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Quello che Fratelli d’Italia non dice sul “rientro dei cervelli”

Il partito di Meloni sostiene sia dovuto alle «nuove opportunità» offerte dall’Italia. Le partenze però restano più del doppio e chi torna lo fa per motivi familiari, non lavorativi
ANSA
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Il 5 ottobre Fratelli d’Italia è intervenuto sui social per parlare del cosiddetto “rientro dei cervelli”. Il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato su X una grafica che riprende un articolo uscito il giorno prima sul quotidiano ItaliaOggi. «L’Italia torna ad attrarre i suoi giovani talenti», si legge in apertura del post.

Secondo Fratelli d’Italia, «negli ultimi cinque anni oltre 129 mila italiani tra i 18 e i 39 anni hanno scelto di rientrare dopo un’esperienza all’estero». Per il partito di Meloni, si tratta di «un segnale importante», che mostrerebbe «un’Italia più attrattiva, capace di offrire nuove opportunità e di riportare a casa competenze, professionalità ed energie».
La ricostruzione di Fratelli d’Italia racconta però solo una parte della storia, quella più favorevole. Il dato citato non basta da solo a descrivere la mobilità dei giovani italiani. Bisogna considerare pure quanti continuano a lasciare il Paese, che nello stesso periodo sono stati circa due volte e mezzo i rientrati. Inoltre, secondo l’indagine sulle motivazioni del ritorno in Italia, a pesare sono soprattutto ragioni personali e familiari, più che le opportunità professionali.

I rientri aumentano

Come accennato, la cifra rilanciata sui social da Fratelli d’Italia è ripresa da un articolo di ItaliaOggi. Il quotidiano non indica esplicitamente la fonte, ma con ogni probabilità si tratta del rapporto Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze, pubblicato a metà settembre dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, sulla base di elaborazioni dei dati Istat.

Nel rapporto si legge che tra il 2021 e il 2025 sono rientrati in Italia 129 mila cittadini italiani tra i 18 e i 39 anni, mentre nel quinquennio prima erano stati 97 mila. Quindi, un aumento di quasi il 33 per cento. Rispetto al periodo ancora precedente – tra il 2011 e il 2015 – quando i rientri erano stati circa 51 mila, il numero è più che raddoppiato.

Da questo punto di vista, stando ai numeri del rapporto, c’è una tendenza reale per cui sempre più giovani italiani tornano dopo un periodo trascorso all’estero. Ma quindi si può dire che l’Italia sta diventando davvero più attrattiva per le ragazze e i ragazzi?

L’altra faccia della medaglia

Per capire quanto il dato dei rientri sia davvero incoraggiante bisogna guardare anche all’altra faccia della medaglia, cioè quanti giovani – nello stesso periodo – hanno lasciato l’Italia.

Secondo lo stesso rapporto, tra il 2021 e il 2025 sono espatriati circa 325 mila italiani tra i 18 e i 39 anni, contro 129 mila rientrati. In pratica, per ogni giovane tornato in Italia ne sono partiti circa due e mezzo, con una differenza di quasi 200 mila persone a sfavore dei rientri.

Facendo poi un passo in più e guardando anno per anno le tabelle ISTAT, si vede che dal 2022 – anno in cui il governo Meloni si è insediato a ottobre – gli espatri sono aumentati [1]. Quell’anno, tra gli italiani tra i 18 e i 39 anni, erano circa 55 mila, mentre nel 2025 sono saliti a circa 64 mila, il 16 per cento in più. Nel mezzo si sono registrati valori ancora più alti: circa 67 mila partenze nel 2023 e 88 mila nel 2024. I rientri, dunque, sono cresciuti, ma nello stesso periodo è aumentato anche il numero dei giovani che hanno lasciato l’Italia.

Non (tanto) per il lavoro

C’è poi un altro punto da chiarire. Fratelli d’Italia parla di «giovani talenti», ma il dato riguarda in generale gli italiani tra i 18 e i 39 anni che rientrano dall’estero e non distingue in base al titolo di studio o alla qualifica professionale.

Anche l’idea che questi rientri dimostrino che l’Italia sia diventata «capace di offrire nuove opportunità» non è dimostrata. Secondo l’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, condotta su un campione di italiani all’estero, quasi il 68 per cento indica tra le ragioni del ritorno motivi personali o familiari. Seguono la nostalgia dell’Italia, con il 32 per cento, e gli incentivi fiscali e la qualità della vita, entrambi al 23,5 per cento. Meno del 21 per cento cita un’opportunità di lavoro in Italia.

Tirando le somme, il post di Fratelli d’Italia parte da un dato reale: negli ultimi anni sono aumentati i giovani italiani che rientrano dall’estero. Questo però non basta a dimostrare che l’Italia sia diventata più attrattiva. Tra il 2021 e il 2025 gli espatri dei giovani sono rimasti molto più numerosi dei rientri e, secondo l’indagine citata, a spingere chi torna sono soprattutto ragioni personali e familiari, più che nuove opportunità di lavoro. Peraltro il periodo considerato comprende quasi due anni precedenti all’insediamento del governo Meloni. 

 

[1] Selezionare: territorio d’origine “Italia”; tipo di trasferimento “Estero”; età “18-39 anni”.

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