Luigi Di Maio

Di Maio cita un regolamento inesistente contro Renzi in Arabia Saudita

«Se al Senato esistesse lo stesso regolamento che abbiamo alla Camera, il senatore Renzi non potrebbe fare quello che sta facendo in alcuni ambiti, per esempio quello dell’Arabia Saudita» (min. 14:48)

Pubblicato: 03 nov 2021
Data origine: 02 nov 2021
Macroarea istituzioni

Il 2 novembre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (M5s) è stato ospite a DiMartedì su La7, dove, tra le altre cose, ha parlato (min. 14:48) del senatore e leader di Italia viva Matteo Renzi. Secondo Di Maio, l’ex presidente del Consiglio non potrebbe fare quello che fa «in alcuni ambiti, per esempio quello dell’Arabia Saudita» se al Senato esistesse «lo stesso regolamento che abbiamo alla Camera».

Di Maio stava rispondendo a una domanda sulla recente trasferta di Renzi negli Stati Uniti per la quotazione in borsa della società italo-russa di carsharing Delimobil Holding, di cui è membro del consiglio di amministrazione. Ma, come visto, più che di quel caso specifico il ministro degli Esteri ha parlato delle precedenti trasferte del leader di Italia viva in Arabia Saudita dove l’ex presidente del Consiglio ha ricevuto compensi per conferenze, consulenze e anche per la sua partecipazione ad advisory board di società straniere.

Abbiamo verificato e, al netto di alcuni margini di incertezza, Di Maio sbaglia.

Non regolamento, ma codice di condotta

Il regolamento della Camera, così come quello del Senato, non contiene una disciplina dei conflitti di interesse dei parlamentari, né norme specifiche sugli incarichi presso enti stranieri.

La normativa sulle incompatibilità è prevista dalla legge n. 60 del 1953 ma non riguarda i rapporti tra Renzi e l’Arabia Saudita. L’unica disposizione che tratta di Paesi stranieri è l’articolo 1 bis, in base al quale l’incarico di parlamentare o membro del governo «è incompatibile con l’ufficio di componente di assemblee legislative o di organi esecutivi, nazionali o regionali, in Stati esteri».

In tv Di Maio ha fatto molto probabilmente riferimento non al «regolamento» della Camera, ma al Codice di condotta dei deputati – citato, erroneamente come vedremo, da fonti di stampa in riferimento alla questione delle trasferte passate di Renzi in Arabia Saudita – che, al momento, non ha un equivalente al Senato.

Anche nel Codice di condotta della Camera non si affronta il tema di eventuali incarichi di deputati presso società straniere, o di incarichi di consulenza o simili. La parte citata da fonti di stampa è relativa ai «doni» che possono ricevere i deputati – e agli eventuali rimborsi spese per trasferte – ma sempre nell’ambito delle proprie funzioni. Non riguarda invece i compensi per attività lavorativa, come sono quelle di Renzi, svolta al di fuori delle proprie funzioni.

Al massimo si potrebbe dire che in base al Codice di condotta i deputati sono tenuti (art. 2) a una maggiore trasparenza e dichiarazione delle «proprie attività patrimoniali e finanziarie, dei finanziamenti ricevuti nonché delle cariche da essi ricoperte in qualunque ente o società di carattere pubblico o privato», ma non incontrano maggiori divieti o impedimenti. In ogni caso l’assenza di un Codice di condotta per il Senato è stata rilevata, e criticata, anche dal Group of State against corruption (Greco), cioè il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, a marzo 2021.

In ogni caso è falso, come sostiene Di Maio, che se Renzi fosse un deputato invece che un senatore, non potrebbe fare quello che fa in Arabia Saudita.

Un problema di lobby e conflitto di interessi, in generale, c’è

È comunque vero che, almeno secondo quanto segnalano diversi organismi nazionali e internazionali, in Italia manchi una normativa stringente – sia per deputati che per senatori – sulle attività di lobbying, cioè sulla rappresentanza di interessi, e sul conflitto di interessi.

Lo scorso 24 febbraio il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders ha per esempio sottolineato che in Italia «la disciplina dei conflitti di interesse è ancora frammentaria e la legge non disciplina il lobbying e le cosiddette “porte girevoli”», cioè il passaggio di ex ministri o parlamentari da incarichi istituzionali alla dirigenza di enti privati.

Una normativa più stringente forse potrebbe – impossibile prevederlo in assenza delle norme in questione – avere un qualche impatto sulle attività di Renzi in Arabia Saudita e all’estero.

Il verdetto

Il 2 novembre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sostenuto che «se al Senato esistesse lo stesso regolamento che abbiamo alla Camera, il senatore Renzi non potrebbe fare quello che sta facendo in alcuni ambiti», in particolare in Arabia Saudita.

Abbiamo verificato e, in base alle norme che abbiamo consultato, non è vero che i deputati incontrino maggiori divieti rispetto ai senatori circa le proprie attività lavorative retribuite svolte all’estero. Al massimo i deputati sono soggetti a maggiori doveri di trasparenza e pubblicità in proposito.

In conclusione Di Maio si merita un “Pinocchio andante”.

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