Francesco Boccia

Boccia sbaglia sui contagi e morti da Covid-19 sul lavoro

«Gli ultimi dati dell’Inail dicono che 300 persone al giorno in Italia si contagiano sul posto di lavoro e dieci muoiono. E il lockdown si è allentato da una settimana soltanto»

Pubblicato: 12 mag 2020
Data origine: 09 mag 2020
Macroarea questioni sociali

Il 9 maggio, in un’intervista con Il Corriere della Sera, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia (Partito democratico) ha criticato la decisione della Provincia autonoma di Bolzano di riaprire anticipatamente i negozi, rimasti chiusi per l’emergenza coronavirus.

«Gli ultimi dati dell’Inail dicono che 300 persone al giorno in Italia si contagiano sul posto di lavoro e dieci muoiono. E il lockdown si è allentato da una settimana soltanto», ha detto Boccia. «Se si parte senza regole e senza protocolli chi si assumerà la responsabilità di tutelare la salute dei lavoratori?».

Al di là del condivisibile invito alla prudenza, che cosa dicono davvero i dati dell’Inail? Abbiamo verificato e il ministro è impreciso.

I numeri dell’Inail

L’8 maggio – il giorno prima dell’intervista di Boccia al Corriere – l’Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) ha pubblicato un rapporto sulle denunce di contagio da coronavirus che gli sono arrivate tra la fine di febbraio e il 4 maggio 2020, il giorno di inizio della cosiddetta “Fase 2”.

In base al decreto “Cura Italia” (n. 18 del 17 marzo 2020, convertito in legge a fine aprile scorso), un medico che certifica un caso accertato di infezione di coronavirus «in occasione di lavoro» è infatti tenuto a inviare «il consueto certificato di infortunio» all’Inail, che assicura «la relativa tutela dell’infortunato» (art. 42).

Come spiega l’Istituto nel suo rapporto, i dati sulle denunce devono però essere letti con cautela.

Queste rilevazioni – seppure indicative – sono per il momento provvisorie e non sono confrontabili con i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), dal momento che l’Inail si concentra solo sui suoi lavoratori assicurati. Restano così escluse categorie importantissime come medici di famiglia, medici liberi professionisti e farmacisti.

I dati dell’Inail insomma sottostimano i casi, dato che non includono alcune delle categorie più a rischio.

Che cosa dicono i dati dell’Inail sui contagi

Da fine febbraio – l’Inail non indica il giorno preciso – al 4 maggio 2020, all’Inail sono arrivate 37.352 denunce di contagio da nuovo coronavirus.

Il 34,2 per cento di queste è relativo alla Regione Lombardia, mentre il genere più colpito è quello femminile, con il 71,5 per cento dei casi (Grafico 1).

Grafico 1. Ripartizione territoriale dei casi denunciati al 4 maggio 2020 – Fonte: Inail

Secondo il ministro Boccia, «gli ultimi dati dell’Inail dicono che 300 persone al giorno in Italia si contagiano sul posto di lavoro».

Prendendo i circa 70 giorni di intervallo tra fine febbraio – periodo ufficiale dell’inizio dell’epidemia nel nostro Paese – e il 4 maggio 2020, la media di denunce di contagio risulta pari a 533 al giorno, un dato quasi doppio rispetto a quello indicato da Boccia.

È poi possibile anche calcolare questa media in riferimento in particolare agli ultimi giorni d’aprile e ai primi di maggio.

Il 30 aprile l’Inail aveva infatti pubblicato un primo rapporto sulle denunce da contagio sul lavoro, secondo cui fino al 21 aprile erano state 28.381: 8.971 unità in meno rispetto a quelle conteggiate dall’Inail al 4 maggio scorso. Dunque possiamo ricavare che nei 14 giorni che vanno dal 21 aprile al 4 maggio la media giornaliera è stata di circa 640 denunce di contagio.

E i morti?

