Enrico Letta

"100 punti di spread in più costa 3 miliardi di euro, esattamente quanto costa l'Imu oggi agli Italiani". (0:01)

Pubblicato: 07 gen 2013
Data origine: 11 dic 2012
Macroarea economia

Enrico Letta dovrebbe contestualizzare meglio le sue affermazioni: la dichiarazione infatti è abbastanza discutibile.

Come ricordato dalla Banca d'Italia in un documento dell'agosto 2011, "uno spostamento verso l’alto della curva  dei rendimenti di 100 punti base comporta un incremento della spesa per interessi pari a circa 0,2 punti percentuali di Pil nel primo anno, e a 0,4 e 0,5 punti rispettivamente nel secondo e nel terzo anno". Se si rapportano queste percentuali al Pil stimato per il 2012 ( aggiornamento DEF), l'incremento della spesa si attesta intorno ai 3.1 miliardi di euro, come si vede dalla semplice tabellina che riportiamo. Fin qui, quindi, "tutto bene".

Nella seconda parte della dichiarazione, troviamo però una serie di inesattezze. Se  andiamo a vedere il gettito dell'Imu, scopriamo che al 2012 le più recenti stime della Cgia di Mestre indicano a 4.2 miliardi di euro (17.5% del totale) il gettito dell'Imu derivante dalla prima casa, a fronte di un totale di 24.1 miliardi di euro. Lo stesso MEF stimava a 3.3 Mld di Euro il gettito derivante dalla prima casa a fronte di un totale gettito IMU di 20.1 Mld di Euro (Per onestà di cronaca, Letta non aveva ancora, alla data dell'intervento, le stime più recenti della CGIA a disposizione, ma aveva comunque le stime di 3.3 Euro Mld del MEF)

Inoltre Letta fa un o' di confusione: 100 punti base di spread non corrispondono a un incremento di 100 bps sulla curva dei rendimenti. Benchè i due concetti siano collegati (un aumento della spread influenza inevitabilmente l'andamento delle aste)  un aumento dei rendimenti pagati sul mercato primario è diverso da un aumento dei rendimenti pagati sul mercato secondario.

Assegniamo quindi un "C'eri quasi" per due motivi: Letta è un po' impreciso nel citare il costo dell'Imu (omettendo il fatto di riferirsi, probabilmente, al gettito dell'Imu derivante dalla "prima casa"), e soprattutto non specifica che non è direttamente l'aumento dello spread quanto l'effetto che questo ha sui rendimenti del debito pubblico a "costare" qualcosa agli italiani.

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