Matteo Salvini

Salvini ha (quasi) ragione sullo zucchero italiano

«Ho preso in mensa da voi le bustine di zucchero [...], perché voi prendete lo zucchero qua in Rai dall'unico zuccherificio italiano [...]: Italia zuccheri. Tassa sullo zucchero: azienda a rischio»

Pubblicato: 27 nov 2019
Data origine: 22 nov 2019
Macroarea questioni sociali

Il 22 novembre 2019, ospite al programma di Rai 1 Uno Mattina, il leader della Lega Matteo Salvini ha criticato (min. 1:16:30) una serie di provvedimenti inseriti dal governo Conte II nel disegno di legge di Bilancio per il 2020. Tra le misure contestate c’è anche la cosiddetta sugar tax, ossia l’imposta che l’esecutivo vorrebbe introdurre per limitare il consumo di bevande con zuccheri aggiunti.

Per provare il suo punto, l’ex ministro Salvini ha mostrato ai telespettatori una bustina di zucchero dell’azienda Italia Zuccheri presa dalla mensa della Rai, e, riferendosi a questa azienda, ha affermato «tassa sullo zucchero: azienda a rischio». Italia Zuccheri è l’unica filiera dello zucchero al 100 per cento italiana.

Come vedremo, anche se l’esempio della bustina da zucchero è inappropriato, esiste la possibilità concreta che l’azienda menzionata da Salvini venga effettivamente danneggiata dall’approvazione di una sugar tax.

Basta un poco di zucchero?

Come detto in precedenza, all’articolo 82 del disegno di legge di Bilancio per il 2020 presentato il 2 novembre scorso al Senato è prevista un’imposta sulle bevande analcoliche con zuccheri aggiunti.

In particolare, la misura si applica su due tipologie di prodotti specifici: quelli con codice 2009 e quelli con codice 2202 nel sistema di classificazione dei beni dell’Unione Europea (la cosiddetta “nomenclatura combinata”). I primi riguardano i «succhi di frutta (compresi i mosti di uva) o di ortaggi e legumi, non fermentati, senza aggiunta di alcole, anche addizionati di zuccheri o di altri dolcificanti». I secondi, invece, consistono nelle «acque, comprese le acque minerali e le acque gassate, con aggiunta di zucchero o di altri dolcificanti o di aromatizzanti, ed altre bevande non alcoliche». In breve: succhi di frutta e bevande gassate non alcoliche.

Per queste due categorie di prodotti (e solo per queste) è prevista un’imposta di 10 euro per 100 litri di prodotto finito e 0,25 euro per chilogrammo «per i prodotti predisposti ad essere utilizzati previa diluizione».

Quindi, l’imposta voluta dal governo non si applicherebbe sulla bustina di zucchero mostrata in onda da Salvini. Questa rientra, infatti, in una categoria – denominata «zuccheri e prodotti a base di zuccheri» (codice 1701) – che non verrebbe toccata direttamente dal provvedimento.

Le preoccupazioni di Salvini sono quindi infondate?

Non proprio.

Danni indiretti che tanto indiretti non sono

Il fatto che la bustina di zucchero non venga di per sé tassata non fa venir meno la possibilità che Italia Zuccheri – l’azienda menzionata da Salvini – non possa essere danneggiata dalla misura del governo giallorosso.

Infatti, parte della produzione di zucchero di aziende come Italia Zuccheri viene venduta a produttori di bevande con zuccheri aggiunti. Produttori che, a causa dei maggiori costi legati alla nuova imposta, potrebbero diminuire l’acquisto di zucchero e, quindi, danneggiare la filiera dello zucchero italiana.

Questa è da tempo la preoccupazione espressa da Co.pro.b (Cooperativa produttori bieticoli), il gruppo che controlla la maggioranza dell’azienda Italia Zuccheri. Come si legge, infatti, in un comunicato stampa del 23 novembre 2018 «Coprob è fortemente contraria a qualsiasi iniziativa che porterebbe ad una tassazione penalizzante per le bevande che contengono zucchero e che avrebbe un impatto devastante anche sull’intera filiera bieticolo-saccarifera italiana».

La misura si inserirebbe poi in un contesto già complicato per la produzione di zucchero italiana. Secondo i dati di Eurostat, la produzione di barbabietole da zucchero in Italia è diminuita del 83,2 per cento dal 2000: dalle 11.569 migliaia di tonnellate del 2000 alle 1.941 del 2018.

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A tutto ciò si accompagna poi un cambio della struttura del mercato della produzione di zucchero in Italia. Come riporta un articolo dell’8 giugno 2018 de Il Sole 24 Ore, in dodici anni si è passati da 19 zuccherifici a controllo completamente italiano a soli due (appunto, quelli gestiti da Co.Pro.b). Altri importanti produttori di zucchero italiani sono invece passati sotto controllo straniero. Ad esempio, Eridania, fondata a Genova nel 1899, è stata acquisita nel 2016 dal gruppo francese Cristal Union, che da allora controlla il 100 per cento dell’azienda.

Il verdetto

Per criticare la sugar tax del governo gialloroso, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini ha mostrato ai telespettatori di Uno Mattina una bustina di Italia Zuccheri, affermando che un’azienda come quella verrebbe danneggiata dalla misura voluta dall’esecutivo.

L’esempio della bustina da zucchero è poco calzante, ma la preoccupazione di Salvini sembra essere giustificata.

Infatti, se è vero che, la sugar tax si applicherà solamente alle bevande analcoliche con zuccheri aggiunti (e non sulle bustine di zucchero in sé), è anche vero che Italia Zuccheri ha espresso serie preoccupazioni sul provvedimento e sulle conseguenze che questo potrebbe avere sui produttori di zucchero italiani.

Salvini merita un “C’eri quasi“.

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