Sandra Zampa

La Corte di Strasburgo ha davvero bocciato l'obbligo vaccinale?

«La Corte Europea ha respinto il ricorso contro l’obbligo vaccinale»

Pubblicato: 26 ago 2021
Data origine: 25 ago 2021
Macroarea giustizia

Il 25 agosto la ex sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa (Pd) ha scritto su Twitter che la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) di Strasburgo «ha respinto il ricorso contro l’obbligo vaccinale».

Il riferimento è a una recente decisione della Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo – organo giurisdizionale del Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che raccoglie 47 Stati e che non fa parte dell’Unione europea – circa un ricorso presentato da alcuni vigili del fuoco francesi contro la legge che impone loro l’obbligo vaccinale.

Le parole di Zampa, che attualmente è la Responsabile degli aspetti comunicativi relativi alle relazioni internazionali ed alle attività istituzionali nazionali del Ministero della Salute, non sono prive di fondamento ma, come vedremo, mandano un messaggio fuorviante.

Che cosa hanno chiesto alcuni vigili del fuoco francesi

Alcuni vigili del fuoco francesi (672, tra impiegati a tempo pieno e volontari) il 19 agosto hanno chiesto alla Cedu di adottare alcune misure urgenti (ad interim) contro l’obbligo vaccinale loro imposto dalla legge.

Le misure ad interim chieste dai vigili del fuoco francesi in particolare erano: sospendere l’obbligo di essere vaccinati o, in alternativa, sospendere il divieto di lavorare per chi non è vaccinato o, ancora, sospendere l’interruzione del pagamento dello stipendio per quei vigili del fuoco che non si siano vaccinati. Secondo i ricorrenti queste misure erano urgenti e si fondavano sull’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (diritto alla vita) e sull’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare).

La Corte il 24 agosto ha rigettato – qui è scaricabile il comunicato stampa relativo – queste richieste. Vediamo il perché.

Che cosa ha stabilito la Corte

Le misure ad interim, nella definizione che ne dà la Corte di Strasburgo, sono «misure urgenti» che «si applicano solo laddove ci sia un rischio imminente di un danno irreparabile». L’adozione di queste misure è dunque eccezionale e non «pregiudica alcuna successiva decisione sull’ammissibilità o sul merito del caso in questione».

Alla luce di questa informazione, è chiaro che la decisione della Corte del 24 agosto non ha affrontato il merito della questione dell’obbligo vaccinale, come invece sembrerebbe da quanto ha scritto l’ex sottosegretario Zampa, ma ha risposto alle specifiche richieste di sospensiva dei vigili del fuoco francesi ricorrenti.

La Corte, respingendo il ricorso, ha ritenuto che queste richieste fossero estranee all’ambito di applicazione dell’articolo del regolamento della Corte (n. 39) che disciplina le misure ad interim. In parole povere: i giudici non hanno ritenuto che fosse necessario sospendere l’obbligo vaccinale per i vigili del fuoco per evitare loro il rischio imminente di un danno grave e irreparabile.

In questa decisione si può leggere in controluce una negazione delle tesi no-vax secondo cui il vaccino sarebbe pericoloso, ma non si può invece sostenere, come invece sembrerebbe da quanto ha scritto Zampa, che i giudici della Corte europea dei diritti dell’Uomo abbiano ritenuto legittimo l’obbligo vaccinale stabilito dalla legge francese per alcune categorie di lavoratori, tra cui i vigili del fuoco. La decisione del 24 agosto non entra infatti nel merito della questione.

Il verdetto

L’ex sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa (Pd) il 25 agosto ha scritto su Twitter che la Corte europea dei diritti dell’uomo «ha respinto il ricorso contro l’obbligo vaccinale».

Espressa in questo modo, si tratta di un’affermazione fuorviante. È vero che i giudici di Strasburgo hanno respinto un ricorso di alcuni vigili del fuoco francesi contro la legge che imponeva loro di vaccinarsi per poter lavorare, pena la perdita dello stipendio. Ma la decisione della Corte non ha riguardato la legittimità o meno dell’obbligo vaccinale, bensì la possibilità che non sospendere tale obbligo – o le sue conseguenze in termini di possibilità di lavorare e di percezione dello stipendio – potesse creare il rischio imminente di un danno grave e irreparabile.

In conclusione Zampa si merita un “Nì”.

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