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La sconfitta di Trump alle midterm mette alla prova la destra italiana

Dalle cautele di Meloni alle dichiarazioni di Salvini e Tajani, fino agli attacchi di Vannacci, abbiamo raccolto le reazioni del centrodestra alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti
ANSA
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La sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha messo in evidenza le differenze dentro il centrodestra italiano.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso la continuità dei rapporti con Washington, il leader di Forza Italia Antonio Tajani ha preso le distanze dal movimento MAGA (Make America Great Again), mentre il segretario della Lega Matteo Salvini ha auspicato che il risultato fermi l’interventismo americano. Da Forza Italia sono arrivati anche inviti a ridimensionare il populismo, mentre il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha usato il voto per attaccare direttamente il governo.

Il silenzio di Meloni

La prima reazione di Meloni è stata quella di non commentare. Il 4 novembre la presidente del Consiglio aveva infatti evitato di esprimersi sul risultato delle elezioni americane. «Di America parliamo in un altro momento. Adesso è la Festa delle forze armate, il 4 novembre», aveva dichiarato.

Il giorno successivo, però, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, Meloni è tornata sull’argomento, mantenendo una linea prudente: «Non siamo soliti commentare le dinamiche di politica interna di altre nazioni. Gli americani hanno votato e il loro giudizio merita rispetto». Secondo la presidente del Consiglio, il risultato non cambierà i rapporti tra i due Paesi, perché gli Stati Uniti restano «un alleato fondamentale indipendentemente da chi li governa o dalle maggioranze parlamentari».

Meloni non ha perso però l’occasione per spostare l’attenzione sul dibattito politico italiano, accusando le opposizioni di riscoprire «come per magia» gli Stati Uniti come alleato.

Le parole di Tajani

Sulla continuità dei rapporti con Washington si è espresso anche Tajani, che ha però accompagnato questa rassicurazione con una presa di distanza più esplicita dal trumpismo. In un’intervista a Il Messaggero, il ministro degli Esteri ha spiegato che la sconfitta dei Repubblicani era prevedibile, perché anticipata dai sondaggi e perché «i presidenti in carica perdono quasi sempre le elezioni di midterm».

Tajani ha poi rivendicato l’autonomia del governo italiano nei confronti dell’amministrazione statunitense: «Essere alleati non significa essere sottomessi». E ha aggiunto: «Io non sono MAGA e non lo sarò mai». Una posizione che aveva già espresso il giorno precedente, quando aveva dichiarato: «Mai stati trumpiani. Neanche Meloni è una MAGA». Queste parole hanno suscitato le critiche delle opposizioni. I partiti di opposizione hanno infatti ricordato la fotografia scattata a Washington nel febbraio 2026, durante la riunione inaugurale del Board of Peace promosso da Trump, in cui il ministro era stato ritratto con un cappellino rosso con lo slogan “Make America Great Again”.

Per sottolineare le distanze dall’amministrazione americana, Tajani ha ricordato anche le divergenze sulla Groenlandia, sulla guerra in Iran e sulle accuse rivolte da Trump alla Corte penale internazionale (CPI). Il ministro ha infine allargato il ragionamento al significato politico del voto, interpretandolo come un segnale contro gli estremismi: «Le partite si vincono sempre al centro. E gli estremismi hanno le gambe corte».

Il risultato americano ha alimentato una riflessione più ampia anche all’interno di Forza Italia, dove sono emerse sfumature diverse rispetto alla posizione del segretario. La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ha parlato di una democrazia americana «viva», sostenendo che Trump paga il prezzo di «scelte discutibili», ma ribadendo che gli Stati Uniti restano un alleato imprescindibile per l’Italia e per l’Occidente.

Più orientata alle conseguenze per la politica italiana è stata invece la riflessione del presidente della Calabria e vicesegretario del partito Roberto Occhiuto, che ha invitato la destra italiana a imparare dalla sconfitta del presidente statunitense: «Più che su chi ha vinto credo sia importante concentrarsi su che tipo di destra ha perso». Secondo Occhiuto, «se il centrodestra decide di copiare Trump, decide di avere un’involuzione verso una destra populista invece che verso una destra liberale, questa lezione che ora può osservare gratis rischierebbe di pagarla in prima persona». Da qui l’invito a Forza Italia a differenziarsi ancora di più dagli alleati.

Le motivazioni della sconfitta, secondo la Lega

Se dentro Forza Italia il voto americano ha aperto soprattutto una riflessione sul populismo, il segretario della Lega Matteo Salvini si è concentrato invece sulle politiche dell’amministrazione Trump, in particolare sui conflitti internazionali e sulle loro conseguenze economiche.

Ospite del programma Point Break – Il punto di rottura su San Marino RTV, Salvini ha detto di sperare che la sconfitta dei Repubblicani venga interpretata come «uno stop all’interventismo in giro per il mondo» e come un’accelerazione verso la fine dei conflitti.

A pesare sul voto, secondo il leader della Lega, sarebbe stato soprattutto il carovita, aggravato anche dalle scelte di politica estera. «I repubblicani avevano votato Trump nel nome della stabilità, dell’interesse americano e della fine dei conflitti. E invece i conflitti sono aumentati», ha osservato Salvini, individuando nella distanza tra le promesse elettorali e i risultati ottenuti una delle ragioni della sconfitta.

Il paragone di Vannacci

Proprio sul divario tra promesse e risultati si è concentrato anche Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, che dal voto americano ha però tratto una conclusione più direttamente rivolta alla politica italiana.

L’ex generale ha messo a confronto le promesse elettorali di Trump e Meloni, sostenendo che entrambi abbiano conquistato il consenso promettendo di mettere al primo posto i rispettivi cittadini, per poi deluderne le aspettative. «Trump prima vince perché dice “prima gli americani” e perché si proclama il pacificatore del mondo. Meloni prima vince dicendo “prima gli italiani” ed “è finita la pacchia”», ha dichiarato.

Secondo Vannacci, Trump ha deluso gli elettori non riuscendo a concludere la guerra tra Russia e Ucraina e dando inizio al conflitto con l’Iran, con conseguenze economiche per gli americani. L’europarlamentare ha quindi rivolto critiche simili a Meloni, accusandola di aver accettato politiche migratorie troppo permissive, di aver sostenuto l’Ucraina e di aver accettato le condizioni del Green Deal europeo.

Per Vannacci, dunque, la sconfitta dei Repubblicani rappresenta anche un avvertimento per il governo italiano. Da qui il messaggio rivolto agli elettori di destra: «Per non subire le stesse conseguenze elettorali che oggi vediamo negli USA serve un cambiamento radicale che ora solo Futuro Nazionale può garantire».

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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