Matteo Salvini

Salvini ha quasi ragione sui 160 mila che vanno a «farsi curare» in Lombardia

«L’anno scorso sono venuti a farsi curare e operare negli ospedali lombardi 164 mila cittadini italiani da altre regioni [...]. Se l’anno scorso 160 mila italiani hanno dovuto pagare il treno, l’aereo, prendere la macchina e venire negli ospedali lombardi a farsi curare, vuol dire che c’è una sanità che funziona in “tempi di pace”» (min. 37:00)

Pubblicato: 10 giu 2020
Data origine: 09 giu 2020
Macroarea questioni sociali

Il 9 giugno, ospite a DiMartedì su La7, il leader della Lega Matteo Salvini ha difeso (min. 37:00) la gestione dell’emergenza coronavirus della Regione Lombardia, guidata dal leghista Attilio Fontana.

«L’anno scorso sono venuti a farsi curare e operare negli ospedali lombardi 164 mila cittadini italiani da altre regioni», ha detto Salvini. Secondo l’ex ministro dell’Interno, queste sono persone che «hanno dovuto pagare il treno, l’aereo, prendere la macchina e venire negli ospedali lombardi a farsi curare» e questo sarebbe la prova della qualità del servizio sanitario della regione, criticato nelle ultime settimane per come ha affrontato l’epidemia.

Abbiamo verificato che cosa dicono i numeri e Salvini riporta cifre corrette; meno centrata è invece la seconda parte del ragionamento. Vediamo meglio perché.

I dati sulla mobilità ospedaliera

Come abbiamo già spiegato in passato, quando si parla di cittadini che scelgono di farsi curare da un sistema regionale sanitario diverso da quello della propria regione di residenza, Istat e Ministero della Salute usano il termine “mobilità ospedaliera interregionale”. Nel dibattito pubblico, invece, si usa spesso l’espressione “turismo sanitario” per fenomeni simili.

In questo ambito i dati più aggiornati del Ministero della Salute sono stati pubblicati a gennaio 2020, nel “Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero” (qui consultabile), e fanno riferimento al 2018.

Salvini dice che i suoi dati fanno riferimento al 2019: abbiamo contattato il Ministero della Salute e l’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia per sapere se esistono statistiche così aggiornate, ma siamo ancora in attesa di risposta. In ogni caso, come vedremo meglio tra poco, i numeri citati dal leader della Lega sulla mobilità sanitaria in Lombardia corrispondono sostanzialmente a quelli registrati per il 2018.

Il rapporto annuale più aggiornato contiene diverse tabelle sui ricoveri e la regione di provenienza dei ricoverati, divise per tre tipologie e due regimi di ricovero.

Nel 2018 in Lombardia ci sono stati in totale 146.351 ricoveri per acuti (ossia tutti i ricoveri non riabilitativi e non di lungodegenza) di persone non residenti in Lombardia. Di questi oltre 145 mila ricoveri, 116.692 – primato in Italia – sono stati ricoveri per acuti in regime ordinario, cioè che prevede il pernottamento nella struttura ospedaliera, e 29.659 in regime diurno, con la presenza in ospedale per una sola giornata.

I ricoveri di non residenti in Lombardia per attività di riabilitazione sono stati in totale 16.724: 16.478 in regime ordinario – primato in Italia – 246 in regime diurno. Vanno poi aggiunti 280 ricoveri di lungodegenza in Lombardia di non residenti nella regione e 1.477 ricoveri per la nascita di neonati sani.

Se sommiamo tutte queste voci, otteniamo 164.832 ricoveri in Lombardia – primato in Italia – di persone provenienti dalle altre regioni, un numero che coincide con i «164 mila» indicati da Salvini.

In base ai dati del Ministero della Salute, se si sommano le varie voci per tipologie e regimi, si scopre anche che 14.957 ricoveri in Lombardia nel 2018 hanno riguardato persone residenti all’estero.

In termini assoluti, la Lombardia è la regione che ha “curato” più persone provenienti da altre regioni, ma come analizzeremo meglio tra poco questi numeri non possono tradursi automaticamente in un giudizio positivo sulla sanità lombarda, come fa invece Salvini.

Prima però vediamo quali conseguenze economiche ha la mobilità sanitaria per le casse lombarde e per quelle di tutte le altre amministrazioni regionali.

Costi e guadagni della mobilità sanitaria

Come spiega il rapporto “La mobilità sanitaria interregionale nel 2017” della Fondazione Gimbe (che promuove attività di formazione e ricerca in ambito sanitario), quando una regione cura un paziente residente in un’altra regione, matura verso quest’ultima un credito; viceversa, l’altra regione matura un debito.

