendita di altri armamenti verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. A dimostrarlo sono i dati delle relazioni annuali sulle esportazioni militari, che il governo presenta al Parlamento.

Secondo i dati ufficiali, nel 2020 – quindi, durante il secondo governo Conte – l’Italia autorizzò esportazioni per 144,4 milioni di euro verso l’Arabia Saudita e per 117,6 milioni verso gli Emirati Arabi Uniti. Furono dunque concesse licenze per circa 262 milioni di euro, nonostante il blocco già in vigore su alcune categorie di armi. Le licenze per l’Arabia Saudita riguardavano, tra l’altro, armi di piccoli calibro, veicoli terrestri e aeromobili. Mentre quelle per gli Emirati Arabi Uniti comprendevano anche munizioni e materiali classificati nelle categorie «bombe, siluri, razzi» e «navi da guerra». Le autorizzazioni proseguirono anche dopo la revoca del gennaio 2021. Da quel momento fino alla fine dell’anno, furono rilasciate altre 52 licenze verso i due Paesi, per un valore complessivo di circa 103 milioni di euro. Di questi, 47,2 milioni riguardavano l’Arabia Saudita e 56,1 milioni gli Emirati Arabi Uniti. Anche se il dato si riferisce a un periodo trascorso quasi interamente sotto il governo Draghi, insediatosi a febbraio 2021.

In ogni caso, queste cifre indicano il valore delle autorizzazioni rilasciate, non necessariamente delle forniture effettivamente consegnate. Confermano però che le restrizioni introdotte dai governi Conte riguardavano solo alcune categorie di armamenti e non impedivano altre autorizzazioni verso i due Paesi.

La fine delle restrizioni

Le restrizioni introdotte durante i governi Conte sono state poi eliminate dal governo Meloni, nell’aprile 2023 per gli Emirati Arabi Uniti e nel maggio dello stesso anno per l’Arabia Saudita. Secondo il governo, la situazione della guerra in Yemen era cambiata e il rischio che gli armamenti venissero utilizzati contro i civili si era ridotto.

Tra l’altro, proprio nell’aprile di quell’anno, il ministro degli Esteri Antonio Tajani – rispondendo a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle – aveva confermato che le esportazioni italiane verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti «non sono mai state interrotte», proprio perché il blocco introdotto nel 2019 riguardava soltanto alcune tipologie di armi.

Tirando le fila del discorso, è vero che durante i governi Conte furono prima sospese e poi revocate alcune autorizzazioni per esportare armamenti verso i due Paesi. Non fu però introdotto un divieto generale e l’Italia continuò a rilasciare licenze per altre forniture militari.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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La dichiarazione

Ho vietato, durante il mio governo, l’export di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi

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