Loredana Russo

Davvero nei concorsi per la Pa 6 anni di lavoro valgono come 60 lauree con lode?

«Aver lavorato per 6 anni – anche con contratti di consulenza o collaborazione – presso la P.A. è stato valutato, nell'ultimo concorso per #2800tecnicialsud, come 60 lauree con lode»

Pubblicato: 13 apr 2021
Data origine: 13 apr 2021
Macroarea questioni sociali

Il 13 aprile la senatrice del M5s Loredana Russo ha scritto sulla sua pagina Facebook che, nel concorso per l’assunzione di 2.800 tecnici nella Pubblica amministrazione (Pa) nelle regioni del Sud, «aver lavorato per 6 anni – anche con contratti di consulenza o collaborazione» nella Pa è stato valutato come sessanta lauree con lode.

Le parole di Russo si inseriscono nel contesto di una polemica con il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sui criteri che dovrebbero essere utilizzati per valutare chi aspira ad entrare nella Pa. In sintesi, mentre Brunetta sostiene l’importanza di dare maggior peso ai titoli nella valutazione, Russo ritiene sia preferibile dare maggior peso alle prove sostenute nell’ambito del concorso.

Al di là di questo, abbiamo letto il bando del concorso per l’assunzione di 2.800 tecnici al Sud e quanto riportato da Russo è una semplificazione. Il rapporto 6 anni di lavoro/60 lauree con 110 e lode è corretto solo se riferito a lauree triennali, e anche sugli anni di lavoro sono necessarie delle precisazioni. Andiamo a vedere i dettagli.

Che cosa dice il bando in Gazzetta ufficiale

Nella Gazzetta ufficiale del 6 aprile 2021 è stato pubblicato il bando di concorso per l’assunzione di 2.800 dipendenti a tempo determinato nella Pa nelle regioni del Sud. Tra le condizioni previste c’è il possesso di una laurea.

Gli assunti dovranno occuparsi in particolare degli interventi previsti dalla politica di coesione dell’Unione europea e nazionale per dare sostegno alla Pa nell’attuazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) legato al Next Generation Eu.

Il punteggio finale viene assegnato ai candidati (art. 3) prima in base ai titoli – tra poco vedremo meglio i dettagli – e poi in base a una prova scritta a crocette. I titoli valgono (art. 6) al massimo 10 punti (4 per i titoli di studio e 6 per i titoli professionali) e la prova scritta vale (art. 7) massimo 30 punti.

Ma i titoli hanno anche un effetto di pre-selezione: in base ad essi sono infatti ammessi allo scritto (art. 3 co.1 lett. b) il triplo dei candidati rispetto ai posti disponibili per ciascuna specifica posizione.

In base al punteggio finale viene stilata la graduatoria e chi occupa le posizioni in cima alle varie graduatorie per le diverse posizioni ottiene il posto (sono poi previsti una serie di criteri in caso di ex aequo).

La questione delle lauree con lode

All’articolo 6 del bando viene specificato più nel dettaglio il punteggio attribuito ai titoli. Qui si legge (lettera a.1) che a un voto di laurea pari a 110 o 110 e lode viene attribuito un punteggio pari a 0,1 punti.

Poco più sotto si legge (lettera b.1) che, nell’ambito dei titoli professionali, aver avuto «rapporti di lavoro dipendente, di collaborazione e consulenza» vale 1 punto per ogni anno.

Dunque questo è il ragionamento di Russo: 6 anni di esperienza equivalgono a 6 punti, cioè 60 volte una laurea con lode.

Ma, come anticipato, questo ragionamento è una semplificazione.

È vero che la laurea (requisito necessario per accedere al concorso) di per sé non dà punti, ma si tratta delle lauree triennali. Si ottengono 0,5 punti per «il diploma di laurea, la laurea specialistica e magistrale che sia il proseguimento della laurea triennale indicata quale requisito ai fini della partecipazione» oppure per la laurea a ciclo unico.

Quindi un candidato che depositasse la sua laurea quinquennale con votazione pari a 110 o 110 e lode otterrebbe 0,6 punti (lo stesso un candidato che avesse una triennale con 110 o 110 e lode, più la specialistica).

Si può insomma dire che 6 anni di esperienza lavorativa valgano come 60 lauree con lode solo se si parla di lauree triennali. Altrimenti il punteggio aumenta e il rapporto scende a 6 anni di esperienza/10 lauree. Ma anche sulla questione dei contratti di lavoro sono necessarie delle precisazioni.

La questione dei contratti

In primo luogo, non è vero come scrive Russo che siano solo contratti con la Pa quelli adeguati a dare punti. Da bando valgono anche i contratti con «enti privati».

Nel caso della Pa non si parla poi di generici contratti, anche di consulenza o collaborazione, ma di contratti che siano titoli adeguati a dimostrare una «esperienza professionale maturata nella gestione e/o nell’assistenza tecnica di programmi o progetti finanziati da fondi europei e nazionali afferenti la politica di coesione».

Inoltre non è sufficiente aver fornito qualche consulenza o aver collaborato periodicamente nel corso dei sei anni in questione per ottenere i sei punti. Si richiedono infatti, per ottenere il punto pieno per ogni anno di esperienza, un minimo di 200 giornate lavorative. Se sono meno il punteggio cala (0,5 punti per un periodo compreso tra i 100 e i 199 giorni all’anno, 0,25 punti per 50-99 giorni e 0,1 punti per 20-49 giorni).

Tiriamo le fila

Come abbiamo visto il paragone di Russo è una semplificazione. Una formulazione più corretta potrebbe essere che sei anni di esperienza nello specifico settore dei programmi o progetti che riguardano la politica di coesione, anche con contratti di consulenza o collaborazione (con la Pa o con enti privati) ma purché superiori ai 200 giorni lavorativi all’anno, equivalgono a sessanta lauree triennali con 110 o 110 e lode o a dieci lauree quinquennali con il medesimo voto.

Il bando, lo ricordiamo, è proprio per tecnici che vadano a ricoprire – a tempo determinato – un «un ruolo di coordinamento» nell’ambito degli interventi previsti dalla politica di coesione dell’Ue e nazionale. Quindi, in sostanza, degli interventi che saranno in parte finanziati dall’Ue nel contesto del Pnrr.

Il verdetto

La senatrice del M5s Loredana Russo il 13 aprile ha sostenuto che nel concorso per l’assunzione nella Pubblica amministrazione (Pa) nelle regioni del Sud di 2.800 tecnici, «aver lavorato per 6 anni, anche con contratti di consulenza o collaborazione», è stato valutato come 60 lauree con lode.

L’affermazione è una semplificazione: una laurea con lode vale nel bando 0,1 punti solo se si parla di lauree triennali (requisito minimo di accesso al bando). Una laurea quinquennale con lode varrebbe 0,6 punti (o una specialistica che faccia seguito alla triennale con il massimo dei voti).

Russo inoltre è scorretta anche nel semplificare il confronto: non è l’aver genericamente «lavorato per 6 anni (...) presso la P.A.» che permette di ottenere sei punti. Bisogna infatti aver lavorato – presso la Pa o anche presso enti privati – nello specifico settore della gestione della politica di coesione (quello interessato dal bando) almeno 200 giorni lavorativi all’anno, e questo deve poter essere dimostrato con contratti (anche di collaborazione o consulenza) o incarichi professionali.

Nel complesso per Russo un “Nì”.

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