Pierferdinando Casini

"L'acqua è un bene pubblico e tale rimane, ma i cittadini italiani hanno una rete idrica che perde il 40% e vanno nel supermarket come primi popoli europei a comprare acqua minerale perché non si fidano di quello che bevono". (13:15)

Pubblicato: 18 dic 2012
Data origine: 16 dic 2012
Macroarea ambiente

Il leader dell'Udc torna in scena da Fazio e cita alcuni dati su un tema ampiamente dibattuto in Italia: l'acqua e il servizio idrico pubblico.

Evitando di addentrarci nel dibattito sull'acqua come "bene pubblico", il cui contenuto tocca questioni politiche ed ideologiche, e limitandoci quindi a segnalare, a tal proposito, solamente alcuni link utili per gli interessati (quadro normativa nazionale, forum italiano dei movimenti per l'acqua, Quattrogatti.info: quale gestione per un bene comune e referendum giugno 2011), andiamo a vedere quanto c'è di vero nel quadro poco roseo delineato da Pierferdinando Casini.   

Sullo stato della rete idrica, ci viene in aiuto il rapporto tracciato nel 2009 dal Commissione Nazionale per la Vigilanza sull'Uso delle Risorse Idriche (Co.N.Vi.R.I.- Rapporto sullo stato dei servizi idrici) e presentato in parlamento. Il report mette in evidenza un volume non fatturato (ovvero un volume d'acqua immesso nel sistema idrico non pagato dai cittadini) pari al 37,3% del totale litri immessi (il valore scende al 34,6% se si considerano solo i gestori affidatari del Sii - Sistema Idrico Integrato). Questo valore è confermato dal report 2011 secondo cui l'indicatore "perdite totali di rete" mostra un valore della mediana pari a 36,2%. Secondo il Sole 24 ore  (dati Kpmg) si tratta di una percentuale nettamente superiore agli altri Paesi avanzati dove i valori si situerebbero tra il 15 e il 20%.

Anche la situazione sull'acquisto e il consumo di acqua minerale è decisamente poco positiva: secondo la European Federation of Bottled Water (Efbw), l'Italia è effettivamente la prima nazione dell'Ue per consumo pro capite di acqua minerale, con 179 litri; segue la Germania con 171 e più in basso il Belgio con 124 litri. Si tratta di un numero decisamente elevato che nel 2010 ci ha portato ad essere - stando ai dati di Worldwater.org - secondi nel mondo, preceduti solo dal Messico e seguiti a poca distanza dagli Emirati Arabi. Nel 2011, tuttavia, sembra che l'Italia abbia perso una posizione, almeno secondo le parole pronunciate da Roberto Colombo (presidente di Ianomi e rappresentante delle aziende idriche della provincia di Milano) durante il sesto World Water Forum, tenutosi a Marsiglia a marzo 2012.  

Infine, secondo i dati Istat presentati  in occasione della giornata mondiale dell'acqua (organizzata come ogni anno dal 1997 dall'ONU ) del 22 marzo, "la diffidenza nel bere acqua di rubinetto si manifesta ancora elevata nel Paese: nel 2011 il 30,0% delle famiglie ha al suo interno uno o più componenti che dichiarano di non fidarsi a berla. Tale fenomeno raggiunge i livelli più elevati in Sicilia (60,1%), Sardegna (53,4%) e Calabria (47,7%)". La percentuale più bassa si rileva nella provincia autonoma di Trento, dove appena l'1,8% delle famiglie manifesta sfiducia nell'utilizzo dell' "acqua di rubinetto per il consumo umano". (Istat, 21 marzo 2012, Giornata Mondiale dell'acqua).

Un "Vero" pieno per Casini, che, a ragione, mette in luce il clima di diffidenza in cui si discute di acqua pubblica in Italia.

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