Benedetta Fiorini

No, il voto disgiunto in Emilia-Romagna non è stato determinante

«Abbiamo constatato certamente il fenomeno del voto disgiunto da parte dei 5 stelle di cui la sinistra e Bonaccini hanno beneficiato in modo determinante»

Pubblicato: 03 feb 2020
Data origine: 30 gen 2020
Macroarea istituzioni

Il 30 gennaio 2020, in un’intervista con Il Resto del Carlino, la deputata di Forza Italia Benedetta Fiorini, eletta in Emilia-Romagna, ha commentato la sconfitta del centrodestra alle elezioni dello scorso 26 gennaio nella sua regione, sostenendo che il voto disgiunto a favore del candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini – in particolare da parte degli elettori del M5s – sarebbe stato «determinante».

Abbiamo verificato e si tratta di un’affermazione sbagliata.

Il voto disgiunto in Emilia-Romagna

Con l’espressione “voto disgiunto”, in riferimento alle elezioni regionali, si intende il comportamento degli elettori che votano per un candidato presidente e, allo stesso tempo, votano per partiti (più precisamente per liste) che sostengono candidati presidenti diversi. Ad esempio, un elettore in Emilia-Romagna poteva votare per la lista della Lega e allo stesso tempo votare Bonaccini come presidente.

Stefano Bonaccini alle elezioni del 26 gennaio ha ricevuto 1.195.742 voti. I partiti che lo sostenevano hanno ottenuto 1.040.482 voti. Dunque c’è una differenza di circa 155 mila voti. Non è detto che tutti questi siano “voti disgiunti”: è infatti possibile che alcuni elettori abbiano votato solo per il presidente, senza esprimere la preferenza per un partito.

Ma, anche ipotizzando che invece tutti questi 155 mila voti fossero tutti “voti disgiunti”, non è vero che siano stati determinanti.

Se Bonaccini infatti avesse preso solo i voti dei partiti che lo sostenevano (1.040.482) avrebbe comunque preso alcune decine di migliaia di voti in più di quelli ottenuti da Lucia Borgonzoni come candidata presidente (1.014.672) e di quelli ottenuti dalle liste di centrodestra che la sostenevano (981.787). La differenza – di circa 35 mila voti nel primo caso e di circa 60 mila nel secondo – non è larghissima: ma è comunque abbastanza per rendere il voto disgiunto non determinante in senso stretto.

Inoltre, se ipotizziamo che i 155 mila voti in più ottenuti da Bonaccini rispetto alle liste che lo sostenevano fossero tutti “voti disgiunti”, è impossibile che venissero in modo determinante dal M5s: il candidato del Movimento Simone Benini ha infatti ottenuto 80.823 voti e il suo partito 102.595 voti. Dunque sono meno di 22 mila i voti pentastellati che potrebbero teoricamente essere andati a Bonaccini: meno di un settimo dei 155 mila voti di differenza a favore di Bonaccini rispetto ai partiti che lo sostenevano.

Il verdetto

La deputata di Fi Benedetta Fiorini ha sostenuto che il voto disgiunto alle ultime elezioni in Emilia-Romagna del 26 gennaio sia stato determinante per far vincere il candidato del centrosinistra, Stefano Bonaccini, contro la candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni.

Numeri alla mano, però, non è vero: il voto disgiunto c’è probabilmente stato ma in nessun caso – anche ipotizzando che tutti i voti in più ottenuti da Bonaccini rispetto ai partiti che lo sostenevano fossero frutto del voto disgiunto – potrebbe essere stato determinante. I voti per le liste che sostenevano Bonaccini sono stati infatti superiori a quelli ottenuti da Borgonzoni come presidente e dal centrodestra come liste. In conclusione, per Fiorini un “Pinocchio andante”.

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