Matteo Renzi

Renzi ha ragione sulle lamentele di Conte contro le nomine Rai

«Sette anni fa il Movimento 5 stelle diceva no alla lottizzazione della Rai. Oggi il Movimento 5 stelle si lamenta perché non ha partecipato alla lottizzazione» (min. 22:31)

Pubblicato: 18 nov 2021
Data origine: 17 nov 2021
Macroarea istituzioni

Il 17 novembre, ospite a Non è l’arena su La7, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha criticato (min. 22:31) il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte per le sue reazioni alle nuove nomine dei vertici delle principali testate della Rai, proposte quel giorno dall’amministratore delegato della società televisiva Carlo Fuortes.

Secondo Renzi, oggi il M5s «si lamenta perché non ha partecipato alla lottizzazione» della Rai, mentre sette anni fa si diceva contrario alla spartizione delle nomine tra i partiti politici.

È vero: nonostante il M5s chieda una riforma della Rai sin dalle elezioni del 2013, Conte si è lamentato per l’esclusione del suo partito dalle nomine, ribadendo però la contrarietà del movimento al sistema delle lottizzazioni.

Di che cosa stiamo parlando

Il 17 novembre diverse fonti stampa hanno divulgato le proposte di nomine nella Rai avanzate da Fuortes, che il 18 novembre devono essere esaminate dal consiglio di amministrazione della società televisiva. I nomi che circolano non sono dunque ancora ufficiali: in base allo Statuto della Rai, il consiglio di amministrazione darà un parere che sarà vincolante per l’amministratore delegato solo nel caso in cui venga espresso dai due terzi dei suoi membri.

Secondo fonti stampa, tra le nomine proposte ci sono quelle di Monica Maggioni come nuova direttrice del Tg1 (al posto dell’attuale direttore Giuseppe Carboni, considerato vicino al Movimento 5 stelle). Gennaro Sangiuliano sarebbe invece confermato alla guida del Tg2, mentre a Simona Sala andrebbe il Tg3.

Le nomine proposte da Fuortes hanno subito attirato le critiche di Conte, che ha rilasciato un breve intervento nella serata del 17 novembre. Secondo Conte, Fuortes «non libera la Rai dalla politica ma sceglie deliberatamente e consapevolmente di esautorarne una parte», ossia il Movimento 5 stelle, escluso dalle nomine.

L’ex presidente del Consiglio si è anche chiesto «che ruolo abbia giocato il governo in tutto questo», ribadendo che «le logiche che da tempo guidano il servizio pubblico non ci sono mai piaciute e non ci piacciono» e che il suo partito non ha «i numeri sufficienti» in Parlamento per modificare l’attuale sistema delle lottizzazioni. «A partire da oggi – ha poi concluso Conte – il Movimento 5 stelle non farà sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove».

Dunque Renzi ha ragione quando dice che il M5s e il suo presidente si sono lamentati della distribuzione delle nomine. È anche vero che lo stesso Conte ha ribadito la contrarietà del suo partito a questo sistema, da anni uno dei cavalli di battaglia del movimento.

Che cosa diceva in passato il Movimento 5 stelle

Facciamo un salto indietro nel tempo di oltre otto anni. Nel programma per le elezioni politiche del 2013 il Movimento 5 stelle proponeva, tra le altre cose, la creazione di «un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale, indipendente dai partiti». Il programma prometteva inoltre la «vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10 per cento, di due canali televisivi pubblici».

Cinque anni più tardi, nel programma per le elezioni del 2018, il Movimento 5 stelle scriveva: «Se vogliamo assegnare al servizio pubblico quelle funzioni che ne definiscono la natura di bene collettivo resta soltanto una carta da giocare: l’indipendenza dall’organo politico». Il testo conteneva anche alcune proposte di riforma per cambiare il sistema di nomine della governance del servizio pubblico televisivo e del suo finanziamento.

A maggio 2018 la proposta di riformare la Rai era entrata, in maniera molto generica, anche nel Contratto di governo, sottoscritto dal Movimento 5 stelle e dalla Lega. «Per quanto riguarda la gestione del servizio radiotelevisivo pubblico intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all’eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia nonché alla valorizzazione delle risorse professionali di cui l’azienda già dispone», si leggeva nel testo. Una promessa non mantenuta, come abbiamo spiegato nel nostro progetto Traccia il governo.

Un discorso analogo vale per la «riforma del sistema radiotelevisivo improntato alla tutela dell’indipendenza e del pluralismo», che era stata promessa nel programma di governo sottoscritto a settembre 2019 dal Movimento 5 stelle, dal Partito democratico e da Liberi e uguali.

Il verdetto

Secondo Matteo Renzi, «sette anni fa il Movimento 5 stelle diceva no alla lottizzazione della Rai», mentre oggi «si lamenta perché non ha partecipato alla lottizzazione».

Dalle elezioni del 2013 a quelle del 2018, passando per i contratti di governo, il Movimento 5 stelle ha sempre chiesto di riformare la Rai, eliminando le influenze dei partiti. Queste proposte non si sono mai concretizzate e, anzi, il 17 novembre il presidente del M5s Giuseppe Conte ha duramente criticato l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes per aver escluso il suo partito dalle nomine delle principali testate della società televisiva.

È vero però che Conte, nel criticare Fuortes, ha ribadito l’opposizione del M5s alle lottizzazioni, lamentando l’impossibilità di modificare da soli in Parlamento l’attuale sistema delle nomine.

In conclusione, Renzi si merita comunque un “Vero”.

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