In concreto: più una regione ha propri cittadini residenti che vanno a curarsi altrove, maggiori saranno i costi. Meno una regione ha propri cittadini residenti che vanno curarsi altro, minori saranno i costi.

Secondo le elaborazioni della Fondazione Gimbe, nel 2017 (dati più aggiornati) la Lombardia ha maturato crediti dalle altre regioni per la mobilità sanitaria pari a quasi un miliardo e 167 milioni di euro, circa il doppio degli oltre 578 mila euro maturati dall’Emilia-Romagna, al secondo posto in questa speciale classifica. Regioni come Campania, Calabria e Lazio – collocate nelle ultime tre posizioni – hanno invece registrato saldi negativi superiori ai 200 milioni di euro.

In totale, secondo la Fondazione Gimbe, nel 2017 il valore della mobilità sanitaria regionale ha superato i 4 miliardi e 578 milioni di euro, circa il 4 per cento della spesa sanitaria totale (che ha superato i 113 miliardi e 131 milioni di euro).

Come ha sottolineato la stessa Fondazione Gimbe in un altro rapporto del 2019, il servizio sanitario ospedaliero in Lombardia è effettivamente tra i migliori in Italia. Perché allora abbiamo detto che la seconda parte del ragionamento di Salvini è meno centrata della prima? Vediamo i dettagli.

Oltre i numeri

Una conclusione intuitiva che si potrebbe fare alla luce dei dati appena visti – e come fa Salvini – è che il primato della Lombardia nella mobilità sanitaria corrisponde a un primato anche nella qualità dei servizi ospedalieri. Se tanta gente non residente in Lombardia viene curata in questa regione, una spiegazione intuitiva è che la sua sanità sia migliore delle altre, o tra le migliori.

Il problema è che le cose sono più complesse di così, come sottolinea anche il Ministero della Salute nel suo rapporto di gennaio 2020. È vero che i numeri sulla mobilità sanitaria possono essere usati come indicatori della «qualità dell’assistenza sanitaria erogata», ma allo stesso tempo bisogna tenere conto di altri fattori.

Per esempio, scrive il Ministero della Salute, «occorre tenere presente il fenomeno della “mobilità di confine”, in base al quale la popolazione che risiede in prossimità del confine con un’altra regione tende comunque ad effettuare prestazioni sanitarie al di fuori della propria regione per motivi che esulano dalla qualità e dall’offerta assistenziale disponibile (ad esempio, per motivazioni legate alla comodità degli spostamenti), fenomeno che tende ad alterare una corretta lettura della mobilità, poiché è difficilmente eliminabile e, tra l’altro, è influenzato anche dalla dimensione e dalla forma dei confini regionali».

Non necessariamente, dunque, stiamo parlando di «160 mila» persone che hanno preso un treno, un aereo o una macchina per andare in Lombardia perché lì «c’è una sanità che funziona», come dice Salvini.

Per esempio, una parte di ricoverati non residenti in Lombardia potrebbe riguardare persone che vivono e hanno il domicilio in quella regione, ma sono residenti altrove. Pensiamo a studenti fuori sede o giovani che non hanno ancora spostato la residenza, e che quindi si fanno curare lì per un evento imprevisto, e non direttamente per una scelta sulla qualità dei servizi.

In generale bisogna tenere presente, come hanno sottolineato l’Istat in un rapporto del 2019 e alcuni esperti, che la mobilità sanitaria «è un fenomeno complesso spesso generato da una molteplicità di fattori». Tra questi non ci sono solo «la prossimità dei presidi ospedalieri» o «la qualità delle prestazioni erogate», ma anche «la casualità associata agli spostamenti temporanei della popolazione».

Il verdetto

Matteo Salvini ha detto che «l’anno scorso sono venuti a farsi curare e operare negli ospedali lombardi 164 mila cittadini italiani da altre regioni». Secondo il leader della Lega, stiamo parlando di persone che «hanno dovuto pagare il treno, l’aereo, prendere la macchina e venire negli ospedali lombardi a farsi curare» e questo, in Lombardia, «vuol dire che c’è una sanità che funziona in “tempi di pace”».

Abbiamo verificato: il dato sulla mobilità sanitaria è corretto. Secondo i dati più aggiornati del Ministero della Salute, nel 2018 (un anno prima di quello indicato da Salvini) in Lombardia ci sono stati in totale 164.832 ricoveri – primato italiano – di persone residenti in altre regioni. Le classifiche danno poi la sanità lombarda alle prime posizioni in Italia.

Ci sono però altri fattori che possono aver influenzato le statistiche sulla mobilità sanitaria, come la comodità geografica o la presenza di molte persone che studiano o lavorano in Lombardia ma hanno ancora la residenza in altre regioni. Nel complesso Salvini si merita un “C’eri quasi”.

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