Silvio Berlusconi

"Oggi l'Italia è sull'orlo del baratro. L'economia è allo stremo, un milione di disoccupati in più [rispetto ad un anno fa], il debito che aumenta, il potere d'acquisto che crolla, la pressione fiscale a livelli insopportabili".

Pubblicato: 06 dic 2012
Data origine: 06 dic 2012
Macroarea economia

Finalmente ci siamo, sembra che Berlusconi abbia deciso di scendere in campo per le elezioni del 2013, sempre più imminenti. Il Cavaliere è in pieno assetto da campagna elettorale, e in un testacoda spericolato smentisce oramai i risultati dello stesso governo che lui stesso ha contribuito a sostenere durante tutto il 2012, analizzando con freddezza l'andamento dei parametri economici durante l'anno di gestione Monti. 

Ci teniamo a sottolineare, prima di analizzare questa delicata dichiarazione punto per punto, che non vogliamo esprimerci circa l'affermazione secondo cui l'Italia sarebbe o meno "sull'orlo del baratro", nè dichiarare di chi possa essere la responsabilità. Pagella Politica si limita a valutare i numeri e i fatti verificabili, e non a trarre giudizi più ampi, che rimandiamo ai nostri lettori.

1) L'economia è allo stremo: sembra un'affermazione un po' generale, ma immaginiamo che il Cavaliere stia considerando l'andamento del Prodotto Interno Lordo dal novembre 2011 (mese in cui rassegnò le sue dimissioni al Presidente della Repubblica), al periodo attuale. I dati Istat non sembrano smentirlo. Effettivamente, nello scorso anno, c'è stato un calo sostanziale che ha riportato il Pil ai livelli del 2009, come possiamo osservare nel grafico che segue (in arancione il periodo di governo Monti). 

2) Vi è un milione di disoccupati in più: questa affermazione sembra essere un'enorme esagerazione del fenomeno registrato dall'Istat. L'Istituto statistico effettivamente rileva un aumento del numero di individui in cerca di occupazione, ma questo si attesta intorno ai 500.000 unità nel periodo del governo tecnico: la metà di quanto dichiarato da Berlusconi.

3) Debito che aumenta: qui Berlusconi ha ragione. I dati Eurostat, divisi per trimestre di osservazione, rilevano una crescita impressionante del debito pubblico, dovuta sicuramente alla contrazione del Pil. Tale incremento è rappresentato dal 120% nel quarto trimestre del 2011, al 126% nel secondo trimestre del 2012 (ultimo periodo osservato)

4) Il potere d'acquisto delle famiglie crolla: altro dato vero, purtroppo. Sempre l'Istat rileva, nel periodo di osservazione di Berlusconi, un calo del totale del reddito lordo reale a disposizione delle famiglie (ovvero il reddito al lordo delle tasse, e deflazionato per l'aumentare dei prezzi). Si passa da 235 miliardi di euro a 225 miliardi nello spazio di un anno.

5) La pressione fiscale è a livelli insopportabili: non sappiamo ancora quali possano essere i "livello sopportabili", ma è indubbio che le azioni correttive del governo Monti hanno portato ad un rapido innalzamento della pressione fiscale, ovvero del totale delle imposte raccolte sul Prodotto Interno Lordo.

Ps.: I dati rilevati dall'Istat e le previsioni governative per il 2012 ed il 2013 considerano solo la pressione fiscale apparente. In realtà, se dovessimo confrontare i dati della pressione fiscale effettiva, come abbiamo riportato in questa altra analisi, il panorama sarebbe ancora più desolante.

Come già anticipato in apertura di analisi, ci asteniamo dal verificare se l'Italia sia o meno sull'orlo del baratro - come ritiene Berlusconi - o se invece - come sostiene il governo - la ripresa sia dietro l'angolo, dopo un anno di manovre dure ma necessarie. Ci asteniamo anche dal fare eventuali supposizioni circa le responsabilita' politiche di questi risultati, i cui fattori scatenanti vanno senz'altro indietro nel tempo. Il peggioramento di parametri economici in un dato anno può essere determinato dall'operato del governo in carica così come dall'azione di precedenti governi: nel contesto di questa analisi ci limitiamo a rilevare la correttezza o meno del dato. Per quanto riguarda però i dati verificabili, Berlusconi si guadagna complessivamente il "C'eri quasi".

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