Matteo Renzi

I mutui sono raddoppiati?

“I mutui, dato di ieri dell’Abi, sono a più 97% rispetto allo scorso anno”.

Pubblicato: 01 feb 2016
Data origine: 29 dic 2015
Macroarea economia

Il 29 dicembre, durante la conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio ha citato alcuni numeri che dimostrerebbero il miglioramento dell’economia italiana. Uno di questi - che è comparso anche nelle slide di supporto alla conferenza stampa - riguarda i nuovi mutui erogati nel nostro Paese dagli istituti di credito.

Renzi ha citato come fonte del dato l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) che il 28 dicembre 2015 aveva in effetti pubblicato un comunicato stampa secondo cui “nei primi 11 mesi del 2015 le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili da parte delle famiglie hanno registrato un incremento annuo del +97,4%”. Per questo, nel fact-checking preliminare della conferenza stampa avevamo assegnato un “Vero” alla dichiarazione di Renzi, che citava con precisione il dato.

Torniamo ora su questa affermazione di Renzi e vediamo se le cose stanno proprio come detto dal Premier.

Mutui o nuovi mutui?

Da diversi mesi l’Abi rilascia comunicati stampa mensili sull’andamento su base annua dei mutui, i prestiti concessi dalle banche per l’acquisto di abitazioni. Nel corso del 2015 questi hanno mostrato robusti incrementi su base annua dei nuovi mutui, ma diversi commentatori, come Mario Seminerio (titolare del blog Phastidio.net) hanno evidenziato che quelle percentuali possono essere fuorvianti.

Già lo scorso ottobre, ad esempio, Seminerio notava una discrepanza tra il dato Abi e quanto rilevato da Banca d'Italia. Quest'ultima riporta che la variazione di tutte le categorie di prestiti (quindi non solo mutui) a famiglie consumatrici, nel periodo gennaio-agosto 2015, è stata di circa 12 miliardi, mentre Abi parla di un aumento di 13,4 miliardi (+86,1%) per i soli mutui.

La discrepanza si spiega con il fatto che il dato dell’Abi, allora come nei comunicati mensili successivi, si riferiva infatti solo alle accensioni di nuovi mutui, senza tener conto di quelli che nel frattempo erano scaduti o stralciati per insolvenza del debitore.

La stessa considerazione si può fare del dato di fine dicembre citato da Renzi: secondo l’Abi, i nuovi mutui nel periodo gennaio-novembre 2015 hanno avuto un valore totale di 44,3 miliardi di euro, mentre nei primi undici mesi del 2014 si erano fermati a 22,4 miliardi.

Ma se guardiamo allo stock totale dei mutui, la Banca d’Italia comunica (nel suo ultimo Supplemento al Bollettino Statistico dedicato a “Moneta e Banche”) che tra gennaio e novembre 2015 la variazione in quelli con scadenza superiore a 5 anni è stata di 2,3 miliardi di euro, pari allo 0,66% (dati disponibili qui). Nel grafico in basso riportiamo l’andamento dello stock mensile dei mutui negli ultimi 12 mesi disponibili, secondo i dati della Banca d’Italia.

graph

Facciamo un esempio

Renzi avrebbe avuto ragione se avesse detto che i “nuovi mutui” sono aumentati del 97%, ma si sarebbe trattato di un miglioramento molto relativo e bisognoso di precisazioni.

Facciamo un esempio per chiarire meglio la questione: nel periodo gennaio-novembre 2015 l’aumento degli occupati in Italia è stato di 117 mila unità, mentre nello stesso periodo del 2014 era stato di 98 mila (dati Istat). La differenza è poco più del 19%, ma sarebbe naturalmente fuorviante dire: “nei primi undici mesi del 2015 gli occupati sono aumentati del 19,3%”.

Quello che è corretto dire è: “nel gennaio-novembre del 2015 l’aumento degli occupati è stato maggiore dell’aumento nello stesso periodo dell’anno prima (di oltre il 19%)”.

Il verdetto

Se è giusto dire che i dati mostrano un miglioramento nell’andamento dei mutui alle famiglie italiane, il dato del 97% etichettato come “aumento dei mutui” rischia di dare un’impressione completamente sbagliata della situazione, perché altro non è che una sorta di “aumento dell’aumento”. Come abbiamo visto, lo stock complessivo dei mutui presenta una variazione inferiore all’1% su base annua. Il Presidente del Consiglio per noi merita un “Nì”.

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