Beppe Grillo

"Per la prima volta l'Italia va a votare anticipatamente senza che il governo in carica sia stato sfiduciato dal parlamento".

Pubblicato: 13 dic 2012
Data origine: 12 dic 2012
Macroarea istituzioni

Al contrario di quanto dichiarato dal leader del Movimento 5 Stelle, non si tratterebbe della prima volta che si va ad "elezioni anticipate senza che il governo in carica sia sfiduciato in parlamento".

L’articolo 88 della Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa sciogliere le Camere prima della fine prevista della legislatura. Ai fini della nostra analisi, precisiamo anche che gli articoli 93 e 94 della Costituzione stabiliscono che il governo è in carica dopo la nomina da parte del Presidente della Repubblica e prima del conferimento iniziale della fiducia in aula.
In seguito all’intenzione espressa da Mario Monti, di rassegnare le proprie dimissioni dopo l’approvazione della legge di stabilità e di bilancio, lo scioglimento anticipato delle Camere (e quindi il voto anticipato) sarebbe, quindi, più che plausibile, anche se ad oggi non è stato ancora formalizzato dal Presidente della Repubblica.

Vediamo se si tratterebbe della prima volta,analizzando ad uno ad uno i casi in cui si è proceduto allo scioglimento anticipato delle Camere.

Come risulta dal sito storico del Senato, nel 1972 c’è stato, per la prima volta, lo scioglimento delle due Camere prima della naturale scadenza della legislatura e il ricorso a nuove elezioni. Il 1972 si apre con le dimissioni del governo Colombo, a cui segue la formazione di un nuovo governo da parte di Giulio Andreotti, che non ottiene però la fiducia del parlamento. Il 25 febbraio 1972 la mozione di fiducia presentata dalla Dc è respinta e il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento anticipato delle Camere.

Nel gennaio 1976 si dimette il governo Moro, il quale riceve dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone l'incarico di formare il nuovo governo. Questo rimane in carica per poche settimane per via del ritiro dell’appoggio da parte del Psi, senza ricevere il voto di sfiducia.

Il 31 gennaio 1979 si dimette il quarto governo Andreotti, a seguito di "un dibattito parlamentare che evidenzia il venir meno in parlamento della maggioranza di solidarietà nazionale". A marzo prende vita un nuovo esecutivo guidato dallo stesso Andreotti, che non ottiene però la fiducia presentata alle Camere. Il 2 aprile il Presidente Pertini scioglie le Camere e indice elezioni politiche anticipate.

Invece, il governo Fanfani si dimetterà il 29 aprile 1983, in seguito all’annuncio del Psi di uscire dalla maggioranza e senza ricevere la sfiducia in aula. Il Presidente della Repubblica, dopo aver affidato un incarico espolrativo al presidente del Senato Tommaso Morlino, decise di sciogliere le Camere.

Il 3 marzo 1987 si dimette il secondo governo Craxi. Fanfani forma un nuovo governo monocolore democristiano che non ottiene la fiducia del parlamento.

Il 13 gennaio 1994 si dimette il Presidente del Consiglio Ciampi. Il giorno precedente, alla Camera vengono discusse due mozioni di sfiducia al governo che non vengono comunque votate per le “sopravvenienti dimissioni del governo”. Il Capo dello Stato Scalfaro scioglie le Camere.

Il 26 ottobre 1996 si vota alla Camera la mozione di sfiducia presentata dal Polo contro il governo Dini, che viene respinta grazie all'astensione del gruppo di Rifondazione Comunista, "persuaso dall'annuncio di Dini di dimettersi una volta approvata la legge Finanziaria". La manovra viene approvata e il 30 ottobre il Presidente del Consiglio rimette il mandato al Presidente della Repubblica, che però rinvia il governo alle Camere. Due settimane dopo, a seguito di nuove dimissioni e di un giro di consultazioni, si assiste allo scioglimento anticipato delle Camere, sempre senza alcun voto di sfiducia.

Nel gennaio 2008, l’allora Presidente del Consiglio Romani Prodi, in seguito all’annuncio dell’Udeur di togliere l’appoggio al governo, si vede negata la fiducia al Senato e si dimette. Anche in questo caso il Presidente della Repubblica scioglie le Camere e indice nuove elezioni.

Su otto casi in cui ci sono state le elezioni anticipate in seguito allo scioglimento delle due Camere, quattro volte si è andati a votare senza "che il governo in carica fosse sfiduciato in parlamento”. Non è dunque la prima volta. Negli altri 4 casi (1972, 1979, 1987,2008) si è andati ad elezioni anticipate in seguito al voto di sfiducia in aula.

Dopo aver ricevuto una “Panzana pazzesca” sui Presidenti del Consiglio nominati senza che il governo precedente fosse stato sfiduciato in aula, Beppe Grillo cade sulla stessa materia. Il giudizio non cambia: “Panzana pazzesca”.

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