Boccia ha poi aggiunto che, secondo i dati Inail, «sul posto di lavoro» muoiono «dieci persone» contagiate dal nuovo coronavirus.

In base alle rilevazioni Inail, da fine febbraio al 4 maggio 2020 le denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 sono state 129 (di cui il 43 per cento a marzo e il 57 per cento ad aprile): una media di meno di due decessi al giorno se si contano i giorni tra fine febbraio e il 4 maggio. Cifre molto più basse di quelle indicate da Boccia.

Stiamo parlando ovviamente di un sottoinsieme dei dati, come suggerito anche dall’Inail: basti pensare che secondo i dati della Protezione civile, dal 21 aprile al 4 maggio i deceduti confermati tra i contagi di nuovo coronavirus sono passati da 24.648 a 29.079 (+4.431), mentre dall’inizio del contagio all’11 maggio le morti confermate sono state 30.739 (oltre 238 volte il dato denunciato all’Inail).

Quali categorie sono più colpite

Secondo i dati Inail, l’analisi per professione delle denunce di contagio vede la categoria dei “tecnici della salute” (che comprende, per esempio, gli infermieri e i fisioterapisti) come quella più colpita, con il 43,7 per cento dei casi, seguita da quella degli operatori socio-sanitari (che forniscono supporto infermieristico) con il 20,8 per cento e da quella di alcune categorie di medici (quelli che non sono di famiglia o liberi professionisti) con il 12,3 per cento (Grafico 2).

Grafico 2. Ripartizione per professione dei casi denunciati al 4 maggio 2020 – Fonte

Circa il 73,8 per cento delle denunce di contagio arrivate all’Inail riguarda dunque soggetti che lavorano nell’ambito ospedaliero.

Per quanto riguarda i decessi, qui circa la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, il 18,6 per cento delle morti denunciate all’Inail riguarda i tecnici della salute, e l’11,9 per cento a testa gli operatori socio-sanitari e i medici.

Ribadiamo comunque che tutti questi dati non monitorano le categorie dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti. Dunque la ripartizione tra le varie categorie di lavoratori dei contagi e dei decessi legati all’epidemia di Covid-19, se basata sui dati Inail, è parziale e poco affidabile per trarre conclusioni a livello nazionale, seppure utile per avere indicazioni sui lavoratori più colpiti.

Il verdetto

Secondo Francesco Boccia (Pd), «gli ultimi dati dell’Inail dicono che 300 persone al giorno in Italia si contagiano sul posto di lavoro e dieci muoiono. E il lockdown si è allentato da una settimana soltanto».

Abbiamo verificato e il ministro commette una serie di imprecisioni.

In primo luogo, da fine febbraio al 4 maggio l’Inail ha ricevuto 37.352 denunce da contagio di coronavirus sul lavoro, con una media giornaliera di oltre 533 denunce in quel periodo. La media giornaliera sale a oltre 640 denunce se si considerano i dati tra il 21 aprile e il 4 maggio.

In secondo luogo, Boccia è impreciso anche sulle morti. Da fine febbraio al 4 maggio l’Inail ha ricevuto 129 denunce con esito mortale tra i contagi da coronavirus: una media di due al giorno (e non dieci).

Inoltre, è necessario sottolineare che questi dati riguardano per la maggior parte dei casi alcune categorie di medici, infermieri e operatori socio-sanitari: oltre il 73 per cento delle denunce e circa la metà dei decessi.

In ogni caso le statistiche Inail vanno però letti con molta cautela: sono una sottostima dei casi reali (per esempio, non tengono in considerazione intere categorie come i medici di famiglia, i medici liberi professionisti e i farmacisti), sono provvisori e non sono sovrapponibili con quelli dell’Istituto superiore di sanità.

Anche se si può ritenere condivisibile l’invito del ministro alla cautela per le riaperture, visti anche i recenti pareri dell’Iss, i dati dell’Inail vengono da lui riportati in modo errato. “Pinocchio andante”, in conclusione, per Boccia.

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