Luigi Di Maio

Di Maio smemorato: dimentica i patti con la Lega sul vincolo di mandato

«In nessuno dei due programmi […] né la Lega né il Pd hanno mai condiviso la nostra ipotesi di vincolo di mandato» (min. 12:28)

Pubblicato: 18 gen 2021
Data origine: 15 gen 2021
Macroarea istituzioni

Il 15 gennaio, ospite a Otto e mezzo su La7, l’ex capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio ha commentato (min. 12:28) l’attuale crisi di governo, parlando anche di uno dei cavalli di battaglia del suo partito, il cosiddetto “vincolo di mandato”.

Secondo Di Maio, l’obbligo per un parlamentare di rimanere fedele al partito con cui è stato eletto non è ancora stato introdotto perché, nei contratti di governo firmati dal M5s, «né la Lega né il Pd hanno mai condiviso la nostra ipotesi di vincolo di mandato».

Le cose però non stanno così: l’attuale ministro degli Esteri, infatti, si è dimenticato che nell’accordo firmato a maggio 2018 da lui stesso, con il leader della Lega Matteo Salvini, era presente l’impegno a introdurre il vincolo di mandato.

Di che cosa stiamo parlando

Negli ultimi giorni si è tornati molto a parlare del cosiddetto “trasformismo parlamentare”, ossia quel fenomeno per cui un politico (o un gruppo di politici) decide di cambiare schieramento in Parlamento, passando in alcuni casi a una fazione avversaria. Con la crisi di governo, questo tema è tornato di moda, perché l’esecutivo Conte II deve trovare in Parlamento i numeri per sostituire la defezione di Italia viva di Matteo Renzi, se il contrasto con quel partito non rientra.

Secondo i calcoli di Openpolis, in tutto il 2020 57 politici hanno cambiato gruppo parlamentare: 18 senatori e 39 deputati. Dall’inizio dell’attuale esecutivo (nato a settembre 2019) i cambi sono stati più di 100. Nella XVIII legislatura – avviata a marzo 2018 – i parlamentari che hanno cambiato schieramento sono stati circa 4,5 al mese, in linea con quanto avvenuto nella XVI legislatura. Nella scorsa, invece, i numeri erano stati più alti: quasi 9,5 al mese.

Da anni, in Italia si parla di introdurre il cosiddetto “vincolo di mandato” per arginare il fenomeno del trasformismo. Come abbiamo spiegato in passato, il “vincolo di mandato” – o mandato imperativo – stabilisce che i parlamentari siano in qualche modo legati a svolgere il proprio mandato seguendo le indicazioni degli elettori e del partito. Il suo opposto è la “libertà di mandato”, cioè l’idea che i parlamentari rappresentano tutto il popolo e hanno il diritto di esercitare le loro funzioni liberamente. All’articolo 67, la Costituzione italiana segue questa seconda possibilità, stabilendo che i parlamentari svolgono il loro mandato «senza vincolo».

Una delle battaglie storiche del Movimento 5 stelle di Di Maio è quella di introdurre in vincolo di mandato in Italia, fatto che costituirebbe un’eccezione nel panorama politico mondiale. Ma è vero che da quando è al governo del Paese, il M5s non ha stretto accordi su questa misura con gli alleati di esecutivo?

I patti con la Lega e il Pd

Iniziamo con il governo Conte I. A maggio 2018, Di Maio e Salvini firmarono il Contratto di governo, che nel Capitolo 20 – dedicato alle “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta” – conteneva un esplicito riferimento all’introduzione del vincolo di mandato.

«Occorre introdurre forme di vincolo di mandato per i parlamentari, per contrastare il sempre crescente fenomeno del trasformismo», si legge nel Contratto di governo. «Del resto, altri ordinamenti, anche europei, contengono previsioni volte a impedire le defezioni e a far sì che i gruppi parlamentari siano sempre espressione di forze politiche presentatesi dinanzi agli elettori, come si può ricavare dall’articolo 160 della Costituzione portoghese o dalla disciplina dei gruppi parlamentari in Spagna». Come avevamo verificato in passato, però, i riferimenti ai due Paesi iberici erano abbastanza imprecisi (Figura 1).

Figura 1. Il paragrafo del Contratto di governo dedicato al vincolo di mandato

In ogni caso, la Lega si era impegnata a favore del vincolo di mandato, a differenza di quanto detto da Di Maio, in una promessa che poi non è stata mantenuta. Andando indietro nel tempo, si trovano inoltre diverse dichiarazioni di Salvini a favore di questo strumento.

Veniamo ora al secondo governo Conte. Tra i 29 punti sottoscritti a settembre 2019 da M5s, Pd e Liberi e uguali, non c’è un riferimento al vincolo di mandato. La sezione del programma di governo del Conte II dedicata alle istituzioni parla infatti, tra le altre cose, della riforma del taglio dei parlamentari e di quella della legge elettorale.

Come abbiamo scritto in passato, all’interno del Parlamento italiano diversi partiti sono comunque favorevoli – almeno a parole – all’introduzione del vincolo di mandato. Oltre ai già citati M5s e Lega, c’è anche Fratelli d’Italia. A febbraio 2020 la leader Giorgia Meloni ha infatti presentato in Parlamento una proposta di legge per modificare la Costituzione per introdurre «princìpi di coerenza e lealtà elettorale nella formazione delle alleanze di governo nonché del vincolo di mandato elettorale per i partiti e i gruppi politici organizzati».

Nella scorsa campagna elettorale per le politiche del 2018, anche il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si è più volte espresso a favore dell’introduzione del vincolo di mandato. E non mancano, anche all’interno del Pd, alcuni simpatizzanti di questa misura.

Il verdetto

Secondo Luigi Di Maio, il Movimento 5 stelle non è ancora riuscito a introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari perché né la Lega né il Partito democratico non hanno voluto inserirlo negli accordi dei governi Conte I e II.

L’ex capo politico del M5s è però un po’ smemorato: nel Contratto di governo firmato da lui stesso a maggio 2018, con Salvini, si propone espressamente di introdurre il vincolo di mandato. Promessa poi non mantenuta. È vero invece che nell’accordo con Pd e Leu del vincolo di mandato non si fa menzione.

In conclusione, “Nì” per Di Maio.

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